martedì, 31 Gennaio 2023

Manovra, sciopero generale il 2 dicembre. Dai trasporti alla scuola: “Giù le armi su i salari”

Venerdì 2 dicembre agitazione di 24 ore per i lavoratori del comparto ferroviario, delle imprese dei servizi aeroportuali di handling e dei lavoratori di Vueling. A queste categorie potrebbero aggiungersi anche anche le amministrazioni comunali, agenzie come Inps, il settore della logistica, del trasporto merci e le scuole.

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L’ultimo mese dell’anno si apre nel segno degli scioperi. Per domani, venerdì 2 dicembre, infatti è stato proclamato uno sciopero nazionale generale che coinvolge pubblici e privati di più settori. Di conseguenza, si annuncia una giornata nera per i trasporti. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, invece, orari e modalità dell’agitazione variano da città a città.

A indire questa agitazione collettiva sono state numerose sigle, sia nazionali che locali. Tra queste, troviamo: Cub, Al Cobas, Soa, Adl Cobas Varese, Cib-Unicobas, Cobas Sardegna, Confederazione Cobas, Sgb, Sicobas, Usb, Usi-Cit e Usi Unione sindacale italiana. Durante la giornata sono state organizzate manifestazioni a Roma, Torino, Firenze, Palermo, Pisa, Genova, Milano, Bari, Catania, Napoli, Bologna, La Spezia, Terni, Orvieto, Ancona Trieste, Taranto e Padova.

La Manovra non convince

Giù le armi, su i salari!“: questo lo slogan proclamato dalla moltitudine dei sindacati di base contro la manovra economica del governo e per la pace, ma anche per stipendi, diritti, pensioni adeguate, sanità e scuola. Una manifestazione obbligata “a fronte del forte peggioramento delle condizioni economiche che ha portato a un aumento generalizzato dei prezzi di tutti i beni di prima necessità e delle bollette di luce e gas, i sostegni messi in campo dal precedente governo si sono rivelati assolutamente insufficienti, come la linea di intervento messa in campo dalla neo eletta presidente del Consiglio che si muove nella stessa direzione“, affermano i sindacati. “I redditi in Italia non crescono”, sottolineano alcuni lavoratori. La stagnazione e il peggioramento dei salari nel nostro Paese è un dato di fatto. L’Italia è l’unica nazione, tra quelle Ocse, ad averli più bassi rispetto a quelli di 30 anni fa. A questo si aggiunge anche l’inflazione a due cifre, che sta spingendo altri milioni di persone sotto la soglia di povertà.

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