venerdì, 19 Agosto 2022

Fiamme dal cambio, auto va fuoco mentre cammina: macchina distrutta paura davanti all’ospedale di Padre Pio

A San Giovanni Rotondo, proprio davanti all'ingresso dell'ospedale fondato da Padre Pio, una Mazda Mx-5 Challenge procedeva a bassa velocità quando si sono sprigionate le fiamme dalla zona del cambio e si sono propagate all'interno dell'abitacolo. Per fortuna del guidatore il tetto di tela della macchina decappottabile era aperto.

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“All’improvviso ho visto uscire del fumo azzurro dalla leva del cambio, in mezzo minuto quasi non vedevo più niente per questa fitta nebbia, un passante mi ha gridato che c’erano fiamme provenire da sotto l’auto, a quel punto ho cercato un posto dove poter accostare, ho dovuto camminare un po’, ma al primo slargo ho fermato la macchina e sono uscito. Per fortuna avevo la capote aperta, altrimenti si sarebbe incendiata anche quella e non so se adesso sarei qui a raccontarlo”. A guardare ciò che resta dell’abitacolo viene da piangere, la Mazda Mx5 Challenge del 2004, prodotta in soli 1.200 esemplari, 50 in tutto quelli arrivati in Italia, è praticamente distrutta. Ascoltando le parole del guidatore, l’unico pensiero possibile è: bene com’è andata.

Il solito tragitto casa-ospedale

Come ogni mattina da un po’ di tempo a questa parte, anche il 5 agosto il proprietario della macchina esce di casa, a Manfredonia nel Foggiano, per andare a San Giovanni Rotondo, destinazione Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di Padre Pio dove si sta sottoponendo a un ciclo di radioterapia. La giornata è calda, 34-35°, ma non più degli altri giorni, nelle settimane precedenti il termometro ha superato anche i 40°. Del resto, chi vive da queste parti lo sa molto bene, per raggiungere il piccolo Comune in cui il frate decise di aprire il nosocomio bisogna attraversare un posto chiamato “la valle dell’inferno“.

“Fino alle porte del paese tutto andava come sempre – racconta -, quando guido ho sempre un occhio sugli strumenti, la temperatura dell’acqua e dell’olio erano in regola, non c’erano segnali che facessero pensare a cosa sarebbe successo di lì a poco”. Quando arriva all’ingresso di San Giovanni Rotondo le cose cambiano: “Ho sentito che qualcosa non andava, l’auto sembrava non avere potenza, ho pensato a un problema di carburazione, di alimentazione, magari della benzina un po’ sporca”. Il quadro indica 124mila chilometri, una cifra ridicola per un veicolo di quasi 20 anni. La Miata, come la chiamano gli appassionati, innamorati dei suoi due posti, motore anteriore, trazione posteriore, e la capote manuale che va giù in un secondo, è una vera e propria leggenda.

Fuoco in macchina e i soccorsi dei passanti

“Arrivato davanti all’ospedale ho visto il fumo – prosegue l’uomo -, un automobilista mi ha gridato che vedeva il fuoco sotto la macchina, solo che quello è un punto cruciale per la circolazione, arrivano anche le ambulanze. Se mi fossi piantato lì avrei bloccato tutto e tutti, così ho cercato di togliermi di mezzo. Un centinaio di metri più avanti mi sono fermato e mi sono precipitato fuori dall’auto, per fortuna avevo aperto la capote, che altrimenti si sarebbe incendiata trasformando me e la macchina in una torcia”.

La scena non passa inosservata, un uomo si precipitata con un estintore recuperato chissà dove e si prodiga per spegnere l’incendio, qualcuno arriva con un secchio d’acqua, ma a quel punto non ce n’è più bisogno. Il fuoco ha praticamente divorato la leva del cambio, la radio, e buona parte della plancia fino alle alette parsole. Il parabrezza, annerito, è spaccato al centro. A prima vista, guardando sotto al cofano dall’auto, il motore sembra intatto, c’è da staccare la batteria, ma è dietro, nel bagagliaio. Una signora arriva con una bottiglietta d’acqua comprata apposta e la porge al provato guidatore: “Tenga – gli dice -, si sarà spaventato”.

L’ultimo viaggio

Qualcuno chiama i Carabinieri, arrivano i Vigili del Fuoco, spunta un carro attrezzi che carica i resti della Mx-5. Da fuori la situazione non sembra nemmeno così grave; dentro, nell’abitacolo, il fuoco ha risparmiato i sedili, ma si è mangiato la plancia, gli strumenti, la cavetteria. Tutte cose per certi versi riparabili, con un bel po’ di soldi sia chiaro; il vero dilemma è cosa sia successo sotto, ma per saperlo bisognerà portare l’auto in un’officina specializzata, probabilmente a Bari, aggiungendo così anche i costi salati del trasporto. Solo una volta messa sul ponte si potrà valutare l’entità del danno e decidere cosa fare. L’impressione è che la strada insieme, capelli al vento e tramonto sul mare, sia finita.

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