domenica, 29 Maggio 2022

Decreto-legge aiuti, nuovo strappo tra M5S e PD: i Promessi Sposi di una bizzarra alleanza

La visione politica di Draghi da una parte, le titubanze e le scelte non concordi dei promessi sposi Conte e Letta dall'altra. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto sul Dl aiuti ed energia in quanto quest'ultimo dà il via libera a un termovalorizzatore a Roma; il Partito Democratico, al governo nella Capitale, ha votato a favore.

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Eravate fermi al “Cinque maggio” di manzoniana memoria? Si vede che non sapete cos’è successo il 2 maggio, prima della conferenza di Mario Draghi nella quale ha annunciato il contenuto del decreto-legge aiuti. A Palazzo Chigi, infatti, la forma collima ancora con la sostanza e così il Presidente del Consiglio ha fatto un’allusione davanti ai cronisti: “Il provvedimento di oggi vale 14 miliardi, che si aggiungono agli oltre 15 miliardi precedenti: in totale quasi 30 miliardi, senza ricorrere a scostamenti di bilancio”. Perché Draghi mette i puntini sulle i? Perché Enrico Letta e Giuseppe Conte si erano prodotti in parole quanto meno azzardate, al cospetto di un economista. Il segretario PD una settimana fa aveva detto alla Repubblica: “Se ci sarà ancora bisogno, si farà uno scostamento di bilancio”. Gli aveva fatto eco sabato scorso il presidente del Movimento 5 Stelle al Corriere della Sera: “Con l’Istat che certifica l’aumento dei prezzi per i beni alimentari del 6% ad aprile e con il Censis che quantifica la perdita del valore reale delle retribuzioni dell’8,3% in dieci anni, diventa necessario intervenire in modo efficace e tempestivo con uno scostamento di bilancio. Ritengo non sia più rinviabile questo intervento”.

Cos’è lo scostamento di bilancio? Quell’accidente per il quale una Nazione si allontana dai valori attesi dall’Unione europea. Ossia, l’impossibilità di mantenere gli obiettivi prefissati. È vero che si sta consumando il conflitto in Ucraina, e pertanto bisogna affrontare una situazione imprevista, ma è altrettanto vero che non si sa quando finirà l’invasione di Putin. Perciò non occorrono provvedimenti-tampone, ma misure strutturali. Piuttosto – questo sì – Conte e Letta avrebbero potuto suggerire a Draghi di porre la questione al tavolo della Ue: rivedere i vincoli di bilancio. Pressappoco quello che il 3 maggio proprio Draghi, al Parlamento europeo, ha riassunto in tale maniera: “Oggi come in tutti gli snodi decisivi dal dopoguerra in poi, servono determinazione, visione e unità; sono sicuro che riusciremo a trovarle ancora una volta insieme”.

Finito? Macché. La strana coppia Conte-Letta si ama e si odia. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto sul Dl aiuti ed energia in quanto quest’ultimo dà il via libera a un termovalorizzatore a Roma; il Partito Democratico, al governo nella Capitale, ha votato a favore. E Draghi? “Siamo rimasti dispiaciuti, ma mi auguro che non abbia conseguenze particolari che si traducano in fibrillazioni generalizzate”. Rimane un mistero la bizzarra alleanza – elettorale e di governo – tra un Partito “con l’ambizione di vincere e guidare il Paese, non l’istinto di sopravvivere”, come sostenuto da Letta, e un Movimento titubante non solo sull’ultima mossa dell’Esecutivo, però persino contrario all’invio di armi all’Ucraina. Conte, nella succitata intervista, ha scandito: “Non siamo favorevoli all’invio di carri armati”. Carri armati? Wikipedia: “Attualmente l’Esercito Italiano impiega principalmente il carro armato di produzione nazionale Ariete, pur mantenendo aliquote di carri Leopard 1 (tedeschi, ndr) principalmente per compiti addestrativi o nelle versioni speciali”.

Nell’attuale temperie, tra conflitto e covid, da osservatori della politica ci attenderemmo responsabilità da parte di tutte le rappresentanze istituzionali. Invece ci sembra che le azioni di Mario Draghi seguano una linea retta: no allo scostamento di bilancio, appunto. Mentre Conte e Letta si uniscono nel sentiero più ovvio – quanto meno nelle proposte economiche e finanziarie – e si dividono nel sostegno all’Esecutivo. E pensare che li avevamo lasciati promessi sposi.

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