domenica, 1 Agosto 2021

Vaticano, abusi sui chierichetti del Papa: 6 e 4 anni per gli imputati

Per il Promotore di Giustizia vaticano si è trattato di veri e propri "atti di violenza", non di "cose di ragazzi"

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Il Promotore di Giustizia vaticano, Roberto Zannotti, ha chiesto sei anni di reclusione per don Gabriele Martinelli, 29 anni, per atti di violenza carnale e di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, per favoreggiamento. Si è svolta oggi l’udienza nel Tribunale vaticano nell’ambito dei presunti abusi sui cosiddetti chierichetti del Papa avvenuti nel Preseminario San Pio X, gestito dall’Opera don Folci della diocesi di Como.

Per i reati di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati di cui è accusato don Gabriele Martinelli, Zannotti ha chiesto rispettivamente otto e quattro anni di reclusione, ridotti a quattro e due, per un totale di sei anni di detenzione, a causa della minore età dello stesso imputato all’epoca dei fatti. Infatti, secondo l’ordinamento vaticano, non è possibile punire chi commette il reato prima dei 16 anni. Per questo motivo il Pg ha circoscritto il periodo perseguibile a partire da agosto 2008 e non considerando l’intero arco in cui si sono consumate le violenze, cioè tra il 2007 e il 2012.
Non essendo contemplato, nell’ordinamento penale vaticano, il reato di concorso in violenza sessuale (per il quel sta invece indagando la Procura di Roma), per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Enrico Radice, sono stati richiesti 4 anni di reclusioni.

Secondo Roberto Zannotti si è trattato di veri e propri “atti di violenza”, non di “cose di ragazzi”. Una delle vittime “ha riferito di molestie di vario genere caratterizzate da un crescendo. In tutto questo contesto, Martinelli manifesta un potere che lo porta ad abusare”, ha detto il Pg ricordando anche le minacce che il parroco avrebbe rivolto alla vittima, ricatti, favori sessuali per ruoli notevoli nel servizio liturgico delle messe papali. “Non bisogna confondere il consenso con la partecipazione all’atto“, dice il magistrato secondo il quale non può esserci stato consenso da parte della vittima, né ai tempi della minore età, né dopo il compimento dei 18 anni.

Il comportamento di Radice è stato invece giudicato “ancor più grave” dal Pg, “sia per la carica, che per l’ostinazione di coprire fatti evidenti a tutti”. Per Zannotti l’intera attività del Rettore, “dal 2009 in poi, era finalizzata a coprire Martinelli”. Convinzione provata da una lettera falsa con cui il monsignore voleva accelerare i tempi dell’ordinazione diaconale di Martinelli.

Per Dario Imparato, legale di una delle vittime, questo processo è solo la punta di un iceberg. “Non vorrei mai pensare che Martinelli nei prossimi decenni possa fregiarsi della medaglia dell’assoluzione per fatti che questa difesa ritiene gravi – ha dichiarato. Spesso per processare un sistema, bisogna processare un singolo“. Tuttavia, ciò in cui maggiormente spera è che la vicenda non venga focalizzata sull’omosessualità, bensì sull’abuso di potere da parte di Radice e Martinelli, “l’esercizio violento di un soggetto potente e prepotente, che prima di soddisfare la sua libido, voleva soddisfare la sua sete di potere“.

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