venerdì, 8 Dicembre 2023

Hamas, ritrovato manuale di guerra segreto sui soldati: conteneva istruzioni per omicidi di massa con armi chimiche. Forti timori per l’escalation del conflitto con Iran e Libano

Un documento segreto ritrovato sui miliziani di Hamas riconnetterebbe i fatti del 7 ottobre con quelli di al-Qaeda nel 2003, istruendo i soldati su come usare il cianuro per uccisioni su larga scala. Le ultime dichiarazioni di Iran e Libano mettono in allarme sulla possibile escalation mediorientale del conflitto. Gli aiuti umanitari sono in arrivo dal valico di Rafah, ma non bastano.

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Se non si mette “fine al genocidio nella Striscia di Gaza, tutto è possibile in qualsiasi momento e la regione sarà fuori controllo“: queste le parole del Ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian durante una conferenza stampa con il capo della diplomazia sudafricana. Alla luce dei complessi sviluppi della guerra tra Hamas e Israele, le analisi politiche si allargano verso le possibili espansioni del conflitto, nelle quali la posizione dell’Iran risulta critica. “Siamo preoccupati per una potenziale escalation” ha affermato il segretario della Difesa statunitense, Isaac Austin. Ad angosciare non è solo l’Iran, ma anche il Libano, al confine con il quale le truppe israeliane stanno ingaggiando attacchi sempre più ravvicinati. Dalle comunicazioni più recenti, infatti, risulta che l’esercito israeliano abbia colpito una cellula terroristica e un lanciamissili in territorio libanese, la quale, secondo il portavoce di Tel Aviv, stava pianificando un attacco verso la cittadina israeliana di Shlomi. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito: se Hezbollah– organizzazione paramilitare islamica e antisionismo libanese- interverrà definitivamente, la guerra si amplierà. Evidentemente, le inevitabili conseguenze a catena che si innescherebbero se ciò accadesse sarebbero imprevedibili. Una guerra mediorientale sarebbe quanto mai vicina.

Dopo poco più di due settimane dall’inizio degli attacchi, scoppiati il 7 ottobre, le informazioni raccolte riguardo alla pianificazione di Hamas permettono una lettura più precisa degli antefatti e delle intenzioni. Secondo quanto risulta, il piano sarebbe stato elaborato almeno un anno fa, come emerge da un documento rinvenuto sul corpo di un miliziano di Hamas, diffuso in esclusiva dal Washington Post. In questo manuale di guerra si leggerebbero istruzioni su come identificare i punti vulnerabili del nemico– ad esempio nei carri armati e nei veicoli blindati- e su come infliggere colpi mortali utilizzando un coltello. Sarebbero altresì incluse informazioni su come utilizzare le granate nordcoreane F-7, che Pyongyang tuttavia ha asserito di non aver fornito ad Hamas. Oltre alle armi tradizionali, mettono in allarme soprattutto le indicazioni sulle armi chimiche, che i terroristi palestinesi sarebbero stati pronti a sfruttare per condurre omicidi di massa. In particolare, in alcune chiavette USB ritrovate sui soldati sarebbe stata fornita la spiegazione su come produrre un dispositivo rudimentale per la dispersione del cianuro, riproponendo diagrammi già ritrovati nei manuali di al-Qaeda nel 2003.

“Questo è un documento militare segreto”, reciterebbe la frase sulla prima pagina del documento, dove si preciserebbe, salvo ordini specifici, l’assoluto divieto di spostarsi portandolo con sé. La foto sulla copertina risveglia memorie drammatiche: il volto raffigura lo sceicco palestinese Abdullah Azzam, mentore di Osama bin Laden. “Se questa è la loro fonte di ispirazione, e questa è la figura, il simbolo che stanno guardando, capisco qualcosa di più sul loro comportamento” ha dichiarato al Washington Post Michael Milshtein, ex capo del dipartimento per i palestinesi dell’intelligence militare israeliana. Aymenn al-Tamini, esperto del Middle East Forum già occupatosi di numerosi documenti reperiti in Siria e in Iraq, ha sostenuto l’autenticità del manuale di Hamas. Secondo le stime più accurate si pensa che l’ala militare segreta del gruppo, al-Qassam, abbia radunato una forza umana tra i 15 e i 40mila soldati pronti a combattere, 1200 dei quali sarebbero stati impiegati per l’assalto del 7 ottobre.

Se l’aspetto strategico e politico del conflitto può permettere di leggerne le complicazioni più insidiose, è l’aspetto umanitario quello più tragico. Solo nella giornata di ieri, domenica 22 ottobre, sarebbero stati 400 i decessi dovuti ai bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza- secondo quanto riportato dall’emittente Al Jazeera, che cita media palestinesi. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, Tel Aviv avrebbe perpetrato almeno 25 attacchi aerei contro aree residenziali palestinesi, dove risiedono più di 2 milioni di persone. Dalla Casa Bianca, dove Biden è in assiduo contatto telefonico con i leader internazionali- e anche con il Papa- è stato promesso un “flusso continuo” di aiuti a Gaza. Dopo che nella giornata di sabato 21 ottobre il valico di Rafah è stato aperto, decine di camion hanno avuto accesso all’area dell’emergenza, trasportando cibo e medicinali, ma la cifra non è nemmeno lontanamente sufficiente per sopperire ai bisogni della popolazione. Come ha riferito l’ONU, il volume degli aiuti in entrata corrisponde a solo il 4 % della media giornaliera prima delle ostilità– quando i convogli in ingresso arrivavano all’ordine delle centinaia. Secondo il Ministero della Sanità della Striscia, i palestinesi uccisi sarebbero 4651, quasi la metà bambini, oltre 14mila i feriti.

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