martedì, 11 Maggio 2021

Covid, ancora una vittima tra i camici bianchi: da inizio pandemia morti 359 medici e circa 90 infermieri

Aumentano le vittime legate all'epidemia da Covid19 tra i camici bianchi. Il sindacato infermieri solleva dubbi su alcune forniture di mascherine.

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Sono 359 i medici, circa 90 – ma il numero è in crescita – gli infermieri che non ci sono più a causa del maledetto virus. Ziad Zawaideh, medico di medicina generale, in pensione, ma ancora in attività come cardiologo, è l’ultima vittima ricordata nell’elenco dei caduti per Covid-19. La pagina, purtroppo in continuo aggiornamento, è gestita dalla Federazione nazionale Ordini dei Medici chirurghi e odontoiatri. A ricordare gli infermieri, invece, le pagine dell’Ordine della professione infermieristica (OPI) e le unioni sindacali che continuano a monitorare la situazione dei dispositivi individuali di protezione. Il sindacato NurSind, già un anno fa, aveva denunciato la presenza di mascherine non a norma. Adesso che le indagini sono avviate, lo scandalo delle mascherine che non proteggono è scoppiato a livello nazionale ed è subito polemica. E allerta da parte degli operatori sanitari.

Donato Cosi, coordinatore regionale del NurSind precisa: “Dagli ospedali ci sono subito arrivate rassicurazioni che tutto era a norma. Ci dicevano che i contagi avvenivano fuori dal luogo di lavoro, ma non era così. C’erano colleghi che, usciti dall’ospedale, andavano direttamente a casa senza avere contatti con i familiari. C’è gente che per mesi ha anche dormito nei garage. Noi le precauzioni fuori dall’ospedale le attuavamo. All’interno anche ma, chissà perché, continuavamo a contagiarci”.

Sembra, dunque, che alcune forniture di Ffp2 distribuite anche ai medici, agli infermieri e agli OSS che lavorano in corsia a diretto contatto con i pazienti contagiati non erano a norma. È per questo che in tanti si sono ammalati.

“Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea… che con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte”. Il giuramento di Ippocrate del IV secolo A.C. elenca i doveri morali di un medico nel momento in cui sceglie di intraprendere questa professione. E, tra gli altri, il “custodire” la propria vita. Nel nuovo giuramento del 2014 leggiamo: “Giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale”.

La priorità nel vaccinare i sanitari è stata di grande aiuto nel contenere il numero delle vittime dell’epidemia tra i professionisti della salute. Risulta, pertanto, inconcepibile che alcuni operatori rifiutino ancora di vaccinarsi, mettendo a rischio la propria salute e quella dell’intera comunità.

Il codice deontologico e il giuramento d’Ippocrate, durante una pandemia, dovrebbero assumere un valore ancor più pregnante.

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