martedì, 3 Agosto 2021

Scuola, Emilia Romagna e Lazio contro Bianchi: incubo dad sul ritorno in presenza

Anche per gli studenti di ogni ordine e grado dovrebbe essere garantito il diritto alla disconnessione. Seppur dietro uno schermo è necessario ricordarsi che dall'altra parte ci sono alunni di scuola elementare e superiori.

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Il nuovo anno scolastico dovrebbe partire in presenza, con un rientro al 100% di tutte le classi. É la previsione ottimistica del ministro Bianchi: “Lavoriamo per la scuola in presenza, senza se e senza ma“. Una dichiarazione che però non convince molto alcuni assessori tra cui Alessio D’Amato, assessore alla Salute del Lazio, e l’assessore regionale alla Salute dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini.

Proprio Donini spiega: “La mia è una considerazione molto semplice, quasi banale. Tutti siamo contrari alla didattica a distanza. Se ci fosse un focolaio in una classe oggi vanno tutti in DAD. Io chiedo di considerare anche la popolazione vaccinata. Se dovesse rimanere a scuola, in virtù dello status di vaccinazione, potrebbe diminuire la DAD. Questa dovrebbe essere una riflessione apprezzata da chi si è scagliato contro la didattica a distanza. Poi l’organizzazione spetta alla scuola”.

Il Comitato tecnico scientifico, in queste ore, fa sapere che a settembre si tornerà sì a scuola, ma sempre con la mascherina e rispettando il distanziamento. Circostanze che lasciano perplessi e delusi numerosi dirigenti scolastici. Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi di Roma e Lazio, attacca: “Mantenere il distanziamento, usare le mascherine e altro implica che gli studenti dovranno essere nuovamente impegnati nella DAD: ci chiediamo allora in questo anno e mezzo è possibile non essere riusciti a trovare soluzioni alternative, possibile che permangano le classi pollaio?”.

“Tutto possiamo permetterci tranne che un terzo anno scolastico dimezzato: sarebbe un danno irreparabile per un’intera generazione”, sostiene la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.

Ma di fronte al virus, non c’è scelta politica che tenga, potrebbe non esserci alternativa alla DAD e, se davvero questo è il destino degli studenti da settembre, è giusto imparare dagli errori: piegare la didattica a distanza alle esigenze degli alunni e non il contrario.

Un esempio. Anche gli studenti hanno il diritto di disconnettersi da PC e cellulari una volta terminato l’orario scolastico. In questo ultimo anno si è spesso parlato di diritto alla disconnessione legato allo smartworking, ma mai approfondito per la DAD e per gli studenti. Il concetto è molto semplice: lavorare e studiare da casa non vuol dire essere disponibili 24 ore al giorno.

Attualmente nel nostro Paese non esiste una vera e propria normativa che regoli questo settore. A causa dell’emergenza si è semplicemente trasformato il lavoro d’ufficio in lavoro da remoto. Smartworking è altro. Altro dovrebbe essere la DAD e soprattutto il diritto alla disconnessione per tutti gli studenti e i loro genitori.

Lo stesso discorso vale per gli studenti di ogni ordine e grado; anche loro hanno il diritto alla disconnessione. Girando sui forum o sui gruppi Facebook sono sempre di più le segnalazione di mamme e studenti disperati per la DAD. Il motivo: compiti a tutte le ore del giorno e della notte, anche nei giorni rossi.

“Diversi studi – ha dichiarato David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nella sua relazione ai senatori – ci dicono che la scuola a distanza produce un elevato distress e disturbi del sonno. Nelle bambine produce soprattutto ansia, depressione e ritiro dalla scuola. Nei maschi rabbia, aggressività e opposizione. Un aumento dei problemi psicologici è stato rilevato, in particolare, da un’indagine italiana che ha potuto osservare gli stessi bambini ora e negli anni precedenti. E ha, così, registrato un aumento del 24% dei problemi psicologici“.

Se le scuole rispettano quello che è il calendario ministeriale, tra giorni rossi e ponti, alcuni insegnanti sembrano continuare il loro lavoro ad oltranza. Molto spesso, nel bel mezzo del pomeriggio, non appena gli alunni hanno finito di fare i compiti, arriva la fatidica notifica sul registro elettronico. “Tizio Caio, nome di fantasia del docente, ha appena aggiornato la sezione compiti a casa”. Nulla di strano se non fosse che i compiti assegnati saranno per il giorno dopo, magari alla prima ora di lezione.

Qualcuno potrebbe giustificarlo con un “ritardo a causa di problemi di connessione”, qualcun altro con “forse ha sbagliato”. Invece, dopo un breve giro sui gruppi Whatsapp e la chiamata o il contatto diretto con il docente arriva la doccia fredda: “Si, i compiti sono per domani.”

Se non ci fosse stata la DAD, o i gruppi whatsapp, gli alunni sarebbero rimasti senza ulteriori compiti da svolgere nel pomeriggio. Come accadeva fino a qualche anno fa, quando il docente si dimenticava di assegnare i compiti e tutti in una rigorosa e solidare omertà evitavamo che se ne accorgesse. Durante la pandemia no, gli studenti non hanno avuto più questo diritto di disconnessione.

Da settembre si dovrebbe scrivere un nuovo capitolo della scuola e dell’istruzione e si spera che i docenti non continuino sulla strada imboccata durante l’anno scolastico appena concluso, il secondo in DAD per gran parte delle scuole. Come per gli adulti anche per i ragazzi vale la disconnessione.

Seppur dietro uno schermo, da mesi in casa, e senza attività alternative è necessario ricordarsi che dall’altra parte ci sono alunni di scuola elementare e studenti di scuole superiori. Ragazzi che per mesi hanno vissuto rinchiusi in casa e che oltre al video del PC non vedono altro e magari avrebbero bisogno di rilassarsi e disconnettersi un po’ dalla scuola, quando suona la campanella virtuale dell’ultima ora.

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