giovedì, 18 Luglio 2024

Marocco in ginocchio, villaggi polverizzati e famiglie in strada da tre giorni: più di 2000 vittime e 2400 feriti. Il Marocco accetta gli aiuti da solo quattro Paesi.

Tre giorni di lutto nazionale, macerie spostate a mani nude, disperate ricerche nei centri abitati. Le condizioni del Marocco sono sempre più drammatiche, tanto che la Croce Rossa prospetta una situazione di emergenza per anni. Rabat comunica di aver accettato il sostegno di solo 4 Paesi, tra cui non risulta la Francia. Italia e USA pronte al soccorso.

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Dopo il rovinoso sisma che alle 23:11 di venerdì 8 settembre ha colpito il Paese, il bilancio dei danni e delle vittime non accenna a diminuire, delineando l’immagine di una strage spaventosa. Nella zona dove la scossa ha registrato il suo epicentro- a circa 70 chilometri da Marrakech, 6.8 di magnitudo Richter– i cittadini stanno scavando con le mani tra le macerie, nella speranza di recuperare almeno i corpi dei loro defunti. Il  comprensorio dell’area, costituito di circa 28 piccoli centri abitati, per la maggior parte è  stato completamente raso al suolo. Il sindaco del villaggio di Tata N’Yaacoub, Abdelrahim Aid Douar, che al momento della scossa si trovava con la moglie a Marrakech, ha parlato di uno “shock totale”, uno “strazio”, una corsa contro il tempo con esiti drammatici, perché ormai è pressoché impossibile trovare qualche sopravvissuto. Nel villaggio di Tafeghaghte, sulla catena dell’Atlante, circa 45 chilometri dall’epicentro, si sono seppellite 80 vittime su una popolazione di circa 700 abitanti. Solo qualche sporadico edificio ancora in piedi fa da cornice al lutto dilagante. Secondo gli esperti la scarica di onde sismiche sarebbe dovuta al movimento della placca nordafricana, che spinge la parte settentrionale dell’Africa verso est rispetto al complesso montuoso dell’Atlante- dove i terremoti non sono affatto rari- con un movimento compressivo verso la placca europea.

Finora la cifra dei morti è arrivata a 2122 e quella dei feriti gravi a 2400. Per la terza notte di fila migliaia di famiglie, bambini e anziani si sono ritrovati a dormire in strada, con sacchi a pelo, coperte e quel poco che è loro rimasto. Nella famosa Medina di Marrakech gli sfollati si sono coricati sull’erba al di fuori delle mura, anch’esse fortemente danneggiate, senza alcuna certezza su quando potranno rientrare nelle loro case, dichiarate inagibili, a maggior ragione a seguito della nuova scossa 3.9 che ieri si è registrata a sud della città. Secondo l’Onu l’emergenza riguarderebbe 300.000 persone. Il re del Marocco, Muhammed VI, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale; il Ministero dell’istruzione ha sospeso le attività educative in 42 comuni e douar- nelle province di Al Haouz, Chihaoua e Taroudant- dove sono stati danneggiate 530 scuole e 55 collegi. Laddove possibile, le lezioni sono riprese oggi, lunedì 11 settembre, come da calendario.

Il Ministero degli Interni a Rabat ha reso noto attraverso un comunicato di aver accettato gli aiuti solo da quattro nazioni: Spagna, Regno Unito, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Tale decisione sarebbe supportata da una “valutazione precisa” dei bisogni della popolazione, nonché dalla convinzione che “la mancanza di coordinamento in simili situazioni potrebbe essere controproducente”. Il governo marocchino non ha tuttavia escluso di avvalersi anche dei sostegni offerti da altri Paesi, se le circostanze lo rendessero necessario. Non è passata inosservata l’esclusione della Francia da questa prima turnazione di soccorso, considerando gli stretti rapporti che intercorrono a livello politico, diplomatico e storico tra le due nazioni. La Ministra degli Esteri francese, Catherine Colonna, ha annunciato in diretta sull’emittente Bfmtv che da Parigi saranno destinato 5 milioni di euro alle ONG presenti in Marocco, sia internazionali sia francesi. “La Francia è disposta ad offrire il suo aiuto, se il Marocco decide che è utile”, ha dichiarato il Presidente Emmanuel Macron. Anche l’Italia e gli USA, rispettivamente nelle parole di Mattarella, Meloni e Biden, si sono dichiarati disponibili a offrire prontamente soccorsi.

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