domenica, 16 Giugno 2024

Si poteva fare di più. Scoperti gli appunti della Finanza: i migranti di Cutro si potevano salvare.

Nuovi dettagli, non poco importanti, si aggiungono alle ricostruzioni sulla tragedia di Cutro. Un funzionario della GdF appunta un dato fondamentale: c'erano migranti a bordo. Cade l'potesi dell'inconsapevolezza.

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Durante la Conferenza stampa di Cutro del 9 Marzo scorso, il governo italiano, sceso appositamente in Calabria per un Consiglio dei Ministri straordinario, aveva più volte ricostruito il naufragio di migranti sulle coste calabresi, prima con l’intervento della Presidente del Consiglio, stranamente confusa sugli orari e sulle rispettive responsabilità  (come se non fosse suo dovere, ma solo del Ministro incaricato, Piantedosi, di ricostruire gli eventi nel modo più corretto e trasparente possibile) e poi, con la stringata riesamina degli eventi avvenuti la notte tra il 25 e il 26 Febbraio scorso, proprio del Ministro degli Interni. In quell’occasione, ampiamente dibattuta, dopo la quale l’Italia intera si era schierata su due fronti differenti sulla base delle diverse priorità, salvare vite o regolamentare l’immigrazione clandestina, era stato più volte chiarito, in risposta ad esplicita domanda da parte dei giornalisti, che il nostro governo, in quella specifica situazione emergenziale che ha visto morire in mare 88 migranti, ha fatto tutto il possibile”.

E invece oggi assistiamo alla inequivocabile dimostrazione che, non solo si doveva, ma si poteva fare di più. Non si tratta più di capire o riflettere su responsabilità omesse, mancati rapporti tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera o di aver semplicemente sottovalutato l’evento, oggi apprendiamo che la Guardia di Finanza sapeva che sul caicco c’erano migranti in difficoltà. Una diversa versione rispetto a tutte quelle circolate, secondo la quale non si poteva conoscere l’entità del carico residuale” per dirla con Piantedosi, presente su quell’imbarcazione. E lo apprendiamo grazie ad un appunto, fatto opportunamente sparire il giorno dopo, nel quale un ufficiale di turno quella notte alla Guardia di Finanza scrive a mano sul giornale delle operazioni alle 23.30 del 25 Febbraio, “si comunica avvistamento Eagle 1 di natante con migranti”. 

Una segnalazione cui aveva fatto seguito l’uscita della motovedetta V5006 prima e del pattugliatore Barbarisi poi. Cosa sia avvenuto tra l’uscita della Guardia di Finanza e il mancato intervento della Guardia Costiera, cui sembra non essere stata riferita la presenza di migranti a bordo, non è ancora ben chiaro. Se non fosse che questo nuovo dettaglio – reso pubblico oggi 20 Marzo da Repubblica – dona una luce nuova alle poco esaustive ricostruzioni avanzate dal Governo. Sembra chiaro, quanto meno nella migliore delle ipotesi, che malgrado la Guardia di Finanza conoscesse la reale gravità della situazione non abbia comunicato alla Guardia Costiera la “presenza di migranti a bordo” per mantenere l’intenzione di arrestare gli scafisti prima dello sbarco, oppure semplicemente per aspettare che l’imbarcazione entrasse in acque territoriali, non considerando il pericolo in cui vertevano i migranti. In altre parole si è tentato di effettuare un’operazione anti-immigrazione con la Finanza che aspetta che il caicco entri in acque territoriali. Nel rapporto di servizio della Guardia di Finanza si leggerà inoltre: “Contattata Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Attualmente non hanno predisposto alcuna imbarcazione, in caso di necessità faranno uscire unità di Crotone. ” Scatta la necessità ma non esce nessuno, nemmeno 4 ore dopo quando le unita della GdF rientrano a causa del mare forza 4.

Quindi, la GdF era al corrente della presenza di migranti sul caicco, le condizioni meteo peggioravano tanto da costringere le motovedette, uscite solamente per scortare il natante in acque territoriali, a rientrare in porto. Nel frattempo la Guardia costiera, avvisata della presenza del caicco, riferisce di non avere avuto cenno della presenza di migranti a bordo, e quindi non avendo ricevuto richiesta di soccorso e avendo, al contrario, la consapevolezza che il natante viaggiasse regolarmente, non ha predisposto alcuna uscita di unità navali.

Mezz’ora dopo, una brusca manovra degli scafisti, farà infrangere l’imbarcazione sulla secca a 100 metri da una salvezza che nessuno ha voluto realizzare. Moriranno 88 migranti a causa di una burocrazia arida o peggio, di una indifferenza spacciata poi per inconsapevolezza. Fatto sta che l’appunto scritto a mano alle 23.30, ben 5 ore prima del disastro, che avrebbe potuto segnalare con certezza la presenza di migranti a bordo alle autorità della Guardia Costiera e predisporre un loro intervento, la mattina del giorno dopo, quel the day after tomorrow, (per rievocare un disastro che anche in questo caso era stato ampiamente annunciato) il 26 Febbraio, era sparito. Non vi è traccia di questa segnalazione nell’annotazione della Polizia giudiziaria che la sezione operativa navale di Crotone della GdF redige a tragedia ormai avvenuta.

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