mercoledì, 23 Giugno 2021

Concorsi pubblici “inquinati”: ordinanza di custodia cautelare per due “furbetti”

I due indagati, interni alla commissione esaminatrice sono accusati di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti d'ufficio, in forma aggravata.

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Nella mattinata di oggi, 21 maggio, la Squadra Mobile e la Guardia di Finanza di Latina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare. É stata emessa dal Giudice Giuseppe Cario, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di Claudio Rainone, direttore dell’U.O.C., reclutamento ed ex dirigente amministrativo della ASL di Latina e nei confronti di Mario Graziano Esposito, funzionario della predetta unità
organizzativa. Entrambi sono sottoposti agli arresti domiciliari con l’accusa di due reati, seppur fin’ora solo ipotizzati: falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti d’uffico, in forma aggravata.

Le indagini, coordinate dal Dott. Carlo Lasperanza e dal Dott. Valerio De Luca, riguardano due concorsi pubblici, il primo svolto nel settembre 2019 e il secondo nel dicembre 2020. Entrambi, attuati in forma aggregata tra le ASL di Frosinone, Viterno, Roma 3 e Latina che fungeva da “capofila”, avevano ricevuto un elevato numero di partecipanti alle prove.

Le selezioni, tenutesi ad agosto e dicembre 2020, sono state appunto divise in due step: il primo, relativo ai 23 posti da collaboratore amministrativo professionale cat. D, ha
visto la presentazione di quasi 1.300 istanze di partecipazione; mentre per il secondo, relativo ai 70 posti con con qualifica di assistente amministrativo cat. C, sono state presentate più di 2.900 domande.

Sempre secondo le prime indagini, è emerso un dato importante, ma allo stesso tempo sconfortante: in entrambi i concorsi, tutte le procedure previste dai bandi a tutela dell’imparzialità della Pubblica istruzione e soprattutto a tutela del merito di ogni aspirante, sono state accantonate, falsate per dare posto a corruzione, conoscenza e privilegio verso  quei candidati “più o meno già conosciuti”. I due indagati, difatti, hanno “inquinato” nel vero senso della parola, tutte le procedure: pochi giorni prima le prove scritte ed orali, proprio loro, hanno rivelato i quesiti che sarebbero stati posti in sede di esame. Entrambi, per non lasciare nulla al caso e al sospetto, erano anche componenti delle commissioni esaminatrici in qualità di Presidente e di Segretario.

I cinque beneficiari di questi ‘favoritismi’ sono stati identificati.

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