martedì, 31 Gennaio 2023

“Stadiazione serve solo per l’invalidità ma è sbagliata”: faccia a faccia col presidente della Fondazione Italiana Endometriosi – VIDEO

L'endometriosi è una patologia riconosciuta invalidante solo al III e IV stadio. Ma il metodo per la stadiazione è accurato? E se si presentano recidive come cambia la situazione? A parlarne con noi è il professor Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi.

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Dopo aver affrontato l’origine della malattia, cos’è e come si presenta, e aver fatto un focus sulla terapia ormonale e su quella chirurgica, torniamo a parlare di endometriosi con il professor Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi. Nella lunga intervista, di cui trovate di seguito un breve estratto e il video integrale, ci spiega nozioni importanti per chi soffre di questa patologia: l’origine e l’utilità della stadiazione, come ottenere l’invalidità e l’esenzione e la differenza tra recidiva e persistenza di malattia post-trattamento chirurgico.

Professore, l’endometriosi si presenta in quattro stadi. In cosa consistono?
Fin dagli anni ’90 sono stati fatti tentativi per stadiare la malattia. La suddivisione in quattro stadi è stata inventata dall’American Fertility Society e si determina lo stadio assegnando dei punteggi in base alla localizzazione, la grandezza e la compromissione aderenziale. Quando l’INPS ha inserito l’endometriosi tra le patologie invalidanti, con una percentuale massima del 30-35%, per tutelare le donne che ne soffrono ha però stabilito che bisogna rientrare nel III-IV stadio. Tuttavia, i moduli dell’American Society non sono attendibili, perché non prendono in considerazione localizzazioni come la vescica o il retto – afferma tra le altre cose il Professore -. Le nuove classificazioni, più accurate, non vengono prese in considerazione perché la normativa per l’invalidità si basa su quei vecchi modelli. La stadiazione si determina solo a seguito dell’intervento laparoscopico, ma nella cartella clinica nessun chirurgo scrive lo stadio in cui si trova la paziente.

Esistono degli uffici appositi per la valutazione della cartella clinica post-operatoria…
È sbagliata proprio la base: se è una stadiazione che deriva dalla laparoscopia dovrebbero essere i chirurghi a scrivere in cartella lo stadio subito dopo l’intervento. La stadiazione non vale nulla dal punto di vista clinico e prognostico, serve solo per ottenere un codice esenzione.

Parliamo di recidive…
La recidiva è un argomento molto importante: se opero la paziente e tolgo completamente la malattia, non sarà più necessaria la terapia perché l’endometriosi non c’è più e nei controlli dei successivi cinque anni non ci sarà la possibilità di recidive; se dopo i cinque anni la malattia si ripresenta, non si tratta di recidiva ma di una nuova patologia, definita “persistenza di malattia post-trattamento chirurgico”. La situazione cambia se, dopo poco tempo dall’intervento, la pazienta torna con la malattia attiva: questo significa che non è stata tolta tutta la patologia, qualunque sia il motivo, e la parte rimasta ha ripreso la sua attività.

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