sabato, 28 Maggio 2022

Segregata in casa dal marito, le rompe il telefono in testa: scappa e lo denuncia dopo 5 anni di prigionia e botte

La 27enne, di origine nordafricana era arrivata in Italia insieme al marito. Qui lui l'avrebbe tenuta prigioniera, con l'aiuto della suocera, e sottoposta ad anni di violenze.

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Erano le mura della sua casa la sua prigione, quella dove viveva con i due figli di 3 e 5 anni. All’apparenza una famiglia come tutte le altre. Lei casalinga 27enne, il marito operaio 40enne presso i cantieri navali di Ancona, vivevano a Falconara Marittima. Di origine nordafricana, erano arrivati in Italia oltre 5 anni fa. Lei, però, non poteva allontanarsi da quella casa, salvo che per piccole commissioni. E se provava a ribellarsi erano botte, minacce, insulti.

Un giorno non ce l’ha fatta più ed ha deciso di raccontare tutto ad un’amica del suo Paese, via chat. È stata lei a convincerla a cercare aiuto. La mattina del 2 febbraio, l’ennesimo litigio: l’uomo ha scoperto quei messaggi scambiati con l’amica e ha reagito con violenza a quella che considerava una ribellione, rompendole in testa il telefono. A quel punto la donna è scappata, ha fermato un passante ed è riuscita, nonostante non conoscesse l’italiano, a chiamare i soccorsi.

Immediato l’intervento dei Carabinieri della Tenenza di Falconara Marittima, nonostante le difficoltà linguistiche hanno capito che quella donna aveva urgente bisogno di aiuto. Accompagnata al Pronto Soccorso di Ancona Torrette, è stata visitata dal personale medico e successivamente ascoltata con l’ausilio di un interprete. La giovane ora è in un alloggio protetto insieme ai figli, il marito invece è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia.

Secondo quanto raccontato alle autorità, appena 20enne ha conosciuto e sposato il marito nel suo Paese d’origine. Lui lavorava già in Italia da tempo, perciò dopo il matrimonio si sono trasferiti in provincia di Ancona, dove sono nati i figli della coppia. Fra le mura domestiche, a farle da carceriere non era solo il marito, ma anche la suocera. In assenza di lui, infatti, era la donna a sorvegliare i suoi spostamenti, vigilando che rispettasse la segregazione impostale dal coniuge.

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