venerdì, 8 Dicembre 2023

Rome Independent Film Festival, “Cinquantadue”: un forte messaggio sulla Violenza di Genere in 16 Minuti. Intervista con Manuela Zero

Il cortometraggio "Cinquantadue", firmato dai registi Andrea Bernardini e Sebastiano Casella, si propone come una potente narrazione della violenza di genere in soli 16 minuti. In corsa per il prestigioso Rome Independent Film Festival, il film mette al centro della scena Adele, una donna che vive nella periferia di Roma, intrappolata in una relazione con un compagno violento.

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Il cortometraggio “Cinquantadue”, firmato dai registi Andrea Bernardini e Sebastiano Casella, si propone come una potente narrazione della violenza di genere in soli 16 minuti. In corsa per il prestigioso Rome Independent Film Festival, il film mette al centro della scena Adele, una donna che vive nella periferia di Roma, intrappolata in una relazione con un compagno violento.

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La trama, confezionata con maestria dai registi, getta uno sguardo crudo e toccante sulla realtà di molte donne che affrontano abusi fisici e psicologici. Adele, interpretata con intensità e bravura, diventa il volto simbolico di innumerevoli storie spesso nascoste dietro le porte chiuse delle case di periferia.

Il cortometraggio si immerge nei dettagli della vita di Adele, dando spazio alle sfumature del suo quotidiano, affermando il suo coraggio e la sua resilienza. In soli 16 minuti, “Cinquantadue” riesce a trasmettere un messaggio potente, evidenziando la necessità di affrontare e combattere la violenza di genere.

La scelta di presentare il film al Rome Independent Film Festival sottolinea la volontà dei registi di portare la tematica alla luce, di provocare la riflessione e stimolare il dibattito sulla violenza di genere. “Cinquantadue” si configura non solo come un’opera cinematografica, ma anche come una voce coraggiosa che alza la soglia dell’attenzione su una problematica sociale urgente.

Il cortometraggio, attraverso la sua storia avvincente e la potenza emotiva delle immagini, invita il pubblico a confrontarsi con la realtà spesso oscura e silenziosa delle vittime di violenza domestica. In un periodo in cui la consapevolezza sociale è sempre più centrale, “Cinquantadue” si presenta come una testimonianza cinematografica che mira a scuotere le coscienze e ad aprire una discussione su una questione di importanza cruciale.

Il 22° Rome Independent Film Festival (RIFF) ha preso il via ieri, presentando una selezione eclettica di oltre 80 opere internazionali in concorso fino al 24 novembre. Tra le opere in mostra, spicca il cortometraggio “Cinquantadue”, della durata di 16 minuti, che segna il debutto alla regia di Andrea Bernardini in collaborazione con Sebastiano Casella. Il film, con protagonisti Manuela Zero nel ruolo di Adele e Maurizio Tesei nei panni del compagno violento, affronta il delicato tema della violenza di genere.

La trama ruota attorno alla vita di Adele, una donna che risiede nella periferia a sud di Roma, in un quartiere difficile caratterizzato da caseggiati popolari. La convivenza con un partner violento la costringerà a compiere una decisione drammatica, irrimediabilmente cambiando il corso della sua esistenza.

“Cinquantadue” solleva una serie di interrogativi sull’estremo a cui si può giungere quando la disperazione diventa insopportabile. In situazioni in cui ci si sente intrappolati e incapaci di liberarsi, emerge il dilemma: accettare passivamente la realtà oppure essere disposti a qualsiasi cosa pur di cambiarla.

Il regista Andrea Bernardini ha dichiarato: “Volevamo che il cortometraggio fosse provocatorio, che lasciasse lo spettatore in uno stato di sospensione, non appagato. Molte domande restano aperte, chiedendo risposte. L’idea di base è che lo spettatore assuma un ruolo attivo nell’interpretazione, sentendosi obbligato a riflettere”.

Sebastiano Casella ha aggiunto: “Adele è una donna sola, che si è spenta poco alla volta. E il buio che la avvolge colora le pareti della scena con tonalità cupe e bruciate, opprimenti, fino a trasformarla in un’immagine riflessa del suo dramma interiore.”

“Cinquantadue” si presenta dunque non solo come una narrazione cinematografica, ma come un’opera provocatoria che invita il pubblico a riflettere sulle sfumature complesse e dolorose della violenza di genere.

Manuela Zero, talentuosa artista nata il 12 febbraio 1984 a Piano di Sorrento, Campania, ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nell’ambito della musica, del cinema e del teatro. Con una carriera che abbraccia sette anni di successi sul grande schermo, Zero ha dimostrato la sua versatilità e il suo talento.

Il suo percorso cinematografico include notevoli interpretazioni in diversi generi. Ha brillato nella commedia “Il professor Cenerentolo” (2015) di Leonardo Pieraccioni, ha affrontato il thriller in “Le grida del silenzio” (2017), e ha toccato corde emotive in “Quasi Orfano” (2022), dove il suo singolo “Attack” ha fatto parte della colonna sonora. Quest’ultimo racconta la storia di un amore tossico, utilizzando la metafora di una ragazza che si aggrappa al suo fidanzato con l'”Attack”, esplorando il dolore di non poter lasciar andare qualcosa quando la fine è inevitabile.

Manuela Zero non si limita al cinema. Nel 2018 è stata finalista a Sanremo Giovani con “Nina è brava”, un brano che affronta delicatamente il tema dei bambini che vivono nei penitenziari con le loro madri, esplorando le difficoltà delle donne in situazioni familiari critiche e di povertà.

Il suo impegno artistico è stato riconosciuto nel 2020 con la vittoria al Musicultura, il Festival della canzone popolare e d’autore, grazie al brano “Mea Culpa”. La canzone, dalle sonorità contemporanee, fonde la storia di un amore proibito con una profonda riflessione sul perdono.

Il talento di Manuela Zero si estende anche al mondo dei cortometraggi. Nel novembre 2022, il suo primo cortometraggio, “Attack”, ha trionfato al Catania Film Fest XI edizione – Gold Elephant World Awards, conquistando il Premio Speciale per la colonna sonora e il miglior cortometraggio musicale.

Il 2023 ha visto Manuela Zero calcare il palcoscenico del Teatro 7 Sette di Roma con “Il piacere dell’attesa”, un lavoro di Michele La Ginestra. Qui, nei panni di Camilla, una quarantenne donna in carriera, ha affrontato una storia che oscilla tra frenesia e momenti di sospensione, regalando al pubblico una performance indimenticabile.

Manuela Zero continua a distinguersi come un’artista poliedrica, dimostrando la sua capacità di affrontare sfide artistiche e di emozionare il suo pubblico attraverso diverse forme di espressione artistica.

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