mercoledì, 7 Dicembre 2022

Cop27, fallimento annunciato: accordo ancora lontano. Negoziati anche nel week end per evitare il flop

Si conclude oggi la Cop27, Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Il summit, iniziato lo scorso 6 novembre, non ha però portato a un testo di accordo condiviso e definitivo. Per questo i negoziati continueranno anche nel week end.

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Dopo giorni di dibattiti, riunioni e discussioni, termina oggi la Cop27, Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Ma è una conclusione solo formale. Lo stallo nelle trattative, segnalato dagli stessi delegati, fa propendere per una estensione del summit, per arrivare alla formulazione del testo finale. Il fatto che la presidenza egiziana della Cop27 abbia prenotato una conferenza stampa per sabato sera rafforza questa ipotesi.

E su queste battute finali della Cop27 il tweet di ieri di Papa Francesco sembra un invito ai delegati in alto mare. “Non stanchiamoci di adoperarci per la drammatica urgenza del cambiamento climatico. Mettiamo in atto scelte concrete e lungimiranti, pensando alle giovani generazioni prima che sia troppo tardi!“. L’invito del Santo Padre si aggiunge a quello del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ieri sollecitava i delegati ad agire velocemente.

I motivi dello stallo nei negoziati

La motivazione alla base della mancanza di accordo sta nel fatto che i testi finali devono essere approvati da tutte le parti coinvolte. È questo il meccanismo della Cop 27. E le parti in causa sono divise su alcuni punti. Il principale, ricordato anche da Guterres ieri, è la questione del meccanismo “Loss and Damage”, perdite e danni. Nonostante le manifestazioni dei giorni scorsi al grido di “Basta bla bla bla, Loss and Damage ora” e “Show us the money”, “Mostraci i soldi” e nonostante la promessa del Presidente Usa Biden tramite il delegato John Kerry di essere pronti al 100% a discutere del tema, manca la concretizzazione nella bozza di accordo pubblicata nella mattinata di ieri.

Oltre 150 Paesi più vulnerabili chiedono che venga creata una struttura finanziaria per avere i soldi necessari a compensare le perdite e i danni causati dagli eventi estremi conseguenza del cambiamento climatico. Causato però principalmente da altri attori internazionali che con le proprie emissioni di CO2 hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale. Il meccanismo è però osteggiato da alcuni Paesi. Secondo Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente, i motivi di reticenza sono due. Il primo è di natura giuridica e “nasce dal timore che ci possano essere problemi di responsabilità legale e quindi, di conseguenza, di dover ricompensare i danni storici”. Il secondo motivo di resistenza è finanziario, “perché queste devono essere risorse addizionali a quelle già stanziate nei propri bilanci nazionali“.

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