domenica, 29 Gennaio 2023

Qatar 2022, democrazia e diritti fondamentali: una partita tutta da giocare. Come quella per l’ambiente

Gli eventi sportivi di portata mondiale servono ai potenti per aumentare il loro peso a livello globale e giustificare l'autorità esercitata verso i propri cittadini e gli oppositori politici.

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C’è chi sostiene che gli eventi sportivi di portata mondiale rafforzerebbero le spinte liberali nei paesi autoritari che li ospitano. Ma la realtà dimostra il contrario. Le olimpiadi invernali del 2014 si sono svolte a Soči, in Russia. Lo stesso anno, Vladimir Putin ha annesso illegalmente la Crimea e, malgrado l’accaduto, quattro anni dopo, i mondiali del 2018 si sono svolti proprio in Russia. Nel 2022, la Cina ha ospitato i giochi invernali a Pechino, dopodiché, il presidente cinese Xi Jinping ha rafforzato la repressione dell’opposizione. Forse sarebbe più corretto sostenere che questi eventi servano ai potenti per aumentare il loro peso a livello globale e giustificare l’autorità esercitata verso i propri cittadini e gli oppositori politici.

E il Qatar? L’emirato è una monarchia assoluta e le sue leggi si basano sulla legge islamica, la sharia. È sì un alleato della Nato. Infatti nel suo territorio ospita la più grande base aerea statunitense in Medio Oriente, da dove gli americani hanno portato avanti la guerra in Afghanistan e quella contro il gruppo Stato Islamico in Siria e in Iraq. Ma, allo stesso tempo, è anche alleato dei Fratelli Musulmani e sospettato di finanziare il terrorismo. Non a caso, la missione diplomatica tra USA e talebani per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, si è svolta proprio a Doha, il 29 febbraio 2020.

Il Qatar è il paese con il più alto tasso di emissioni di CO2 pro capite. Si può raggiungere solo in aereo, unico mezzo che i tifosi hanno a disposizione per arrivare e riempire gli stadi. E mentre pochi giorni prima a  Sharm el-Sheikh, alla Cop27, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, i leader mondiali discutevano di cambiamenti climatici e riduzione dei gas serra, il Qatar organizzava i voli pendolari dai paesi vicini agli stadi in cui si svolgono le partite, perché nonostante gli anni di preparativi, il Paese non è stato in grado di predisporre posti letto a sufficienza per i visitatori. Così, giusto a titolo informativo: in cinque ore di volo, un aereo produce emissioni pari a quelle di quattro persone in un anno.

Gli stadi in cui si stanno giocando i mondiali sono stati costruiti dagli immigrati in condizioni disumane: più di 6.500 di loro hanno perso la vita durante i lavori, come riferiscono le associazioni per la difesa dei diritti umani. E la politica? In Qatar non ci sono partiti politici, per cui non c’è un’opposizione. Nell’indice sulla democrazia, calcolato dalla rivista britannica The Economist, il paese si classifica 114° su 133. In quello sulla libertà di stampa, realizzato dall’organizzazione Reporters san frontières è 119° su 180. Il Qatar, quindi, non è di certo uno stato libero e l’omosessualità è un reato, un danno psichico.

In questi anni, per tutti questi motivi, la decisione di svolgere i mondiali 2022 in Qatar poteva essere revocata. Decisione che spettava alla Fifa, federazione nazionale che governa gli sport del Calcio, corrotta, come ha messo in evidenza un’inchiesta francese trasmessa su RAI report e il processo penale svoltosi in Svizzera, che vedeva imputati Nasser Al Khelaifi, presidente del fondo d’investimento sportivo qatariota e presidente attuale del  Paris Saint-Germain  e Jérôme Valcke ex segretario generale della FIFA. Il primo avrebbe versato 5 milioni per acquistare una villa in Sardegna messa poi a disposizione di Valcke.

E i politici occidentali, paladini della democrazia e del rispetto dei diritti umani? Nemmeno loro hanno mosso un dito. Perché, allo stesso tempo, hanno bisogno di qualcuno che li rifornisca di gas e petrolio, e il Qatar… ha il giacimento di gas più grande del mondo: il North Field. Per l’emirato questi mondiali potrebbero essere una buona occasione per mostrare il lato “buono della medaglia”, ma il suo rovescio è proprio dietro l’angolo. C’è chi sostiene che la soluzione migliore sia boicottare. Forse è l’unico modo perché il regime non riesca nel suo intento e mandare un segnale forte alle federazioni sportive internazionali. Magari la prossima volta ci ripenseranno due volte prima di scegliere un paese ospitante. Intanto, la difesa dell’ambiente e dei diritti fondamentali dell’uomo rimane una partita ancora tutta da giocare.

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