giovedì, 28 Ottobre 2021

Pesca abusiva, covid e rifiuti: salviamo le Galapagos

I rifiuti marini e la pesca illegale dei pescherecci cinesi stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza di specie a rischio estinzione nel meraviglioso arcipelago delle isole Galapagos. Con il covid19 è arrivato lo stop anche per turismo e l'attività scientifica.

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È uno sterminio annunciato ed ignorato: da tempo la pesca no-limits delle flotte di pescherecci illegali con bandiera cinese, sta mettendo in pericolo la sopravvivenza di un meraviglioso ecosistema endemico, quello delle isole Galapagos.

Il moltiplicarsi dei casi di pesca predatoria abusiva, anche attraverso l’utilizzo di pescherecci da traino illegali che trascinano le reti sul fondale marino danneggiandolo, non fa altro che compromettere in modo permanente l’integrità e la conservazione dell’ambiente di questo prezioso arcipelago

Ogni notte si stima la presenza di un numero tra le 260 e le 340 unità di pesca, la maggior parte con bandiera cinese, che, spegnendo i radar, entrano nell’area protetta delle Galapagos dando il via a delle vere e proprie mattanze. Nel 2017 in una nave cinese sotto sequestro, sono state ritrovate 300 tonnellate di pesce martello e 26 di pinne di squalo, a testimoniare il massacro di esemplari che, una volta privati della pinna, vengono ributtati in mare ad agonizzare.

Nell’agosto 2020 il ministro degli Esteri, Luis Gallegos, ha tentato il dialogo con il Governo cinese, per verificare che le imbarcazioni presenti nella zona fossero in regola. Purtroppo la flotta cinese è la più grande al mondo, include migliaia di pescherecci, riuscire a verificare che tutte le navi operino in modo legale era ed è tutt’oggi difficile.

Successivamente, ha proposto un monitoraggio satellitare con la collaborazione dei Paesi che fanno parte della Commissione del Sud Pacifico; a spiegare quanto non sia fattibile ci ha pensato il comandante della marina, Darwin Jarrìn; almeno la metà dei pescherecci spegne il sistema di localizzazione a bordo.

Paesi come la Cina dovrebbero operare con più chiarezza, rendendo nota la posizione delle imbarcazioni in tempo reale, e la quantità di pescato; senza questa prerogativa è praticamente impossibile sapere i movimenti di queste navi, oltre a quante e quali specie peschino. Da questo si evince la difficoltà dei piccoli Paesi nel riuscire a contrastare la pesca illegali nei propri mari.

La flotta cinese è solita agli spostamenti in acque straniere, anche in aree protette; una volta spenti i localizzatori, le sue diventano “navi fantasma” che violano ogni tipo di regolamento. Queste attività contribuiscono fortemente all’esaurimento degli stock ittici negli oceani, minacciando la sicurezza alimentare delle comunità costiere e distruggendo irreparabilmente degli ecosistemi inestimabili.

Il governo dell’Ecuador continua nel tentativo di estendere la sua zona economica esclusiva, con l’unico obiettivo di rendere le acque, attualmente occupate, zona protetta e non più di dominio internazionale.

 

La pesca abusiva non è l’unico problema che incombe, anche l’emergenza rifiuti, la pandemia da COVID-19 e il conseguente blocco del turismo e degli studi scientifici minacciano questo angolo di paradiso.

L’estate scorsa è circolata la notizia dell’iniziativa di gruppi volontari per la raccolta di rifiuti sulle spiagge; si trattava e si tratta di centinaia di bottiglie in plastica con etichette perlopiù provenienti dalla Cina. È impensabile che un habitat così delicato, che andrebbe protetto, versi in queste condizioni: quelle che erano spiagge incontaminate, ora sono ricoperte da rifiuti, povere creature come iguane e leoni marini si fanno spazio tra la spazzatura.

L’avvento della pandemia ha messo in grave pericolo le Galapagos; il primo caso di Covid-19 trovato a febbraio del 2020, ha portato alla chiusura delle isole per 4 mesi, con il conseguente blocco totale del turismo e un fermo per l’importante attività scientifica. Questo improvviso stop ha lasciato le famose tartarughe giganti, le iguane e altre specie endemiche alla loro sorte.

L’attività turistica è riuscita a ripartire in modo parziale a luglio 2020, riaprendo le 234 isole e isolette ad un massimo prestabilito di 6mila visitatori per mese, numero che però non si è dimostrato sufficiente per permettere il recupero di piccole attività, abituate alla media pre-pandemica di 23mila turisti. La maggior parte delle attività sono rimaste chiuse, così come alberghi e ristoranti. Il settore del turismo alle Galapagos, nel periodo tra marzo 2020 e inizio 2021, ha perso circa 850 milioni di dollari; prima garantiva l’85% della ricchezza del territorio.

Inizialmente materia di studio della teoria dell’evoluzione di Darwin nel1835, fino a diventare poi Patrimonio dell’Unesco nel 1978, queste isole ospitano infinite varietà di piante e oltre 2.900 specie tra pesci, invertebrati e mammiferi acquatici, un quarto dei quali non si trova in nessun altro angolo della terra.

Con la chiusura, solo pochi scienziati locali si sono trattenuti nelle isole, la maggior parte dei ricercatori stranieri è dovuta rimpatriare. L’effetto è stato tragico: più di 100 studi scientifici sono rimasti fermi o peggio, hanno chiuso.

Danni Rueda, direttore del Parco Nazionale delle Galapagos, oltre che responsabile del 97% del territorio dell’arcipelago, ha spiegato quanto la pandemia abbia avuto un impatto diretto sul programma scientifico; il 60% di quello pianificato per il 2020 è stato sospeso.

Fortunatamente, i 300 ranger che sorvegliano il Parco Nazionale non hanno abbandonato le isole, riuscendo a mantenere la normale attività, monitorando squali, i luoghi di nidificazione delle tartarughe e la salute di iguane e leoni marini; anche quando i movimenti tra un’isola e l’altra erano vietati persino a loro, perché le barche servivano a trasferire i positivi o a trasportare farmaci e materiali utili per i test.

Come ha reso noto il Ministero della Salute, l’arcipelago ha registrato fino ad ora circa 2.138 casi e ventiquattro morti di Covid, ma il governo ha in programma di vaccinare tutti gli adulti prima della fine del mese di maggio; facendole diventare il primo arcipelago Covid free dell’America Latina.

La situazione alle Galapagos è critica: si dice che ciò che non ci tocca da vicino, non sia affar nostro; ma anche quello che è lontano dalla nostra realtà ci riguarda, la poca informazione e il disinteresse non devono appartenere a nessuno di noi: come cittadini del mondo, questo è un problema di tutti.

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