giovedì, 2 Dicembre 2021

Cop26, fumata nera: USA e Ue approvano seconda bozza. Russia e Cina non ci stanno

A pagare le conseguenze dei disaccordi saranno i paesi più poveri, i più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico. Quando i problemi sono lontano da noi, non ci toccano. Ma stavolta, però, stanno facendo un grave errore di valutazione.

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Fumata nera dalla Cop26. Il documento finale non arriverà nemmeno oggi. I dossier più spinosi, quelli sulle regole per applicare gli accordi di Parigi del 2015 e sul mercato del carbonio, sono da rivedere. Russia e Cina non ci stanno.

La bozza definitiva arriverà, forse, nella notte. Se tutto filerà liscio, verrà diffusa alle 8:00 del 14 novembre (ore 9:00 in Italia). Dopodiché, alle 10:00 (11:00 in Italia), ci sarà una plenaria informale per illustrare i contenuti. Quella formale arriverà nel pomeriggio. Servirà ad approvare il documento finale.

Rimangono alcuni degli obiettivi della Cop26 presentati nella prima bozza. Come il limite dei 1,5 gradi, il taglio del 45% delle emissioni al 2030 rispetto al 2010, zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. Resiste anche l’invito ad aggiornare gli impegni di de-carbonizzazione entro la fine del 2022.

Ma Cina e Russia mantengono il pugno duro. Per i due paesi, le regole sulla de-carbonizzazione sono troppo restrittive e potrebbero arrecare un serio un danno economico.

La parte più discussa della seconda bozza è il sollecito, rivolto ai paesi ricchi, di raddoppiare entro il 2025 i fondi per gli aiuti ai paesi meno sviluppati. E il termine del 2023, come data entro la quale istituire, per questi paesi, il fondo da 100 miliardi all’anno, non c’è più. C’è da dire che finché tutto appare sotto forma di invito e sollecito, nessuno prenderà l’impegno serio di raggiungere l’obiettivo.

Sui due dossier più importanti, Paris Rulebook e Reporting Format, sono stati colti dal blocco dello scrittore. Il primo riguarda le regole per attuare gli Accordi di Parigi. Il secondo, le norme condivise per comunicare i progressi fatti nella de-carbonizzazione. Le pagine sono ancora in bianco.

Altro nodo da sciogliere, l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che regola il mercato globale del carbonio. Esso riguarda la tassazione delle emissioni (o diritto ad inquinare a seconda dei punti di vista). Le attività soggette alla tassazione, hanno l’autorizzazione ad emettere una tonnellata equivalente di CO2 . Chi ne emette di meno può vendere le sue quote di emissioni a chi ne emette di più.

Stati Uniti e Unione Europea condividono la bozza punto per punto. Infatti, spingono ad accelerare i tempi sul suo completamento e l’approvazione definitiva. Russia e Cina chiedono di trattare ancora.

A pagare le conseguenze dei disaccordi e dei ritardi della Cop26 saranno i paesi più poveri perché sono i più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico. Se non riusciremo a rispettare il limite di innalzamento della temperatura a 1,5°, saranno colpiti da desertificazione, inondazioni e cicloni. Come al solito, quando i problemi sono lontano da noi, non ci toccano. Ma stavolta, però, stanno facendo un grave errore di valutazione.

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