giovedì, 18 Luglio 2024

Arezzo Wave 2023, “Siamo una festa e vogliamo invitarti”: intervista agli spagnoli HABLA DE MÌ EN PRESENTE

Intervista al combo spagnolo protagonista della prima giornata di live della 37a edizione di Arezzo Wave. Dalla Catalogna ma berlinesi d'adozione, c'è la Spagna, la Francia e la Germania, insomma un Meltin'Pot musicale interessante tradotto nella loro Techno Rumba!

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Ospiti della 37a edizione del noto festival toscano, gli spagnoli HABLA DE MÌ EN PRESENTE sono stati iprotagonisti della prima giornata live presso il Teatro Comunale di Cavriglia.

Gruppo di successo del 2022 composto da musicisti provenienti dalla Catalogna, dalla Francia e dalla Germania, che hanno sorpreso tutti con il primo album Vivir más (Halley Records, 2022), in cui viene svelata l’essenza del loro progetto: la technorumba, intesa non solo come stile musicale ma come una vera e propria filosofia di vita. Questo quintetto presenta infatti un genere che mescola la techno di Berlino con la rumba catalana di Barcellona, che invita a ballare e a lasciarsi andare come mai prima d’ora.

Dopo un primo tour di successo, che conta più di 40 date e che li ha portati a suonare nei principali festival catalani e non solo (Cruïlla, Vida, Strenes, Cooltural, L’Acústica, La Mercè), nelle Isole Baleari e nella capitale tedesca, gli Habla de mí en presente hanno continuato ad affascinare il pubblico con i loro spettacoli dal vivo e con nuove canzoni uscite nel corso del 2023.

Benvenuti ad Arezzo Wave. È un vero piacere avervi come ospiti della prima serata del festival. Comincerò l’intervista con una domanda riguardo i social media. Sulla vostra pagina Facebook la biografia riporta questa frase: “Habla de mí en presente è una festa e vogliamo invitarti”. Che tipo di festa sarebbe la vostra?
Domanda interessante, questa. Diciamo che è quel tipo di festa che fai dopo una bella serata con gli amici, in cui ti trattieni più a lungo al tavolo e parli apertamente. Sicuramente è una via di mezzo fra il party sfrenato dove ti muovi e ti scarichi e fra quel tipo di serata più leggera che è adatta un po’ a tutti. Infatti, sono tutti invitati perché non vogliamo escludere nessuno. Il nostro obiettivo è quello di essere un po’ come uno spazio sicuro, dove le persone possano divertirsi e sentirsi a proprio agio.

Volete parlare del mondo al presente, usando questo complesso tempo verbale che raramente la gente si gode appieno. Sicuramente è imperativo seguire la filosofia del carpe diem, ma mi chiedo cosa accade al passato e al futuro…
Si, noi siamo focalizzati nel presente. Il nome che ci siamo dati però è più “parlare di me in mia presenza”. In verità, ad esser precisi, è più una richiesta che una risposta. Ci collochiamo in un momento di mezzo. Chiaramente, abbiamo bisogno del carpe diem, perché dobbiamo provare gioia nel presente e, in quanto esseri umani, abbiamo tanto tempo davanti a noi. È una lotta per l’uomo ed è difficile restare concentrato nel presente, ma l’intento è quello di far sì che accada il più possibile all’interno di questa festa che offriamo. Cerchiamo di trovare insieme il modo per farlo, almeno.

Vi siete trovati poco a poco, aggiungendo gradualmente membri alla vostra band. È stato facile inserire dei nuovi compagni o avete trovato qualche difficoltà a espandere la vostra famiglia? Cioè: vi siete dovuti conoscere o, in qualche modo, vi conoscevate già?
Ci siamo sempre divertiti molto, più o meno fin dall’inizio. È come se avessimo formato una band passo dopo passo, ma sempre come amici perché è stato quel legame, puro, dell’amicizia, quel fattore naturale che ha reso possibile tutto quanto. Non è stato nulla di faticoso; abbiamo amalgamato ingredienti che c’erano già, in maniera davvero spontanea. Siamo partiti dall’essere solo cinque amici che passavano il tempo insieme, che amavano suonare tutti insieme, in allegria, senza pensieri.

Nel vostro album “Vivir más” spiegate il concetto che vi è tanto caro riguardo la vita da vivere sul momento e invitate gli ascoltatori a seguire questo incoraggiamento. Però fondere la techno con la rumba è una maniera pionieristica di riflettere sulla vita. Come avete pensato di unire due generi così distanti per riuscire a farli coesistere così bene?
“Vivir màs” è forse qualcosa di più rispetto alle generazioni prima di noi. Ora forse la mentalità più diffusa fra la gente è quella di vivere una vita il più lunga possibile. Il nostro album prende un po’ della filosofia del “carpe diem”, ma si apre anche a inseguire una vita lunga, piena, una vita giovane in questo senso. Raccontiamo della dicotomia fra l’eterna giovinezza e l’obiettivo di invecchiare, di diventare nonni con una storia alle spalle. Questo si traduce in musica nel nostro genere che sta fra la techno e la rumba: velocità da un lato, gioia allo stato puro, ma anche voglia di un percorso, di felicità più duratura dall’altro. Siamo cinque persone molto diverse con una storia musicale alle spalle molto diversa e abbiamo anche noi visioni della vita diverse, come detto. Alla fine, questo mix che abbiamo originato, però, rappresenta il mix della vita di tutti, non solo della nostra.

Fra tutti i vostri video musicali, ammetto di esser stata colpita da “Todo bien”, che avete girato nel 2019. Ritengo abbia una grande forza comunicativa, pur nella sua semplicità. C’è una strofa che dice: “Mi avvicino alla tomba ogni istante, con un po’ di rumba proseguo il cammino”. La rumba quindi è una sorta di luce anche nei momenti più bui, anche se avete paura. È il vostro antidoto alla morte o solo un palliativo?
La rumba per noi è come un falò. È stata questo quando eravamo nella fredda Berlino e poi ci siamo uniti tutti insieme in cerchio. Quel fuoco lì che ardeva in mezzo a noi era la rumba. Poi, col ritmo della techno abbiamo dato un’ulteriore spinta. Comunque sì, per noi essa rappresenta sicuramente qualcosa, come hai detto tu, somigliante ad una cura. Sì, lo è sicuramente. A volte anche un palliativo pero’. Dipende. (ridono, ndr)

 

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