sabato, 28 Maggio 2022

Ucraina, all’Onu è scontro Stati Uniti-Russia. Biden: “Pronti a tutto”. Draghi chiama Putin

Washington accusata di fomentare le tensioni e l'isteria. Intanto un tentativo di sommossa è stato sventato a Kiev. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto un colloquio telefonico con Putin.

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Il summit del Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla fine si è fatto, nonostante le rimostranze della Russia. L’incontro per discutere la situazione in Ucraina si è tenuto ieri 31 gennaio e, come prevedibile, ha visto un testa a testa fra Usa e Russia. Già da diversi giorni il presidente americano Joe Biden aveva ordinato l’evacuazione delle famiglie dei diplomatici statunitensi presenti in Ucraina. L’ambasciatrice americana Linda Thomas-Greenfield e il collega di Mosca Vassily Nebenzia si sono, infatti, lanciati accuse reciproche. «La Russia non rifiuta di discutere la situazione in Ucraina, ma non capiamo di cosa stiamo parlando e perché siamo qui – ha dichiarato il delegato di Mosca – I nostri colleghi americani stanno deliberatamente fomentando le tensioni. Mostrino la prova che la Russia ha intenzione di invadere l’Ucraina». Per la Russia gli Usa stanno giocando sull’isterismo: «Il formato pubblico per la discussione sta rendendo questo un esempio di diplomazia del megafono e non pensiamo che aiuterà ad unire il Consiglio. Le truppe russe erano nelle stesse caserme di prima, la discussione di una minaccia è una provocazione, stanno aspettando che accada. E tutti quelli che affermano il contrario vi stanno fuorviando».

«Non siamo sorpresi delle parole della Russia ma siamo delusi – ha replicato l’ambasciatrice americana – ma le vostre azioni parleranno da sole». Secondo gli Stati Uniti la Russia vorrebbe aumentare la sua forza militare in Bielorussia sino a 30mila unità in poche settimane. Si tratterebbe di un grosso contingente a meno di due ore a nord di Kiev. «Dopo lo spostamento di circa 5mila soldati in Bielorussia, abbiamo prove che Mosca intende espandere quella presenza a più di 30mila soldati vicino al confine con l’Ucraina entro l’inizio di febbraio» ha detto Linda Thomas-Greenfield.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, era intervenuto sulla questione prima del summit: «Il mondo deve essere lucido sulle azioni che la Russia sta minacciando ed essere pronto a rispondere ai rischi che quelle azioni presentano per tutti noi. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu è un passo cruciale nel radunare il mondo per prendere posizione con una sola voce: rifiutando l’uso della forza, chiedendo una de-escalation militare, sostenendo la diplomazia come la via migliore da seguire e chiedendo ad ogni membro la responsabilità di astenersi da aggressioni militari contro i suoi vicini». Al termine dei lavori ha poi aggiunto che gli Stati Uniti hanno spiegato la «portata della minaccia» della Russia e continueranno a lavorare per una soluzione diplomatica, ma «sono pronti a tutto quello che può accadere».

Nel frattempo il ministro dell’Interno ucraino Monastyrsky, ha dichiarato che le forze di sicurezza ucraine hanno arrestato un gruppo di persone che preparavano una sommossa nella capitale ed in altre regioni. Kiev sarebbe ora al lavoro per individuarne i mandanti e i beneficiari e per stabilire un eventuale legame con i servizi russi. «Prevedevano di radunare fino a 5mila persone, che di cui 1500 agenti mercenari titushki, che avrebbero dovuto organizzare scontri con le forze dell’ordine» ha detto Monastyrskyi.

Un esponente dell’amministrazione Biden, intanto, ha parlato con Reuters sotto anonimato, svelando che gli Usa e alleati hanno pronta una lista di personalità russe vicine a Putin da colpire con sanzioni economiche se la Russia dovesse invadere l’Ucraina. Secondo quanto riportato dal Guardian, queste personalità d’élite «svolgono un ruolo nel processo decisionale del governo o sono almeno complici della condotta destabilizzante del Cremlino». La risposta russa non si è fatta attendere: con un post Twitter l’ambasciata in Usa ha sottolineato: «È Washington a generare tensioni, non Mosca. Non ci tireremo indietro di fronte alle minacce delle sanzioni statunitensi e staremo sull’attenti.». Il commento è giunto in reazione ad un tweet della diplomazia americana che accusava Mosca per “l’invasione” dell’Ucraina nel 2014 e l’annessione della penisola di Crimea.

Programmata per oggi pomeriggio, ora italiana, una telefonata tra il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e il segretario di Stato Usa Antony Blinken. A riferirlo, il ministero russo citato dalla Tass. Blinken aveva preannunciato un contatto a breve con Lavrov. È il primo confronto fra i vertici dei due paesi, dopo che Stati Uniti e Nato hanno respinto le richieste di Mosca sulle garanzie che l’Ucraina non si unirà all’Alleanza atlantica e sulla rimozione delle armi strategiche dall’Europa. Un secondo incontro è previsto sempre per la giornata di oggi: il premier britannico Boris Johnson sarà ricevuto a Kiev dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. lntanto a Mosca si attende il primo ministro ungherese Viktor Orban, che incontrerà Putin. La visita, che ufficialmente dovrebbe riguardare la cooperazione commerciale ed energetica fra i due paesi – con l’Ungheria che punta ad un aumento delle importazioni di gas – è stata duramente criticata dall’opposizione ungherese a causa delle attuali tensioni intorno all’Ucraina.

Questa mattina anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto un colloquio telefonico con Putin, in merito agli ultimi sviluppi sulla crisi Ucraina. Anche l’Italia ha evidenziato l’importanza di una de-escalation per evitare gravi conseguenze. Espressa da entrambi la volontà di un impegno comune al fine di raggiungere una soluzione sostenibile e ricostruire un clima di fiducia. Confermata da parte del presidente russo l’intenzione di «continuare a sostenere stabili forniture di gas all’Italia».

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