sabato, 13 Agosto 2022

Italia-Svizzera confronto impietoso: 78% dei laureati elvetici trova lavoro in un anno. Da noi disoccupato il 33%

Grazie ad una pressione fiscale meno incisiva sul fatturato, la Svizzera permette alle giovani start-up e alle imprese di dedicarsi a progetti altamente innovativi e di fare investimenti sul lungo periodo.

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Se c’è ancora oggi un territorio “florido”, poco lontano dall’Italia, ideale per lo sviluppo di start-up e aziende innovative, con grandi ambizioni di crescita internazionale, questo si chiama Svizzera. La Svizzera, infatti, è da sempre il luogo prescelto da studenti, menti brillanti e imprese, anche italiane, dove investire su formazione, professionalità e dove “avviare” l’espansione aziendale verso il mercato estero. Il motivo? Sicuramente la presenza di poli universitari all’avanguardia e di una pressione fiscale meno impattante sul fatturato imprenditoriale, che permette a giovani laureati, start-up e aziende ben avviate, di dedicarsi allo sviluppo di nuovi progetti, di fare ricerca e così pensare anche di investire sul lungo termine. Mettere in moto questa “macchina”, creando flussi ciclici e continuativi, significa, di conseguenza, essere liberi di lavorare su un’idea e cogliere tutte le opportunità che offre il substrato politico, economico e sociale. Il risultato? La Svizzera garantisce maggiore stabilità, in termini di lavoro, e meno rischi di impresa.

Le peculiarità del territorio svizzero, a confronto con quelle italiane, sono state messe in evidenza durante “Trends in Personalized Health”, evento che si è tenuto alla House of Switzerland presso la Casa degli artisti a Milano, organizzato direttamente da Swiss Business Hub Italy. La Swiss Business Hub Italy fa parte del Consolato generale svizzero presente a Milano e ha, tra gli altri, il compito di implementare le strategie di esportazione svizzera in Italia, promuovendo la piazza economica di questo Paese. L’incontro ha avuto lo scopo di mostrare le ultime tendenze del settore con la partecipazione di rinomati stakeholder, per fornire nuovi stimoli alle aziende italiane interessate a una espansione in Svizzera. I relatori intervenuti hanno mostrato agli imprenditori italiani le possibili opportunità di crescita e la forza del cluster industriale svizzero attraverso la presentazione di idee e modelli di successo. In questo Stato, la stretta collaborazione instaurata, ormai da anni, tra scienza e industria costituisce un unicum e garantisce il rapido trasferimento delle tecnologie più innovative all’interno di un ecosistema economico compatto e variegato. I case study presentati alla House of Switzerland di Milano confermano la Svizzera come leader dell’innovazione e come una delle più attraenti Business Location dove “stabilizzare” le aziende della Lifescience e di qualsiasi altro settore.

Swiss Business Hub Italy: un lavoro di “team up” per l’espansione strategica delle imprese italiane

Da anni, le aziende italiane che decidono di investire in suolo svizzero sono ormai tantissime, come spiega il responsabile della Swiss Business Hub Italy, Stefan Zwicky. “In Swiss Business Hub Italy amiamo parlare di “espansione” e non “delocalizzazione” delle imprese italiane. L’Italia è molto vicina, geograficamente, alla Svizzera, quindi la crescita delle nostre aziende verso questo territorio, con l’apertura di nuovi poli rappresenta solo una prosecuzione del loro lavoro, che mantiene le sue radici nel nostro Paese. La Swiss Business Hub Italy – prosegue Zwicky – parte da un approccio di “team up” e cioè sviluppiamo una prima collaborazione con le imprese italiane in Svizzera e da lì proseguiamo verso la loro piena “internalizzazione” e diffusione verso altri Paesi. Ricordiamo anche che la Svizzera è il primo Paese in Europa come Made in Italy. In questa costellazione di contatti e collaborazioni con le imprese, il nostro obiettivo resta sempre quello di fare ricerca, migliorare i prodotti dei nostri clienti e lanciarli sul mercato. I vantaggi per un’azienda di investire in Svizzera sono innumerevoli. Prima di tutto a livello fiscale: il governo svizzero ha una grande autonomia nel meccanismo di tassazione, che equivale a meno costi da far sostenere alle imprese. Anche le spese sulla ricerca e sull’innovazione sono perfettamente detraibili. Questo Paese diventa quindi un pool attrattivo per talenti e professionalità, anche perché offre un piano normativo molto flessibile, grazie al quale gli imprenditori, a differenza che in Italia, non si sentono soffocati. Oggi è fondamentale per un imprenditore godere di una certa flessibilità, perché solo in questo modo sarà incentivato ad assumersi rischi maggiori come può essere l’assunzione a tempo indeterminato dei propri dipendenti”.

“Si tratta di un Paese che offre stabilità anche sul piano degli investimenti e questo è un altro grande vantaggio per l’impresa, perché dà certamente più sicurezza nell’affrontare le sfide del settore di appartenenza. Anche nel settore importantissimo della Lifescience, ad esempio, abbiamo investitori di livello e lo dimostrano i dati dell’ultimo anno, dove assistiamo ad una crescita del 20% degli investimenti. Dato ulteriore: oltre il 40% delle esportazioni sono legate alla Lifescience” conclude Zwicky.

Università italiana e svizzera a confronto: il modello della “Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana” (SUPSI)

La Svizzera supera il nostro Paese non solo sul piano economico e imprenditoriale,ma anche in termini di Università, formazione e di conseguenza occupazione giovanile e sbocchi professionali. A differenza dell’Italia, in cui oggi il tasso di disoccupazione sfiora il 33%, in Svizzera il 78% dei laureati riesci a trovare lavoro nel giro di un anno, il restante frequenta Master o continua gli studi accademici. Inoltre, lo Stato svizzero e le aziende investono molto su ricerca e sviluppo, dando la possibilità ai poli universitari di focalizzarsi e lavorare su nuovi studi.

“Ho studiato al Politecnico di Torino e adesso sono docente alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italianaPosso dirvi che il sistema universitario professionale svizzero ha qualcosa in più rispetto a quello italiano, soprattutto dal punto di vista pratico – afferma Alessandro Puiatti – . Dopo il Politecnico di Zurigo e Losanna, ci sono le nostre università, dette anche di “ricerca applicata”, dove gli studenti possono integrare nel piano di studi anche una parte di laboratori e così iniziare subito a lavorare sul campo. Dare importanza anche al risvolto pratico degli studi accademici durante gli anni universitari significa garantire agli studenti una vera professionalità. Conseguita la laurea, saranno già pronti per il mercato del lavoro. In Italia, purtroppo è diverso. Dopo gli studi, un laureato italiano è ancora considerato “acerbo” per il mondo delle aziende e deve continuare ad investire su formazione, stage e master. Passa il tempo, gli anni e non è detto che alla fine si riesca a trovare lavoro. Il 78% dei nostri studenti, invece, ottiene un’occupazione nel giro di un anno, il restante 12% si dedica ad un master”.

È anche l’Università che dopo quella di Zurigo, Losanna e l’Empa, riceve più progetti e finanziamenti a livello europeo. Per quanto riguarda i nostri corsi didattici si può scegliere tra informatica elettronica e meccanica, gestionale e studi su intelligenza artificiale. In tutto il Nord Europa – prosegue Puiatti – dall’Austria, alla Finlandia e Danimarca, troviamo sistemi universitari professionali come quello svizzero, in cui alla formazione didattica si associa quella pratica, fondamentale per dare a questi ragazzi migliori prospettive di crescita. La SUPSI offre anche Master di secondo livello e organizza corsi di aggiornamento ad hoc per le aziende, infine ha una sezione dedicata alla ricerca e ai servizi. All’interno del dipartimento abbiamo sei istituti di ricerca ed è per noi motivo di vanto ricordare che l’80% del fatturato (circa 33milioni) viene ogni anno investito dall’università in progetti e innovazione. Lavoriamo ogni giorno a ben 200 progetti, a cui se ne aggiunge uno a settimana, che nasce con un partner industriale del territorio. Gli studenti che hanno idee strategiche, possono proporle ai docenti e arrivare anche allo nascita di proprie start-up. Il dipartimento infatti li accompagna lungo questo primo percorso di “incubazione” e la stessa cosa vale per le aziende. Gli imprenditori che hanno un’idea originale, ma non trovano il tempo per svilupparla, possono presentarla al nostro centro. I nostri studenti infatti si occuperanno della fase di sviluppo e progettualità”.

Una distanza abissale, quindi, quella che separa l’Italia dalla Svizzera e da molti altri Paesi europei, sul piano economico, tecnologico e di conseguenza occupazionale. Se il nostro Paese resta fermo, in molti altri si sviluppano prototipi all’avanguardia in ogni settore – da quello sanitario a quello scientifico – e nascono start-up, come quella svizzera della “Netsensing Technology”, che ha realizzato il primo apparecchio preventivo per diagnosticare le apnee notturne, oggi diventate vere e proprie patologie. “Giovani” imprese a capo delle quali si trovano spesso, e aggiungiamo purtroppo, “giovani” menti fuggite dall’Italia. 

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