mercoledì, 8 Dicembre 2021

Valentino Rossi e il canto del cigno: a Valencia l’ultimo atto di una straordinaria carriera

La gara di Valencia sarà l'ultima in carriera per il Dottore, atleta capace di influenzare, avvicinare e abbattere barriere sociali. Da lunedì tutto avrà un altro sapore.

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Chissà a cosa penserà Valentino Rossi domani sera, quando si spegneranno tutte le luci e fotografi e giornalisti si faranno da parte. Il mito è diventato leggenda, il presente si è tramutato in passato in un battito di ciglia.
Ventisei anni di gloriosa carriera, nel mezzo nove titoli mondiali e l’Italia messa nel capitolo più glorioso e venerato del lungo libro della Moto GP. Un altro italiano, Max Biaggi, ai tempi sentito rivale di Rossi, a provare quel sentimento comune di tristezza e malinconia per la fine di un ciclo: Avere avuto un rivale come Rossi ha dato più lustro a quelle volte che sono riuscito a batterlo, e viceversa avere un rivale come me ha amplificato anche il valore delle sue vittorie. La rivalità tra italiani è ancora più sentita dai tifosi, ma tutti i rivali di Valentino in generale hanno contribuito a rendere la sua carriera quella che è. Si ritira Rossi, una parte di me si ritira con lui, mi dispiace”.

Perché Valentino non è stato un semplice campione, ma un’atleta che sapeva anche prendersi alla leggera, riuscendo a creare un filone di gag e intuizioni stravaganti insieme al suo fan club per festeggiare i trionfi.  Ha segnato indissolubilmente un’epoca, avvicinando alla Moto GP giovani e anziani, abbattendo barriere sessuali, razziali e politiche.
Rossi è stato eterno perché ha acceso l’antagonismo con motociclisti di generazioni differenti, dovendosi contrapporre a Capirossi e il già citato Biaggi dal tramonto degli anni ‘90 ai primi 2000, per poi passare a Casey Stoner e far culminare la concorrenza negli anni ’10 con Jorge Lorenzo e Marc Marquez.
Quando Rossi ha iniziato a correre in sella ad una moto alcuni non erano ancora nati, altri invece andavano a scuola e avevano un motivo in più per aspettare la domenica, qualcuno cercava un lavoro, mentre alcuni stavano per cambiarlo. C’è chi non aveva tatuaggi e chi già ce li aveva e adesso sono sbiaditi per il tempo, qualcuno portava i capelli lunghi e qualcun altro li ha persi.
C’è chi seguiva Rossi con i genitori che adesso non ci sono più, e chi ha iniziato a farlo insieme ai figli, adesso più alti di loro. Altri avevano al proprio fianco una persona diversa da quella attuale, certi hanno ancora lo stesso compagno di vita.
Nel mezzo c’è stato sempre e soltanto lui, il Dottore e un’epoca segnata non soltanto per il Motorsport: “La mia vita cambierà, cercherò di godermi l’ultima gara perché da lunedì sarà tutto diverso. Tante persone hanno iniziato a seguire la Moto GP grazie a me.
Durante la mia carriera sono diventato un’icona di questo sport. Per me è stato un grandissimo piacere”.
Da lunedì cantare “Qualcosa è cambiato” di Ghemon avrà tutto un altro sapore, vedere l’omonimo film di James Brooks ci farà tornare ad una domenica di novembre, quando a Valencia ci si preparava all’ultima Muixeranga del campionissimo con il numero 46.
Suerte Valentino e grazie per averci deliziato per oltre un quarto di secolo.

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