martedì, 30 Novembre 2021

San Siro, trovato l’accordo: il nuovo stadio si fa. Fra casa del calcio e del business

"La Cattedrale" o "Gli Anelli"? San Siro cambia volto ma non ha come unico obiettivo il calcio, si tratterà di un progetto esorbitante.

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Due anni di trattative hanno portato ad un accordo: il nuovo stadio si farà, ma il Meazza non verrà demolito fino alle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026. I rappresentanti di Milan e Inter hanno incontrato l’amministrazione comunale per delineare il futuro del “Giuseppe Meazza” di San Siro, ma il nuovo stadio non ha come unico obiettivo il calcio, si tratterà di un progetto esorbitante.

Ma facciamo un passo indietro e affrontiamo punto dopo punto ciò che prevede questo nuovo stadio da 1,2 miliardi di euro. Innanzitutto sarà collocato nel parcheggio e nel parco a fianco all’impianto attuale, mostrando un volto nuovo: o quello firmato dallo studio Populous, “La Cattedrale” (attualmente in netto vantaggio) o quello proposto da Manica-Sportium, “Gli Anelli“. Quando sarà pronto? Una volta che la Giunta comunale avrà deliberato l’interesse pubblico al progetto l’iter per avviare i lavori per la realizzazione del nuovo impianto potrà andare avanti, il sindaco Sala in una nota scrive: “La Giunta delibererà rapidamente, ma a prescindere dal timing di realizzazione del nuovo stadio la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali 2026 si svolgerà nell’attuale impianto, come tributo alla sua gloriosa storia“. Buone notizie quindi, almeno in parte, per gli affezionati e i nostalgici: la Scala del Calcio, costruita nel 1926, ampliata con il secondo anello negli Anni ’50 e con il terzo anello per il Mondiali del 1990 e dedicata a Giuseppe Meazza nel 1980, resterà in piedi almeno fino al 6 febbraio 2026, giorno dell’inaugurazione dei Giochi invernali. Notizia che renderà felici anche gli appassionati dell’ambito musicale, che potranno godere altri quattro anni di concerti estivi.

Lo step più importante dal punto di vista ambientale ed urbanistico e anche il più discusso, è quello del volume dello stadio e degli sviluppi urbanistici accessori ad esso. Il primo cittadino infatti, ha spiegato che: “Le concessioni di diritti volumetrici per sviluppi urbanistici accessori allo stadio non deroghino a quanto consentito dal Pgt vigente“, tradotto meno cemento, più verde. Il progetto iniziale, invece, presentava un indice volumetrico di 0,63 ma dopo una correzione a seguito dei 16 paletti fissati dal Consiglio comunale nell’ottobre del 2019 è stato abbassato a 0,51 puntando sulla costruzione di un centro commerciale e di tre grattacieli per uffici e hotel; alla fine il ritorno all’indice 0,35 ha ridimensionato di molto le nuove costruzioni che erano previste nell’area limitrofa al nuovo stadio, anche se l’area verrà completamente stravolta.

Per permettere tutto questo, il sindaco Sala avrebbe quindi imposto tre condizioni: il rispetto dei volumi di costruzione indicati nel Piano di fattibilità, la riconversione dell’attuale stadio in “distretto dello sport” e che le nuove edificazioni non superino il limite previsto nel Piano di governo del territorio… o meglio, ha semplicemente ricordato quali sono le regole da dover rispettare. Ciò che è certo però, è che l’unico modo per limitare l’impatto sul territorio, sarebbe proprio quello di non avviare i lavori ma in ballo non c’è giusto o sbagliato, l’obiettivo va ben oltre il dare un nuovo stadio ai tifosi, con così tanti interessi si tratterebbe solo di un vero e proprio investimento immobiliare. La strategia celata dietro la costruzione del nuovo stadio è collegata a quanto successo non molti anni fa, quando sia il Milan che l’Inter sono state acquisite da due fondi d’investimento esteri: il cinese Suning Holdings Group per i Nerazzurri e lo statunitense Elliott per i Rossoneri. Ad oggi, sono due Società per azioni, per le quali basterebbe già la conferma del progetto per farle salire di valore, di cui entrambe, visti i bilanci economici, hanno bisogno. La conferma di tutto questo arriva proprio da Paolo Scaroni, presidente del Milan ed ex Amministratore delegato di Eni: “Elliott un giorno rivenderà il club è parte del loro lavoro. Stanno preparando un nuovo Milan, che sarà valutato al giusto prezzo da un nuovo proprietario. Abbiamo bisogno di un nuovo stadio, perché è questa la strada per crescere. Non sono tanto i posti di lavoro, ma la necessità di un’altra attrazione per Milano. La gente verrà a vedere anche questo nuovo stadio, che sarà emblematico di come questa città possa essere moderna e al top“.

In molti giudicano l’attuale accordo, altri si schierano per la ristrutturazione dell’attuale stadio. I comitati di quartieri si erano opposti al progetto originale che prevedeva l’indice volumetrico di 0,51 e la costruzione del centro commerciale e i tre grattacieli tra hotel e uffici temendo il caos che ne sarebbe scaturito: ciò che desta più preoccupazione è il consumo del suolo; in Italia tra il 2006 e il 2020 sono stati cementati oltre 1.000 chilometri quadrati di terreno in più e tra il 2012 e il 2020 altri 446. Secondo l’ultimo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), è stata proprio la Lombardia a subirne l’incremento maggiore con 765 ettari in più in un solo anno: progetti come quello previsto per San Siro non farebbero altro che peggiorare la situazione. Gabriella Bruschi, presidente del Comitato coordinamento San Siro, si oppone al progetto da ormai due anni, sostenendo a gran voce che: “In gioco non c’è solo la tutela di un manufatto storico, ma anche la difesa di una grande area verde che potrebbe essere valorizzata con un parco, invece di essere fagocitata dal cemento. Distruggere un ambiente naturale a favore del cemento è un’azione contraria a qualsiasi considerazione ambientale. Tanto più dopo lo stravolgimento della pandemia, tanto più se esiste un’alternativa praticabile sia da un punto di vista ingegneristico sia di sostenibilità finanziaria“. Anche l’europarlamentare Eleonora Evi si è espressa in merito: “Costruire quest’opera mastodontica significherebbe sostenere un enorme processo di cementificazione e perdere un’area verde di oltre cinque ettari. Si tratta di un polmone verde utilissimo per ridurre i picchi termici e migliorare la qualità dell’aria di un’area che ha gravi problemi in questo senso“. Un impatto non da poco, soprattutto, alla luce di due fattori: le criticità interne delle aree urbane e l’espansione di quest’ultime verso settori esterni un tempo naturali, ora, sempre più frammentati. Nonostante questo, Sala è deciso e si dice soddisfatto dell’accordo raggiunto, i vertici delle due società forse speravano in più volumetrie ma, pur di raggiungere l’intesa con il Comune e costruire un nuovo stadio moderno in grado di accogliere 60mila persone e che frutterà più dell’attuale, hanno dato il loro via libera.

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