mercoledì, 16 Giugno 2021

Moni Ovadia e la solitudine dei palestinesi: “io sono molto ebreo, ma non sono per niente sionista”

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L’artista Moni Ovadia, da sempre dedito al recupero del patrimonio artistico, letterario e religioso degli Ebrei dell’Europa orientale, ha commentato l’escalation di violenza in Medio Oriente che è sfociata in una lunga notte di bombardamenti tra Israele e la Striscia di Gaza. 

 “La politica di questo governo israeliano è il peggio del peggio” dice Ovadia. “Non ha giustificazioni, è infame e senza pari. Vogliono cacciare i palestinesi da Gerusalemme est, ci provano in tutti i modi e con ogni sorta di trucco, di arbitrio, di manipolazione della legge. È una vessazione ininterrotta che ogni tanto fa esplodere la protesta dei palestinesi, che sono soverchiamente le vittime, perché poi muoiono loro, vengono massacrati loro”. E continua: “La politica di Israele è segregazionista, razzista, colonialista. E la comunità internazionale è di una parzialità ripugnante”. 

L’artista denuncia poi la solitudine del popolo palestinese: “Tranne qualche rara eccezione, paesi come la Svezia e qualche paese sudamericano, non si ha lo sguardo per vedere che la condizione del popolo palestinese è quella del popolo più solo, più abbandonato che ci sia sulla terra perché tutti cedono al ricatto della strumentalizzazione infame della shoah”. 

In tutto questo, lo sterminio degli ebrei non c’entra niente, Moni Ovadia lo definisce: “Pura strumentalizzazione. Oggi Israele è uno stato potentissimo, armatissimo, che ha per alleati i paesi più potenti della terra e che appena fa una piccola protesta tutti i Paesi si prostrano, a partire dalla Germania con i suoi terrificanti sensi di colpa”. 

La sua è una visione in qualche modo “interna”, essendo egli stesso ebreo, ma questo non cambia le cose: “Io sono ebreo, anch’io vengo da quel popolo. Ma la risposta all’orrore dello sterminio invece che quella di cercare a pace, la convivenza, l’accoglienza reciproca, è questa? Dove porta tutto questo? Il popolo palestinese esiste, che piaccia o non piaccia a Netanyahu. C’è una gente che ha diritto ad avere la propria terra e la propria dignità, e i bambini hanno diritto ad avere il loro futuro, e invece sono trattati come nemici”. 

E sui comportamenti della politica internazionale e in particolare dell’Italia, Ovadia denuncia senza mezzi termini: “Ci sono israeliani coraggiosi che parlano, denunciano. Ma la comunità internazionale no, ad esempio l’Italia si nasconde dietro la sua pavidità, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ci dovrebbe essere una posizione ferma, un boicottaggio, a cominciare dalle merci che gli israeliani producono in territori che non sono loro”. 

La pace “si fa fra eguali, non è un diktat come vorrebbero gli israeliani” dichiara in conclusione Ovadia. “Io non sono sul foglio paga di nessuno, rappresento me stesso e mi batto contro qualsiasi forma di oppressione, è il mio piccolo magistero. Sono con tutti quelli che patiscono soprusi, sopraffazioni e persecuzioni e questo me l’ha insegnato proprio la storia degli ebrei. Io sono molto ebreo, ma non sono per niente sionista”. 

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