martedì, 31 Gennaio 2023

Manovra, fuoco incrociato sul Governo: anche Ocse critica misure Pos e contante. Tajani su BankItalia: “Opinione come altre”

Sembra che la Manovra economica del Governo Meloni non piaccia proprio a nessuno. Dopo la bocciatura di BankItalia, nella serata di ieri è arrivata quella dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Anche l'Ocse ha trovato diverse criticità nelle misure presenti all'interno.

Da non perdere

La Manovra economica approntata dal governo Meloni continua a essere al centro del dibattito. Tante le opinioni circolate a mezzo stampa o direttamente riferite ai membri del Governo in relazione soprattutto alle misure di natura fiscale. Ma l’analisi parte comunque da un punto che accomuna tutti e cioè che l’impostazione della manovra “appare prudente” vista “l’elevata incertezza che caratterizza il quadro macroeconomico e i limitati spazi di bilancio a disposizione“. Poi da qui, BankItalia – in audizione ieri – critica la flat tax perché “pone un rilevante tema di equità orizzontale” oltre a rischiare di “incentivare l’evasione per evitare l’aggravio fiscale”L’affondo di Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, arriva però sulle “disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di alcuni istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Piano nazionale di ripresa e resilienza e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale“.

Il Governo non ci sta

Un’opinione come tutte le altre“, chiosa celermente Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, quando gli viene chiesto un parere sulle parole di Balassone. Più grave la dichiarazione del sottosegretario della presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari: Bankitalia è partecipata da banche private: legittimamente ha una visione che reputa più opportuno non ci sia più utilizzo di denaro contante“. La solita accusa che altre fonti di governo poi frenano: “Non è mai stata messa in discussione l’autonomia della Banca d’Italia che gode invece di pieno apprezzamento per il suo operato“. Con buona pace di Tajani, dalle reazioni dei membri della maggioranza dell’esecutivo Meloni, quella di BankItalia non sembra proprio un’opinione tra le tante, soprattutto se a bocciare la Manovra non sono i soli, dato che il “No” arriva da organizzazioni altrettanto autorevoli.

Altre bocciature

Una giornata, quella di lunedì 5 dicembre, che si è chiusa con un’altra bocciatura. Questa volta è l’Ufficio parlamentare di bilancio che, in audizione, ha giudicato negativamente la flat tax per “problemi di equità“. Parere negativo anche sulle misure per Pos e contanti che, come spiegato dalla presidente Lilia Cavallari, “allentano due vincoli che possono contribuire a contrastare l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro“. Resta positiva, da parte dell’Upb “la valutazione sull’impegno a ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil“, proprio per questo “il ricorso al finanziamento in deficit dovrà essere necessariamente limitato“.

Anche Ocse contrario

Il limite al pagamento in contanti dovrebbe essere basso. Non certo 3 o 5mila euro, e una soglia di mille euro sarebbe adeguata  per l’Italia. Limitarne l’uso è fondamentale per contrastare l’evasione fiscale“. Questa la posizione di Mauro Pisu, senior economist dell’Ocse che invece sulla flat tax afferma: “Riduce la progressività del sistema fiscale, quindi è iniqua, e ha effetti limitati sul mercato del lavoro. Il problema dell’economia italiana è che la crescita del lavoro dipendente tramite contratti a tempo indeterminato è più limitata che altrove“. Inoltre, Pisu poi traccia un quadro generale sulla situazione economica attuale: “Lo scenario è dominato dalle tematiche di prezzi energetici e inflazione. I primi sono diminuiti, ma restano elevati: la spesa globale per energia sul Pil mondiale è ai livelli del 1980. Parliamo del 18%, il doppio del pre-crisi“. Il senior economist dell’Ocse descrive anche il momento che sta attraversando l’Italia: “L’inflazione sta erodendo potere d’acquisto e consumi privati, che per il Paese sono un motore fondamentale della crescita: valgono il 50% del Pil. Se patiscono, soffre l’intera economia. Prendendo in considerazione tutti questi fattori, ci aspettiamo per l’Italia un rallentamento pronunciato nel 2023 con una crescita allo 0,2%“. Ma la previsione per il 2024 pare ci sarà anche grazie alla riduzione dell’inflazione.

Ultime notizie