domenica, 3 Marzo 2024

Cop27, tocca alla decarbonizzazione: riflettori su Oil&Gas obiettivo meno emissioni. Guterrez: “Stiamo perdendo”

Durante la giornata i lavori verteranno sulle tecnologie e politiche da impiegare per decarbonizzare i settori più difficili, focalizzandosi in particolare sulle industrie Oil&Gas, dell'acciaio e cementifera. Il Presidente Biden sarà in visita oggi alla Cop27 per presentare il lavoro degli Stati Uniti per il contrasto al cambiamento climatico

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Siamo nella lotta della nostra vita e stiamo perdendo. Il nostro pianeta si sta avvicinando rapidamente a punti critici che renderanno il caos climatico irreversibile. Siamo su un’autostrada per l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore“. Le parole con cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterrez ha messo in guardia i leader mondiali lo scorso lunedì 7 novembre, risuonano ancora oggi, nella Giornata della Decarbonizzazione. Perché se ieri, focalizzandosi sulla Scienza, è stata ribadita l’importanza dei dati e delle prove scientifiche per elaborare soluzioni, a dispetto dei dubbi che alcuni politici nutrono ancora verso le evidenze scientifiche, la giornata odierna non può che continuare nella stessa direzione.

La Decarbonizzazione è infatti cruciale nella lotta al cambiamento climatico. Dall’adozione dell’Accordo di Parigi e fino a Glasgow nel 2021, diversi settori e aziende ad alta intensità energetica hanno presentato piani, politiche e azioni volte a ridurre la propria Carbon Footprint, l’impronta di carbonio, e a muoversi gradualmente verso la decarbonizzazione. La giornata offre l’opportunità di discutere di tali approcci e politiche e di mostrare le tecnologie con l’obiettivo di incoraggiare e facilitare la necessaria transizione e il cambio di paradigma verso una economia a basse emissioni di carbonio. La Cop27 cerca di gettare le basi per ulteriori progressi attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Per passare dalle promesse ai fatti.

Lo scopo di questa giornata è condividere i progressi raggiunti e identificare nuove tecnologie per decarbonizzare i settori più difficili, focalizzandosi in particolare su tre industrie ad alte emissioni: Oil&Gas, dell’acciaio e cementifero. Queste attività produttive sono tra quelle a maggiore produzione di carbonio, con emissioni che rappresentano più di 1/4 delle emissioni globali di CO2 (quelle del solo settore Oil&Gas ammontano a più del 10%, mentre la percentuale è 7% per il settore cementifero).

Quali nazioni hanno storicamente emesso più CO2?

Carbon Brief, una piattaforma online inglese che riporta gli ultimi sviluppi nel settore della scienza del clima e delle politiche climatiche ed energetiche, ha pubblicato un articolo in cui analizza la responsabilità delle Nazioni per le emissioni storiche di CO2 dal 1850 al 2021, includendo per la prima volta le emissioni da sfruttamento del suolo, oltre a quelle da combustibili fossili. Al primo posto si posizionano gli USA, responsabili del 20% delle emissioni totali, seguiti da Cina con l’11%, Russia al 7%, Brasile col 5% e Indonesia al 4%. Al sesto posto compare il primo Paese europeo, Germania al 4%, seguito da India sempre con 4% e all’ottavo posto si posiziona il Regno Unito. L’intero continente africano è responsabile di circa il 3% delle emissioni storiche.

Complessivamente l’umanità ha immesso in atmosfera 2.500 miliardi di tonnellate di CO2 dal 1850, lasciando meno di 500 gigatonnellate di CO2 al “carbon budget“, ovvero il bilancio che individua la quantità che possiamo ancora emettere prima di superare il limite massimo di +1.5C. Ma sono prevalentemente i Paesi ricchi ad aver prodotto la maggior parte delle emissioni che, accumulate nell’atmosfera, sono responsabili del riscaldamento globale che ha causato il cambiamento climatico. I Paesi più poveri sono responsabili in minima parte di queste emissioni storiche, ma ne pagano le maggiori conseguenze in termini di eventi estremi come siccità, alluvioni, precipitazioni intense ed economicamente e strutturalmente non sono pronti ad affrontarle e gestirle. Per questo possono chiedere un risarcimento a quei Paesi che hanno causato loro danni e perdite. Ed è proprio questo il meccanismo noto come riconoscimento del Loss and Damage: si stabilisce un grado di responsabilità con cui un Paese ha contribuito al riscaldamento globale, quantificabile in tonnellate di CO2 prodotte, e di conseguenza avvengono i risarcimenti.

Carbon Brief – Nazioni che hanno emesso più CO2 nel corso della storia

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