giovedì, 19 Maggio 2022

“Basta che sia femmina”: la Donna a Caso alla conquista del Quirinale

Affidare l'incarico di garante della Costituzione a una donna solo perché tale non c'entra niente con la parità di genere. Proporne una a caso non serve tanto quanto è ridicolo chiamare in causa le competenze per giustificare l'ennesimo uomo a capo dello Stato.

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“È tempo di una donna al Quirinale”. Quale? Una qualsiasi, purché sia femmina.
Tra i vari a volte ritornano (ahimè) della politica italiana che non vanno mai in pensione, è spuntata anche una figura mitologica proposta per ereditare lo scranno di Sergio Mattarella. Proprio lei: La Donna a Caso. Essere leggendario, La Donna a Caso è quella creatura alla quale saltuariamente, da qualche parte nel mondo, viene affidata una carica tipicamente ricoperta da un uomo. Popola i titoli dei quotidiani e solo poche volte svela il proprio nome: Kamala, Angela, Christine, Virginia, Cecilia. Il cognome resta un mistero fino al primo paragrafo.

L’Italia è una misera peccatrice quando si tratta di parità di genere e la politica non è da meno. Lo dimostra la carenza di donne nelle foto di rito che seguono i giuramenti dei nostri innumerevoli governi. Eppure, negli ultimi tempi, qualcuno sembra essersi reso conto di questa overdose di tutti maschi nella stanza dei bottoni. Ed ecco che, senza nemmeno dare il tempo a Mattarella di terminare il discorso di fine anno, a sinistra si è innalzato il coro del “Adesso serve una donna al Colle”. Certo, era ora che si decidessero a proporre una figura femminile a capo dello Stato, ma la domanda resta una: quale? Perché è facile dire una donna; ma se non si sputa un nome, diversamente dai dublinesi di Joyce, quella della sinistra resterà un’epifania inconcludente.

Affidare una carica a una donna solo perché tale non servirà a pareggiare i piatti della bilancia. Né tantomeno a salvare la faccia di chi, secondo un cliché duro a morire, dovrebbe schierarsi dalla parte di chi i diritti li deve custodire gelosamente, come una reliquia. Nessuno esulterebbe se venisse eletta come presidente della Repubblica la reincarnazione di Ilse Köhler Koch solo perché si tratterebbe di una donna.

Tuttavia, peggio di chi candida La Donna a Caso, ci sono i paladini della competenza, gli stessi che sussultano quando sentono parlare di quote rosa. “Non è una questione di genere, è una questione di competenza”. Ciononostante, non ci sembra che a Silvio Berlusconi, ad esempio, sia stato richiesto un particolare elenco di competenze professionali e soft skills. “Nome: Silvio. Cognome: Berlusconi. Competenze professionali: approvare leggi ad personam. Competenze trasversali: Bunga bunga. Hobby: suonare con la mia band, i Propaganda due. Se è vero che si propone e si sceglie un/a candidato/a in base alle sue competenze, pare che in Italia non esistano donne competenti. Un leitmotiv che vale sia per la politica, sia in ambito lavorativo, sia in televisione.

Se chi ci rappresenta vuole realmente una donna al Quirinale bisogna che facciano anche dei validi nomi, che non resti La Donna a Caso, una machera per fingersi interessati alle questioni di genere. E se ciò che conta è la competenza, e non il complesso dei caratteri anatomici, che venga eletto/a chi conosce, difende e onora la Costituzione spogliandosi “di ogni precedente appartenenza” e facendosi carico “esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno”.

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