domenica, 29 Maggio 2022

Piscine chiuse il 6 febbraio, gestori degli impianti contro Governo e caro bollette: “Mazzata da 120mila euro”

In un impianto di medie dimensioni si registravano circa 20mila euro al mese di utenze, oggi siamo ben oltre 30mila, ciò significa 120mila euro di rincari annui, il Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori lancia un grido d'allarme.

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La bolla è scoppiata. Quello che si temeva, il post pandemia simil bellico sul piano economico è ormai sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto nei portafogli e nella buca delle lettere, quando arriva una qualsiasi utenza da pagare. Parliamo del “caro bollette”. Gli interventi promessi dal Governo, per ora, fanno acqua da tutte le parti, lo sanno bene i gestori degli impianti natatori pubblici italiani, che hanno deciso di restare chiusi per un giorno in segno di protesa. “Domenica 6 febbraio piscine chiuse” è infatti l’iniziativa promossa in tutta Italia dalle principali associazioni di categoria del settore (Agisi, Assonuoto, Insieme si Vince, Piscine del Piemonte, Piscine Emilia Romagna e Sigis), che fanno parte del Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori, con il sostegno di Forum Piscine.

Rincari da 10mila euro al mese

“Gestiamo impianti pubblici e forniamo un servizio essenziale sostituendoci ai Comuni. Diamo un servizio a centinaia di migliaia di utenti (e di agonisti) su tutto il territorio nazionale e impieghiamo oltre 30.000 persone tra assunti e collaboratori sportivi. Su 23 mesi di pandemia – spiegano dal Coordinamento – 10 li abbiamo passati chiusi mantenendo tuttavia costi enormi che ci hanno generato perdite molto significative. Le piscine sono state le prime a chiudere e le ultime ad aprire. I nostri impianti sono state i primi (6 agosto 2021) ad aver imposto l’obbligo di ingresso con Green Pass e, nonostante ciò, lavoriamo ancora al 40% della capienza in ragione dei limiti COVID (di fatto mai allentati). I vari decreti ristori hanno garantito somme che arrivano nemmeno al 5% dei ricavi annuali, quando mediamente si sono registrate riduzioni di fatturato di oltre il 50-60%, somme che non bastano nemmeno a pagare un mese di utenze di luce, acqua e gas. E adesso, come se non bastasse, è arrivato anche il ‘Caro bollette’ con aumenti superiori al 50%. Solo per fare un esempio: in un impianto di medie dimensioni si registravano circa 20mila euro al mese di utenze, oggi siamo ben oltre 30mila, ciò significa 120mila euro di rincari annui su un singolo impianto!” sottolineano.

I gestori delle piscine chiedono aiuto

“Va aggiunto – prosegue il Coordinamento- che la quarta ondata pandemica sta generando una riduzione del 50% dell’utenza, ogni giorno registriamo disdette, mancati rinnovi e richieste di rimborsi, e si tratta di una dinamica che produrrà i propri effetti almeno sino al mese di maggio. Gestiamo un servizio di pubblico interesse, quindi dobbiamo applicare tariffe imposte, ovvero non possiamo (e non vogliamo) aumentare i biglietti di ingresso perché non troviamo giusto che a pagare le spese di tutto ciò siano i nostri utenti. Ma così è impossibile andare avanti! Ogni giorno una società di gestione chiude i battenti, molti impianti non hanno riaperto dopo la pausa natalizia, significa che le persone non potranno più fare sport, significa togliere salute, benessere e quel minimo di socialità che è rimasta. Come comitato spontaneo prima e associazione formalmente costituita adesso, da oltre un anno e mezzo operiamo in raccordo con Coordinamento Nazionale Gestori Piscine, per dare voce al grido di allarme lanciato a tutte le istituzioni, a partire dal Governo. Lo abbiamo accompagnato, con grande senso di responsabilità, a proposte concrete (estensione 110% a tutta l’impiantistica, sostegni sul caro utenze, moratoria sui debiti contratti per investimenti, protocolli di gestione più efficaci,…) ma siamo rimasti totalmente inascoltati”.


La bolletta pubblicata su Facebook dalla Piscina comunale “Gambi” di Ravenna

Lo spettro chiusura definitiva

“Adesso abbiamo deciso – continuano dal Coordinamento – di fare un ultimo appello al Governo Nazionale, alla Regione e agli Enti Locali perché intervengano con urgenza e con misure all’altezza del problema, ma questa volta vogliamo che sia ben chiaro il risultato finale di questa ignavia: la chiusura degli impianti! Per questa ragione domenica 6 febbraio sancirà la prima chiusura generale delle piscine. Un atto forte, mai fatto prima d’ora, ma anche un atto responsabile perché non vogliamo che accada un disastro di questa portata nel silenzio di un Paese che ancora una volta non si occupa dello sport di base e non sembra capire quanto questo sia importante per la crescita delle giovani generazioni, forse le più colpite dalla pandemia”.

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