domenica, 5 Dicembre 2021

Tra did e dad il futuro is dead

I risultati delle ultime prove Invalsi hanno dimostrato come la dad e la did abbiano abbassato il livello di preparazione degli studenti. Con la didattica da casa ci si tutela dal contagio ma non dalla sconfitta educativa.

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La dad e la did non hanno gli stessi effetti e benefici della didattica in presenza, non sono un loro sostituto ma un semplice surrogato senza arte né parte. Secondo l’ultimo rapporto sulle prove Invalsi la situazione generale dei ragazzi è peggiorata in questi ultimi due anni, proprio a causa della dad. Molti alunni delle scuole superiori palesano una scarsa preparazione, al pari di un alunno di terza media. La causa di questo abbassamento della qualità dell’istruzione è la “didattica a distanza”. Una distanza che allontana sempre più i ragazzi dalle conoscenze e dalle competenze minime che si dovrebbero acquisire. Confrontando i risultati ottenuti quest’anno con quelli degli anni precedenti si può notare un drastico peggioramento delle conoscenze acquisite dagli alunni. Gravi lacune in italiano, in matematica e soprattutto in inglese.

Un dato che balza all’occhio è quello delle regioni del sud tra cui la Puglia. Fino a qualche anno fa la regione era la pioniera del Mezzogiorno, oggi ha perso diversi punti in classifica; la maggior parte degli alunni riscontra gravi carenze in materie come italiano e matematica. Se si confrontano i risultati fra le regioni italiane il gap nord-sud diventa evidente e preoccupante. Alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano, il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori il dato lievita rispettivamente al 44% e al 51% con un +9%. Tutte le regioni, complici la Dad e la Did, didattica integrata digitale, hanno avuto un netto calo delle performance rispetto al passato. L’unica che si mantiene sopra la media nazionale è la Provincia Autonoma di Trento.

Dad o did, cosa aspetta gli studenti il prossimo anno?

La domanda ad oggi non ha ancora una risposta, nessuno sembra volersene occupare, nei fatti, di come inizierà o proseguirà il nuovo anno scolastico. Certo è che tutto dipenderà dall’andamento dei contagi ovvero da come si comporterà ciascuno di noi nei prossimi mesi. Lo scorso anno il capro espiatorio è stata la Ministra Lucia Azzolina, accusata da tutti di aver speso tempo e soldi con i banchi a rotelle ma senza giungere ad una concreta soluzione del problema; anche il nuovo governo ha dato la parvenza di affrontare il problema di petto ma, nei fatti, nulla di concreto. La scuola e la didattica sono una vera patata bollente e nessuno sembra volersene prendere carico. Allo stato attuale, se non dovesse essere prorogato lo stato di emergenza, a settembre si tornerà in classe regolarmente, in caso contrario andrà in onda la replica di un film già visto negli ultimi due anni con l’alternarsi di ordinanze, decreti, documenti e protocolli per la gestione dell’emergenza.

Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima

L’eventuale proroga dello stato di emergenza, come si prospetta a partire dal 31 luglio 2021, comporterà il prolungamento dei protocolli di sicurezza in essere. Dunque, nel caso dovesse esserci un caso positivo in classe, si provvederà all’isolamento con conseguente attivazione della Dad per alunni e docenti. Il discorso, ad oggi, potrebbe essere valido per gli alunni fino a 12 anni di età, alunni dalla prima elementare alla seconda media. Allo stato attuale non esiste un vaccino autorizzato da poter somministrare ai bambini con meno di 12 anni. Secondo gli studi condotti negli ultimi anni i più giovani sono spesso serbatoio, asintomatico, del Covid19 e attraverso di loro il contagio si diffonde in famiglia. Un cane che si morde la coda senza mai interrompere questo circolo vizioso.

L’innescarsi della Dad o della did causa un effetto a catena che nel giro di pochi minuti si riversa su tutte le famiglie coinvolte. Al primo “attacco di panico” con la paura del contagio segue quello ancora più turbolento: come organizzarsi con i figli? Con il placarsi della terza ondata molte attività e molte aziende hanno pianificato il rientro in sede e l’interruzione dello smartworking. Complice la bella stagione, tra nonni, campi estivi e ferie è facile organizzarsi con i figli a casa; ma il vero problema sorgerà quando, nel pieno dell’inverno, da un minuto all’altro ci si ritroverà a stravolgere l’intero ménage familiare.

Settembre 2021: lo spettro della dad potrebbe apparire prima del previsto

Con l’avanzare della variante Delta, e la percentuale di personale scolastico non ancora vaccinata, la didattica a distanza potrebbe concretizzarsi sin dai primi giorni del nuovo anno scolastico. Ad oggi il 15% del personale non ha ancora ricevuto una dose di vaccino. Un numero molto alto soprattutto perché composto in gran parte da no-vax. Per scongiurare la dad in alcune regioni si iniziano ad organizzare campagne di immunizzazione last-minute per il personale non ancora vaccinato.

Con la didattica da casa ci si tutela dal contagio ma non dalla sconfitta educativa. Negli ultimi due anni il tasso di abbandono scolastico è salito in maniera quasi esponenziale. Diverse regioni, molte del sud, hanno superato la doppia cifra. Calabria 22,4%, Campania 20,1%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,2%, Sardegna 15,2%, Basilicata 10,8%, Abruzzo 10,2%.

É evidente che il futuro di questa generazione dipenderà da come tutti noi ci comporteremo nei prossimi due mesi: la loro formazione ma anche il loro equilibrio già precario. Dipenderà da noi continuare a mantenere alta la guardia e non considerare il vaccino come un obbligo ma come un’opportunità per tutelare la salute; oltre che un dovere morale.

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