sabato, 28 Maggio 2022

Crisi Ucraina, Putin dichiara guerra alla Democrazia

La Russia non ha più spazio per arretrare e questa condizione la rende sempre più disposta a correre rischi maggiori, come dispiegare al confine dell'Ucraina il più grande numero di militari dal 1989 per scatenare una guerra.

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“Quando qualcuno minaccia di uccidere una persona, per agire non si aspetta che l’abbia fatto, giusto? Perché l’Europa e gli Stati Uniti aspettano che la Russia invada l’Ucraina per adottare altre sanzioni contro il Cremlino?”, ha chiesto Oleksyj Danilov, capo del consiglio nazionale di difesa di Kiev. Dal 2014, da 8 anni, Kiev vive sotto la minaccia dell’invasione russa, ma sembra che l’Europa l’abbia scoperto solo ora. Otto anni fa, la Russia ha annesso la Crimea e invaso il Donbass. Ma è già dal 1991, l’anno dell’indipendenza dell’Ucraina, che il paese subisce attacchi informatici, come quello del 14 gennaio al governo ucraino, operazioni di destabilizzazione, come l’allarme bomba che ha fatto evacuare le scuole di Kiev il 21 gennaio, e pressione militare alle frontiere.

La responsabilità della crisi è, in parte, degli occidentali. Pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino, novembre 1989, che mise fine alla Guerra Fredda, il segretario di stato americano James Baker promise a Michail Gorbačëv, l’allora presidente dell’Urss: “Se manterremo una presenza in una Germania che farà parte della NATO, non ci sarà nessun allargamento dell’Alleanza Atlantica verso est, nemmeno di un centimetro”.

Invece, nei successivi trent’anni, la NATO si è allargata non di un centimetro, ma di mille chilometri verso est. L’Alleanza Atlantica “è un trattato difensivo firmato da Stati Uniti, Canada e vari paesi dell’Europa occidentale nel 1949, che ha dato origine alla NATO”, con lo scopo di difendere da un possibile attacco dell’Unione Sovietica, le nazioni dell’Europa Occidentale, quindi, per contenere Mosca. Trent’anni dopo la caduta dell’URSS, 7 degli 8 stati membri del Patto di Varsavia (alleanza militare tra gli Stati socialisti del Blocco orientale nata come reazione al riarmo e all’entrata nella NATO nella Repubblica Federale Tedesca nel 1955) sono entrati nell’Alleanza Atlantica: Ungheria, Romania, Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Albania e, ovviamente, Germania dell’Est.

Nel 2008, gli Stati Uniti dichiararono che anche l’Ucraina e la Georgia sarebbero entrate a far parte dell’Alleanza. Dichiarazione ribadita nel dicembre 2021. In risposta, l’anno scorso, la Russia ha schierato il suo esercito al confine con l’Ucraina: “Pensano che resteremo a guardare senza fare nulla? Dovrebbero capire che non abbiamo più spazio per arretrare”, aveva detto Putin. Gli Stati Uniti e gli alleati europei hanno infranto la promessa di non allargare la NATO, da quando, nel 1999 diedero l’ordine di “Bombardare la Serbia” e sostennero le “rivoluzioni colorate”, non violente, nate in alcuni stati post-sovietici negli anni 2000, contro i governi filo-russi corrotti in carica.

Ora, Putin chiede “garanzie legali” per la sicurezza della Russia. Tra le quali, l’arretramento della NATO dall’Europa Orientale, l’esclusione di qualsiasi tipo di collaborazione con l’Ucraina, la Georgia e tutti gli altri paesi dell’ex Unione Sovietica e il divieto di schierare ulteriori contingenti in Europa orientale. Agli Stati Uniti, invece, ha chiesto di ritirare le loro armi nucleari dall’Europa, senza fare alcun cenno alle proprie. La telefonata del 30 dicembre tra Biden e Putin sembrava potesse aprire ad un possibile accordo tra le parti. Ma l’incontro tra Russia e Nato, a metà gennaio, ha troncato qualsiasi speranza. La Russia ha nuovamente richiesto garanzie contro l’allargamento della NATO, che, però, sono state respinte.

La verità è che le richieste della Russia sono impossibili da attuare. E il presidente russo lo sa, fin troppo. Tanto che, secondo alcuni, Putin spera che non vengano accolte. In questo modo, avrà, dunque, un preteso per invadere l’Ucraina e altri stati ex sovietici membri dell’Alleanza. Perché, in realtà, quello che spaventa il Cremlino non è l’allargamento della NATO. Ma l’avanzamento della democrazia. Una democrazia che, a macchia d’olio, potrebbe estendersi nei paesi un tempo dominati da Mosca, che farebbe perdere sicurezza e posizione al “regime” russo. Un regime che soffoca la democrazia truccando le elezioni, avvelenando gli oppositori e schiacciando la società civile. La Russia non ha più spazio per arretrare e questa condizione la rende sempre più disposta a correre rischi maggiori, come dispiegare al confine dell’Ucraina il più grande numero di militari dal 1989, per scatenare una guerra.

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