sabato, 2 Luglio 2022

Le (dis)avventure dei lettori e autori al Salone del libro 2022

Organizzazione che lascia i lettori scontenti di questa nuova edizione del Salone del Libro, tra eventi accavallati e file interminabili.

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Ormai il Salone del libro di Torino sembra un lontano ricordo. I vari sorrisi e abbracci, i firma copie e le file interminabili per gli eventi internazionali e nazionali si sono disperse nell’aria. Tutto sembra essere tornato alla normalità, nessuno è sul bus con la mappa della fiera, o con i badge.

Seppur dall’apparenza questa XXXIV esima edizione sembra essere un ritorno alla quasi normalità post pandemia, con persone che girano tra i vari stand senza mascherina, non tutti i partecipanti sono rimasti entusiasti del servizio.

“La lettura deve unire” così aveva detto Dicker durante il suo evento, eppure al Salone questa unità sembra essere effimera. Sembra poco rappresentativa per le piccole realtà editoriali. Divisi in padiglioni, le case editrici e circoli di scrittori self sgomitavano per il posto miglior e più visibile. Varie sono state le lamentela sulla posizione dello stand messo ad un angolo nascosto, altrettanti problemi riservavano gli eventi dove si radunavano molte persone e che bloccavano i possibili acquirenti degli stand.

”Non è facile essere qui con uno stand piccolo e una casa editrice poco conosciuta ma quando vedo file interminabili per entrare in una sala e rimango ferma a guardare andare via chi dà uno sguardo frettoloso al tavolo e va via perché non riesce a passare… è frustrante”, queste sono le parole di una delle standiste.

Ma il problema non era solo di chi da dietro a un tavolo, nonostante il caldo asfissiante, regalava sorrisi e spiegazioni, ma anche dei lettori. File chilometriche già da ore prima dell’inizio della fiera, sotto al sole, ammassati e attaccati a dei divisori che impedivano qualsiasi movimento.

Controlli serrati ma a campione, su tappi, accendini, alcuni liquidi infiammabili, spille e oggetti appuntiti.
Se eri fortunato non venivi controllato dalla testa ai piedi, altrimenti ecco che ti toglievano qualcosa che però potevi riacquistare all’interno della fiera. All’interno dei padiglioni erano disponibili dei dispensari d’acqua, ma a detta di molti “calda”. Inoltre parlando con uno dei ragazzi in fila per riempire la sua borraccia ci ha detto ironicamente: “Faccio più fila per bere l’acqua che per la firma di qualche autore”.

Il ché, però, è vero. Le file per riempire le bottigliette erano davvero lunghe, si prolungavano per diversi metri e impedivano la visione di stand e di laboratori creativi.

Al salone del libro, l’unica cosa che poteva fermare un lettore, era solo il suo portafogli. I depositi per lasciare zaini e acquisti però sono inesistenti, un ragazzo si è messo in fila allo stand delle poste chiedendo se fosse possibile lasciare lì tutti i suoi acquisti, ma non è stato possibile. “Questo è davvero assurdo, non avere un posto dove lasciare lo zaino o i libri”.

“Il biglietto è a entrata singola non posso tornare a casa, lasciare tutto e tornare”, ha confessato una ragazza che trascinava dalla mattina diverse borse.

Insomma, sembrerebbe che l’organizzazione quest’anno lasci un po’ a desiderare, sperando in un Salto migliore, anche se potrebbe essere l’ultimo anno per il direttore Nicola Lagioia, viste il ritorno di fiamma delle accuse datate 20 anni fa.

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