domenica, 22 Maggio 2022

“La ragazza di neve” di Javier Castillo: “Mi sono ispirato a diversi casi tristemente noti”

Un thriller come non lo avete mai visto. Castillo decide di sovvertire alle regole del genere creando qualcosa di mai visto prima.

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Javier Castillo, autore spagnolo, vive a Malaga con la sua famiglia, il suo romanzo è diventato un bestseller in Spagna, Netflix ci sta già lavorando per produrre una serie. In Italia, “La ragazza di neve” arriva negli scaffali delle librerie grazie a Salani editore, al costo di 18,90. Il lavoro di Castillo è stato apprezzato non solo dai lettori ma anche da volti noti nel genere thriller, come Donato Carrisi e Joel Dicker.

La storia inizia nel 1998, a New York, scelta per l’autore per “regalare al lettore un posto conosciuto, facilmente riconoscibile”. Durante il Giorno del Ringraziamento e la parata, una bambina di tre anni, Kiera Templeton, scompare. Il padre non vedendola più inizia a preoccuparsi, monta il panico e cerca in tutti i modi di trovarla. All’autore abbiamo chiesto come ha fatto a rendere così reale le emozioni del padre, il panico palpabile durante la lettura. La sua risposta è stata: “Mi sono chiesto: Se mi trovassi in una situazione del genere cosa avrei fatto? Ho ragionato prima ancora di scrittore, da padre, ho anche io una figlia di cinque anni e un bambino di tre”, l’autore ha così continuato: “Volevo trasportare in un romanzo la mia più grande paura, oltre a dar voce a tante altre paure. Ovviamente ho cercato di immedesimarmi il più possibile in una situazione simile, ho fatto molte ricerche anche nei gruppi Facebook”.

Una studentessa di giornalismo, Miren Triggs si dedica alla scomparsa della bambina con anima e cuore, una protagonista forte, “necessaria” per la veridicità della storia. Partono così i salti temporali, passano cinque anni, siamo nel 2003. Ai genitori della bambina arriva una videocassetta.

La soluzione a questo caso arriva a metà libro, scelta azzardata da parte dell’autore che così facendo ha cambiato le regole dei thriller definendo questa scelta “una sfida”. Il lettore però non rimane affatto deluso e anzi procede la lettura in maniera curiosa e spedita, Javier stesso ci ha riferito che “Volevo provare e dimostrare che, nonostante si scopra il colpevole a metà del libro, il lettore sarebbe rimasto con il desiderio di continuare”.

“Perché nei thriller c’è questa norma di sorprenderci alla fine, tradizionalmente è così, ce lo aspettiamo, e volevo modificare questa tradizione”.

Il romanzo di Javier si snoda in salti temporali, che tengono vivi e attivi il lettore. “Giocando con i salti temporali introduco la componente del conoscere ogni personaggio, i colpevoli, le loro motivazioni e indurre il lettore a immedesimarsi costantemente. Si mette al posto dei genitori, al posto dei colpevoli, perché c’è un momento della storia in cui quasi prendiamo le parti dei colpevoli e nel riuscire a far ciò facciamo sì che il romanzo sia ancora più potente e induca a continuare a leggere”.

Giocando d’astuzia con il detto non detto, così da permettere al lettore “di comporre un puzzle”, e visto il grande successo che sta riscontrando si presume che ci sia riuscito. Dunque, il suo romanzo è un insieme di ricerche, di “casi reali e tristemente noti, ma non a uno in particolare”.

“Quindi ho preso un po’ qua un po’ là. Quando ho deciso di scrivere una storia sulla scomparsa di un bambino la prima cosa che ho fatto è stato leggere tutto quello che ho trovato sull’argomento e i casi più celebri, ritagli di giornale, cercare di sapere tutto quello che è successo nella cronaca per cercare di trattare una tematica del genere con il dovuto rispetto”.

Un romanzo per ogni tipo di lettore, che va ad oscillare tra la drammaticità delle esperienze personali e il cinismo dei mezzi di informazione. I lettori sono già avidi della penna diversa e coinvolgente di Castillo, preparandosi a correre in libreria per altri suoi lavori mentre si attende la trasposizione sui piccoli schermi della serie tv in fase di produzione con Netflix.

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