domenica, 3 Marzo 2024

Suicidio assistito, 89enne affetta da Parkinson muore in Svizzera: “Non sono autonoma in nulla tranne che nel pensiero”

Paola, malata di Parkinson dal 2012 e ormai ridotta all'immobilità, oggi, 8 febbraio, si è auto somministrata una dose di farmaco eutanasico in una clinica Svizzera. L'89enne è stata accompagnata nel suo ultimo viaggio da Felicetta Maltese e Virginia Fiume, attiviste dell'Associazione Luca Coscioni, che domani, assieme a Marco Cappato, si autodenunceranno per averla aiutata a morire.

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Paola nel 2012 ha iniziato ad accusare i primi sintomi di quel dannato Parkinson, malattia neurodegenerativa e irreversibile che le è stata diagnosticata con certezza tre anni dopo, e per la quale oggi, 8 febbraio 2023, ha scelto di morire liberamente. Un’agonia lenta e viscerale quella di Paola che le ha tolto le facoltà di afferrare, muoversi, parlare, privandola della sua autonomia fisica. L’89enne ha scelto di porre fine alla sua sofferenza ricorrendo al suicidio assistito all’estero, una pratica medica a cui avrebbe desiderato sottoporsi nella sua casa, nella sua Bologna, nella sua Italia, ma che alla donna non è stata permessa perché non vi erano trattamenti di sostegno vitale, criterio indispensabile previsto dalla sentenza 242/2019 stabilita dalla Corte Costituzionale per il caso Dj Fabo.

L’ultimo cammino di Paola verso la sua agognata libertà è iniziato quando ha deciso di contattare, tramite il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, l’attivista che lotta da anni per i diritti di fine vita disobbedendo civilmente ai troppi limiti posti nel nostro Paese. Il tesoriere è già indagato per aver aiutato a morire Massimiliano, 44enne malato di sclerosi multipla in forma aggressiva, Romano, 82enne affetto da una forma atipica di Parkinson, ed Elena, 69enne malata terminale di cancro.

Paola lunedì 6 febbraio è stata accompagnata, traghettata, da Felicetta Maltese, attivista della campagna Eutanasia Legale, e Virginia Fiume, co-presidente del movimento paneuropeo di cittadini EUmans, entrambe iscritte all’organizzazione Soccorso Civile. L’89enne lì è stata sottoposta a colloqui e ulteriori visite cliniche, confermando con ferma volontà di voler spegnersi e scrollarsi di dosso per sempre quel corpo, che a suo dire, era “diventato gabbia senza spazio né speranza“. “Sono arrivata oggi ad uno stadio che non mi consente più di vivere. Non sono autonoma in nulla, tranne che nel pensiero”, queste le ultime sospirate frasi di Paola prima di auto somministrarsi la dose di farmaco eutanasico.

Maltese e Fiume domani, 9 febbraio, assistite dall’avvocato Filomena Gallo, nonché segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, si recheranno alle ore 11:45 presso la stazione dei Carabinieri di Bologna in via Vascelli 2 per autodenunciarsi, rischiando una condanna dai 5 ai 12 anni di carcere. Anche Cappato, pur non avendo accompagnato Paola, si autodenuncerà in veste di legale rappresentante dell’associazione Soccorso Civile che ha organizzato e finanziato il viaggio verso il Paese elvetico.

Le parole delle attiviste

“Ogni minuto passato con la signora Paola è stato un inno alla vita e alla libertà, del corpo e della mente – hanno spiegato le attiviste -. Accompagnarla in questo viaggio e scegliere di autodenunciarci significa mettere a disposizione la nostra energia e il nostro corpo e la nostra libertà per aiutare persone che non possono farlo da sole e proteggere un diritto umano fondamentale ma soprattutto per essere strumento e parte di una lotta più grande frutto del coraggio di persone come Piergiorgio Welby e Dj Fabo che hanno messo la loro sofferenza, il loro amore per la vita e la loro determinazione a disposizione dell’Italia, non per se stessi ma per ottenere leggi e diritti per chiunque. Ci auguriamo che i nostri Parlamentari abbiano compassione anche loro. Basterebbe anche solo un viaggio in Svizzera con una di queste persone per capire quanto sia ingiusto privare gli individui della loro libertà e condannarli a essere prigionieri involontari di un corpo che offre una superficie ancora più stretta di una prigione”.

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