martedì, 25 Gennaio 2022

Covid scuola, un preside su quattro contrario al rientro in classe: ma il ministero non molla

Il rientro a scuola è previsto per il 10 gennaio, ma il sindacato dei presidi non ci sta. Mancano personale e mascherine FFP2, un allarme che sembra un déjà vu.

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Un gruppo autonomo di dirigenti scolastici ha diffuso, nella tarda mattinata di ieri, una lettera appello indirizzata al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al presidente Mario Draghi. “Non ci sono le condizioni di sicurezza per riaprire, manteniamo gli studenti in Dad almeno fino al 24 gennaio e, se necessario, fino al contenimento del contagio“. Da 20, le sottoscrizioni sono arrivate a 2mila in poche ore. Un preside su quattro sembra essere dunque favorevole al rinvio del rientro in classe degli studenti.

I dirigenti scolastici lamentano non solo la mancanza di mascherine FFP2 per tutti, ma soprattutto la carenza di personale tra contagiati e non vaccinati. “Le assenze sono tali da non permetterci di garantire il servizio”, ha dichiarato Amanda Ferrario, dirigente del liceo Tosi di Busto Arsizio.
“Mettiamo tutti in Dad fino a febbraio e intanto garantiamo FFP2 a tutti ed effettuiamo una massiccia campagna di testing”, la proposta del sindacato dei presidi che da un lato sembra un triste déjà vu, dall’altro manda in crisi il governo proprio dopo aver varato il nuovo protocollo sulle quarantene. Solo ieri il ministro Bianchi aveva dichiarato al Tg1 che le nuove norme avrebbero permesso di far tornare “in presenza e in sicurezza” gli studenti a partire dal 10 gennaio. Ma i dirigenti scolastici non si fidano. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, teme che “la tempistica dei test e del tracciamento non sia migliorata rispetto al passato e c’è il rischio che la scuola abbia notizia dei tamponi effettuati solo diversi giorni dopo“.

Anche i presidenti delle Regioni sono d’accordo. Il campano De Luca è stato tra i primi a proporre uno slittamento di 20-30 giorni delle riaperture, visto il progressivo aumento dei contagi e la diffusione della variante Omicron. Gli fa eco l’omologo pugliese Michele Emiliano, il quale ha chiesto la Dad fino a febbraio. Ma il ministero dell’Istruzione prosegue la sua campagna di convincimento e di difesa del decreto che dovrebbe tutelare la presenza sui banchi di scuola in sicurezza attraverso un principio di gradualità delle fasce d’età e del tasso di vaccinazione. Tuttavia, oltre all’altissimo numero di studenti di scuole medie e superiori (700mila) che rischiano di restare a casa con due casi positivi in classe, non sono stati fatti i conti con i tre milioni di bambini delle elementari che ancora non sono stati vaccinati. Una bomba ad orologeria che rischia di scoppiare da un momento all’altro.

Il sottosegretario Andrea Costa non arretra di un millimetro. “Il governo ha preso una decisione chiara: riprenderemo il 10 (gennaio) con le nuove regole che garantiranno maggiore sicurezza”, ha dichiarato al Corriere. Sul rischio che i più piccoli, quelli temporaneamente esclusi dalla campagna vaccinale, finiscano i Dad, Costa confida che “anche per i bambini si raggiunga un buon livello di vaccinazioni. Anche perché gli ultimi dati ospedalieri dimostrano che il vaccino serve a proteggere prima di tutto loro”.

 

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