giovedì, 29 Settembre 2022

Diamanti venduti a prezzi gonfiati, Istituto di credito nei guai: 16 indagati per truffa corruzione e autoriciclaggio

L'istituto di credito che faceva da intermediario avrebbe stipulato un accordo illecito, inducendo in errore centinaia di risparmiatori e clienti in cambio di consistenti provvigioni. La società venditrice, oltre a collocare i diamanti da investimento, ne avrebbe falsificato le quotazioni.

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Centinaia di risparmiatori vittime di una frode per milioni di euro su investimenti in diamanti. A fare l’incredibile scoperta le Fiamme Gialle a Pesaro, grazie a una complessa indagine a carico di una società accusata di aver promosso e venduto le pietre preziose a prezzi notevolmente superiori rispetto all’effettivo valore, attraverso il sistema bancario. Tutto è partito dalle querele presentate da diversi clienti di un Istituto di Credito Cooperativo pesarese; i malcapitati hanno raccontato di essere stati raggirati avendo acquistato dei diamanti, tramite la banca di cui erano correntisti, sulla base di un ipotizzato fruttuoso investimento, secondo ipotizzati lauti guadagni suggeriti dalla stessa banca.

L’istituto di credito, che faceva da intermediario della società di capitali nella commercializzazione di pietre preziose, avrebbe stipulato un accordo illecito, inducendo in errore centinaia di risparmiatori/clienti, in cambio di consistenti provvigioni. La società venditrice, dal canto suo, oltre a collocare i diamanti da investimento, ne avrebbe falsificato le relative quotazioni, anche a mezzo di ingannevoli annunci, pubblicati sulle pagine economiche di un giornale a tiratura nazionale. L’attività di indagine ha permesso di individuare oltre un centinaio di clienti truffati e quantificare sia l’importo complessivo corrisposto dalle vittime per l’acquisto dei diamanti, pari a circa 2 milioni e mezzo di euro, sia le provvigioni incassate dall’Istituto di Credito, pari a circa 300mila euro.

Sono state denunciate 16 persone oltre al rappresentante legale della società venditrice dei diamanti. Gli indagati dovranno rispondere, a seconda dei diversi ruoli e responsabilità, dei reati di truffa aggravata, corruzione tra privati, e autoriciclaggio. La banca è stata deferita all’Autorità Giudiziaria poiché non avrebbe provveduto all’adozione di modelli organizzativi atti a prevenire la commissione dei reati a vantaggio o nell’interesse dell’ente medesimo. L’Istituto di credito, che ha incorporato la banca coinvolta nella vicenda, ha provveduto a risarcire già il 90% dei correntisti che avevano acquistato i diamanti.

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