mercoledì, 8 Dicembre 2021

Sani stili di vita e approccio multidisciplinare per la prevenzione del Diabete Mellito

Cinque regioni hanno partecipato al progetto con il coordinamento di AReSS Puglia: Lombardia, Lazio, Toscana, Marche, Puglia, per la prevenzione di una delle malattie croniche più diffuse al mondo di cui si prevede un incremento da 400 a 600 milioni di persone affette entro il 2035.

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Si è svolto quest’oggi, martedì 2 novembre 2021, il webinar conclusivo del progetto FooDia-Net per la Definizione e implementazione di un modello operativo innovativo di task shifting per promuovere l’Engagement e la Literacy alimentare nella prevenzione del Diabete Mellito e delle sue complicanze: il protocollo FooDia-Net.

FooDia-Net è un progetto di prevenzione che ha inteso potenziare un approccio integrato alle cure, testando strumenti aggiuntivi rispetto a quelli a disposizione per la presa in carico del paziente con Diabete. Il Diabete Mellito è una delle malattie croniche più diffuse al mondo di cui si prevede un incremento da 400 a 600 milioni di persone affette entro il 2035 (Guariguata L. et al). Tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza della patologia e le sue complicanze ci sono gli stili di vita non salutari.

Per migliorare la gestione del Diabete a livello globale, FooDia-Net ha progettato e testato un nuovo strumento a supporto della presa in carico integrata, combinando un approccio assistenziale multidisciplinare/multiprofessionale con la promozione dell’ alfabetizzazione alimentare, dei corretti stili di vita e del coinvolgimento attivo dei pazienti. Tale strumento, “il Protocollo FooDia-Net”, consiste in un percorso operativo con finalità educativa e di counselling, che ha lo scopo principale di promuovere la prevenzione secondaria del Diabete Mellito di Tipo 2, attraverso la promozione della Food literacy, cioè la conoscenza del paziente relativa alle proprietà nutrizionali dei singoli alimenti e dell’Engagement , ossia la predisposizione motivazionale ed emotiva del paziente a prendersi cura in prima persona della sua salute e del suo stile di vita, e di favorire al contempo l’utilizzo di approcci integrati e ibridi alle cure per la riprogettazione dei percorsi anche nel senso dell’innovazione digitale. Nel corso del progetto è stato inoltre delineato un modello operativo innovativo e sostenibile di task shifting applicato alla promozione della Food Literacy e all’Engagement.

“Il modello operativo testato” – commenta la dottoressa Elisabetta Anna Graps dell’AReSS Puglia, Coordinatore scientifico del progetto – “ha consentito, attraverso la formazione “a cascata”, di ridistribuire compiti di educazione terapeutica e couselling motivazionale ad un team più allargato di operatori, anche laici, creando un mix di professionalità ed esperienze in grado di educare al protocollo FooDiaNet e accompagnare il paziente diabetico in un percorso di crescita nella capacità di gestione della propria patologia. Nel contesto italiano, questo tipo di task shifting può rappresentare un’opportunità di innovare il sistema nella direzione di un uso più efficiente delle risorse professionali disponibili, coinvolgendo anche i pazienti”.

“L’aver partecipato al progetto nel ruolo di educatore formato al protocollo FooDia-Net e l’aver potuto coinvolgere altre persone con Diabete di Tipo 2 nel progetto, mi ha permesso di ribadire quanto sia importante il tema dell’educazione alimentare e dell’assunzione di un ruolo attivo nella gestione della patologia. Il contatto con gli educatori durante l’esperienza pilota e l’accesso alla piattaforma ha consentito di migliorare le competenze dei pazienti e di acquistare maggiore autostima in se stessi. Ci auguriamo che al progetto possa seguire l’organizzazione di un nuovo servizio, oltre che l’estensione ad una platea di persone con Diabete maggiore”, aggiunge Giuseppe Traversa, Paziente Educatore e Coordinatore FAND Regione Puglia.

Il programma del webinar è stato aperto dai saluti di benvenuto del dottor Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell’AReSS Puglia, seguiti da un overview sull’intero progetto ad opera della Dott.ssa Graps e di un video di presentazione della piattaforma sviluppata ad hoc per erogare il Protocollo FooDia-Net. Si è entrati poi nella descrizione dei risultati, con focus sulla survey dei livelli di literacy ed engagement, della sperimentazione d’uso del protocollo nelle Unità operative di progetto e delle motivazioni che hanno rappresentato un ostacolo all’adesione allo studio sul campo. I dati sono stati commentati dalla professoressa Guendalina Graffigna, EngageMindsHUB, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il CEO dell’AReSS commenta così: “l’esperienza Foodia-Net dimostra, tra le tante, due cose: l’educazione e il coinvolgimento del paziente non sono un peripheral, ma una componente portante del processo assistenziale, mentre i processi tecnologicamente abilitati – come nel caso della piattaforma web realizzata – rimangono la scorciatoia più efficace per integrare ruoli, luoghi e compiti differenti”.

“I pazienti che hanno completato il protocollo hanno visto miglioramenti statisticamente significativi nei livelli di Literacy alimentare dopo soli 28 giorni”, commenta la Dott.ssa Graps. “Il nostro campione, non consente di affermare che età, grado di istruzione, presenza di altre malattie o diagnosi recente di Diabete possano predire determinati cambiamenti nel livello di Literacy o Engagement dopo erogazione del protocollo, tuttavia abbiamo osservato che, fra coloro che sono migliorati di più in termini di Literacy ed Engagement, vi sono per lo più soggetti di sesso maschile, pazienti con più di 70 anni, persone con scolarità medie e superiori, diagnosi recente e presenza di comorbidità”.

Nell’illustrare i risultati della sperimentazione la professoressa Graffigna ha spiegato: “Il protocollo FooDia-Net ha mostrato risultati promettenti per migliorare l’alfabetizzazione alimentare delle persone che soffrono di Diabete Mellito di Tipo 2 e per sostenerne la consapevolezza circa l’importanza di assumere un ruolo proattivo nella prevenzione. Inoltre il protocollo è stato ben accolto dai diversi professionisti sanitari, come possibile piattaforma di collaborazione multidisciplinare e di coordinamento della funzione di educazione terapeutica e counselling motivazionale”.

Nelle 5 regioni che hanno partecipato al progetto con il coordinamento di AReSS Puglia – Lombardia, Lazio, Toscana, Marche, Puglia -, oltre all’applicazione sperimentale del protocollo per la promozione della Food literacy e dell’Engagement in una piccola coorte di pazienti, sono stati indagati i livelli di Food literacy e i livelli di Engagement in un campione di popolazione diabetica, su base volontaria e anonima. Ciò è stato possibile erogando il questionario “Io e il mio Diabete” sviluppato utilizzando fonti di letteratura e parte integrante del protocollo FooDIa-Net, attraverso la piattaforma web progettata e sviluppata nei tre anni di progetto.

Il dottor Roberto D’Elia, referente scientifico del progetto CCM presso il Ministero della Salute, ha commentato i risultati e offerto possibili scenari futuri di applicazione della ricerca, prima della Tavola rotonda su “Dall’esperienza progettuale all’implementazione dei servizi: quale futuro per FooDia-Net?”, alla quale hanno preso parte il professor Gianfranco Damiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nel ruolo di chair, il dottor Giuseppe Traversa, Paziente Educatore e Coordinatore FAND Regione Puglia, la dottoressa Ylenia Vignoli, Infermiera Educatrice Regione Toscana, la dottoressa Martina Zucchi, Medico di Medicina Generale, Educatrice Regione Lombardia, la dottoressa Monica Modugno, Diabetologa ed Educatrice Regione Puglia, il dottor Corrado Celata, della Direzione Generale Welfare Regione Lombardia, il dottor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, il professor Francesco Giorgino, presidente della Società Italiana Endocrinologia che ha commentato: “Il diabete mellito è una malattia cronica con cui le persone che ne sono affette devono combattere per tutta la vita e in cui è fondamentale l’aderenza a un corretto stile di vita per ridurne le conseguenze negative sulla salute. Il progetto FooDiaNet rappresenta un esempio importante di come sia possibile aumentare il livello di consapevolezza delle persone con diabete nei confronti della propria malattia e di come si possano accrescere le conoscenze sulla corretta alimentazione e sui benefici dell’esercizio fisico. Un miglior livello di autogestione della malattia potrà tradursi in outcome più favorevoli evitando il continuo ricorso alle strutture sanitarie e migliorando la qualità di vita.”

Le Agenzie, le ASL e le unità operative che hanno partecipato sono: AReSS Puglia Agenzia Strategica per la Salute e il Sociale, AOU Policlinico di Bari (UOC di Endocrinologia) e ASL Bari (DSS1), ATS della BRIANZA e ASST di Lecco, UOC Diabetologia e dietologia – ASL Roma 1, ARS – Agenzia Regionale di Sanità Toscana, IRCCS INRCA – Ancona, Marche – UO Malattie Metaboliche e Diabetologia, ENGAGEMIND HUB – Università Cattolica del Sacro Cuore Milano.

I RISULTATI
Alla survey online hanno partecipato un totale di 241 pazienti per lo più afferenti alle regioni partecipanti al progetto, prevalentemente affetti da Diabete di Tipo 2, la maggior parte appartenenti a due fasce di età (41-60 e 61-80+) ed equamente distribuiti per genere. Il questionario ha indagato i livelli di alfabetizzazione alimentare (literacy) e i livelli di consapevolezza dei pazienti (engagement) rispetto ai propri stili di vita, suddivisi in base all’età, al genere, ai livelli di istruzione e agli anni della diagnosi.

I risultati evidenziano livelli di Literacy “adeguati” nel 66% della popolazione con Diabete coinvolta nella ricerca, “sufficiente” nel 25% ed “inadeguato” nel 9% dei casi. Sensibili le differenze fra i pazienti delle regioni considerate, con livelli “adeguati” di food Literacy che toccano il 70% in Toscana ed il 68% in Puglia. Nelle stesse regioni si osservano anche le percentuali più basse, relative al livello di conoscenza “inadeguato”: il 7% in Puglia ed il 9% in Toscana.

Tra i più giovani, i livelli di Literacy sono risultati polarizzati; si nota infatti una percentuale maggiore di pazienti che hanno dimostrato un livello inadeguato rispetto alla media, (18% vs 9% della media), ma anche una percentuale maggiore di pazienti con livelli adeguati (82% vs 66%). Tra le donne, vi sono più pazienti con livelli inadeguati di Literacy rispetto alla media (14% vs 9%). Considerando i livelli di istruzione, tra coloro che posseggono il titolo di studio “licenza elementare” si trova una percentuale di pazienti con Literacy inadeguata maggiore rispetto alla media (32% vs 9%). Infine, in base agli anni dalla diagnosi, i livelli di Literacy non si discostano particolarmente dalla media.

Per quanto riguarda i livelli di Engagement rilevati attraverso il modello psicologico validato scientificamente Patient Health Engagement Model® (PHE-Model®), durante l’indagine nella popolazione diabetica, metà dei pazienti (46%) sono risultati in posizione di “consapevolezza”, circa un terzo (27%) è apparso in “allerta” e circa un altro terzo in “progetto eudaimonico” (24%), ossia in grado di pianificare progetti di vita realistici, orientato verso obiettivi di vita significativi, con capacità di gestire il proprio potenziale conoscitivo, comportamentale ed emozionale. Solo il 3% del campione è risultato in uno stato di “blackout”.
Anche in questo caso si evidenziano differenze nelle regioni coinvolte nel progetto: la consapevolezza raggiunge un picco del 38% in Toscana; in Puglia si attesta sul 24%; nelle Marche è al 23%e e al 19% in Lombardia. In quest’ultima regione si registra anche il più elevato livello di “blackout” dei pazienti: il 7%. Fra i giovani, rispetto alla media, si trova il maggior numero di pazienti in blackout (9% vs 3%). La distribuzione per genere e in base agli anni di diagnosi non evidenzia significativi scostamenti rispetto alla media mentre, in base al livello di istruzione, nei pazienti con livelli di istruzione più bassa si trovano più pazienti in blackout rispetto alla media (9% vs 3%).

Dalla ricerca emerge che le due variabili considerate (Literacy ed Engagement) sono significativamente correlate tra di loro: più elevato è il livello di Literacy, maggiore è il coinvolgimento attivo del paziente, e viceversa. Dal test sulla conoscenza del Diabete della popolazione diabetica che ha aderito alla survey è emerso che la maggior parte dei partecipanti (81%) ha risposto a più di 7 domande corrette su 13. Genere ed età non incidono significativamente sui livelli di Engagement, ma il livello di istruzione si: fra i pazienti con livelli di istruzione più bassa si trovano più pazienti in blackout rispetto alla media (9% vs 3%).

Nel corso dell’evento sono stati presentati anche i risultati dello studiosull’erogazione sperimentale del Protocollo di educazione terapeutica FooDia-Net ai pazienti opportunamente sensibilizzati dai propri medici di famiglia o specialisti di riferimento. Dei pazienti che hanno completato il percorso di esecuzione del protocollo si sono misurati gli eventuali progressi in termini di livelli di Literacy alimentare ed Engagement. Lo studio ha riguardato anche coloro che, pur sensibilizzati, non si sono registrati o hanno abbandonato il protocollo, rilevando le principali motivazioni. Lo studio pilota è stato avviato a marzo 2021 in quasi tutte le Unità Operative con un numero vario di utenti sensibilizzati e reclutati in funzione dei criteri concordati per il coinvolgimento dei pazienti (over 40, DMtipo2, disponibilità all’utilizzo della tecnologia/eventuale supporto di un caregiver).
Su un totale di 166 pazienti sensibilizzati, 79 non si sono iscritti alla piattaforma (48%), 41 si sono iscritti ma non hanno completato il protocollo (25%), 7 si sono iscritti in ritardo (4%) e 38 hanno completato il protocollo (23%). Fra i pazienti che hanno completato il protocollo ci sono soggetti più anziani; la distribuzione dei livelli di istruzione (medio – bassi) è più omogenea e il Diabete appare diagnosticato da meno di 10 anni.

Il protocollo è risultato efficace nel migliorare i livelli di Literacy alimentare, infatti coloro che hanno completato il protocollo hanno visto miglioramenti significativi nei livelli di Literacy tra la prima (t0) e la seconda (t1) valutazione; dal punto di vista dell’Engagement si sono registrati segnali di miglioramento anche se non significativi (anche a causa dell’esiguità del campione). Il 50% dei pazienti ha visto miglioramenti dei livelli di Literacy; il 24% miglioramenti dei livelli di Engagement.

A proposito del miglioramento della Literacy, questo si è verificato nella totalità dei casi su pazienti con Diabete di tipo due; maggiormente nella popolazione maschile; tra i pazienti nella fascia di età >70 anni nel 42% dei casi a fronte di nessun cambiamento nel 39% e un peggioramento nel 33% dei casi. Tra i pazienti con livelli di scolarità medie e superiori troviamo più pazienti che hanno registrato un miglioramento nei livelli di Literacy; mentre tra coloro con livelli bassi o medio-alti vi sono più pazienti che sono peggiorati. Per quanto riguarda la provenienza geografica, circa un terzo dei pazienti provenienti dalla Puglia e dalla Lombardia hanno registrato miglioramenti, percentuale che si abbassa al 21% nelle Marche e al 5% in Toscana. La quasi totalità (90%) dei pazienti che sono migliorati hanno una diagnosi di Diabete da meno di 10 anni e l’80% circa di essi è un paziente con comorbidità. Tra coloro che hanno visto un miglioramento, il 63% era seguito da un centro specialistico, il 32% dal MMG. Infine, è stato verificato che nessuna delle variabili considerate (genere, età, livello di istruzione, tipologia di Diabete, tempo dalla diagnosi e comorbidità) predice in modo significativo il cambiamento di Literacy.
Rispetto all’incremento dell’Engagement, questo è stato riscontrato maggiormente nella popolazione di sesso maschile (67% vs 33% nelle donne); maggiormente nelle fasce di età più anziane e in coloro con un livello di istruzione medio-alto; nell’89% dei casi in pazienti con Diabete di Tipo 2 e in pazienti con diagnosi più recente; in pazienti con comorbidità (78%). Dei pazienti che hanno registrato un miglioramento dei livelli di Engagement, il 67% era seguito da un centro specialistico, il 22% dal MMG.
Sul totale dei 166 pazienti sensibilizzati, 79 non si sono iscritti alla piattaforma (48%) mentre 41 si sono iscritti ma non hanno completato il protocollo (25%). Fra le motivazioni che hanno condizionato la registrazione dei pazienti alla piattaforma troviamo al primo posto la resistenza al cambiamento nella relazione con il proprio medico (22%), a seguire (21%) la dichiarata difficoltà nell’utilizzo di tablet, PC o smartphone in assenza di un caregiver; l’incomprensione dell’utilità del protocollo (18%), il dichiarato insuccesso nella procedura di registrazione (16%), la mancanza di tempo (15%), altro (8%).

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