mercoledì, 27 Ottobre 2021

Quando il calcio non è più un gioco: 36 anni fa la strage dell’Heysel

Quel pomeriggio morirono 39 tifosi, oltre 600 i feriti. Una strage. All'esterno dello stadio Roi Baudouin, allora Heysel, è esposta una targa commemorativa con i nomi delle vittime.

Da non perdere

Il 29 maggio 1985 lo stadio Heysel di Bruxelles sarebbe dovuto essere il teatro della finale di Coppa dei Campioni, una partita di calcio che metteva di fronte la Juventus e il Liverpool, i guizzi di Paolo Rossi e Kenny Daglish, le magie di Michael Platini e Ian Rush, ma ben presto si trasformò, tra l’incredulità generale, nel luogo in cui si è consumata una delle pagine più drammatiche del calcio.

Trentanove tifosi juventini, di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e un irlandese, non fecero più ritorno a casa per via degli incidenti nel settore Z dello stadio, con gli hooligans inglesi a sfondare le reti divisorie, in forte stato di alterazione psicofisica anche a causa della spropositata quantità di birra bevuta.

La paura prese il sopravvento e alcuni sostenitori presenti in quella zona dello stadio si lanciarono nel vuoto per tentare di non rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore confinante, altri ancora si ferirono contro le recinzioni.
Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso la ricerca di una via d’uscita.

Oltre alle trentanove vittime si contarono seicento feriti, con una finale che non si sarebbe dovuta giocare, iniziata un’ora e mezzo più tardi grazie alla opinabile decisione della UEFA e delle autorità belghe.

Le motivazioni del triste evento si ricondussero alla discutibile scelta della sede, inappropriata per un evento di tale portata, alla vendita dei biglietti superiore alla capienza dell’impianto e alla polizia a cavallo colta alla sprovvista, trovatasi a gestire come peggio si potesse ciò che stava accadendo, totalmente impreparata davanti alla tifoseria inglese, all’epoca incubo degli stadi di tutta Europa.

Per quella tragedia sulle squadre inglesi calò la squalifica dalle competizioni internazionali della giustizia sportiva, oltre a quella ordinaria sui tifosi, sul capo della federazione calcistica belga e due capi della polizia.

Trentasei anni fa la strage dell’Heysel, l’unica finale in cui il risultato conclusivo e la direzione che prese la Coppa furono utili solo per riempire i tabellini e le statistiche. Una tragedia, come hanno dimostrato altri avvenimenti drammatici negli anni a seguire, che non hanno insegnato niente alle squadre e alle tifoserie del nostro Paese, che fa fatica a ricordare quelle vittime, ma anche a superare i drammatici avvenimenti di quella “festa dello sport” celebrata nel peggiore dei modi.

Ultime notizie