giovedì, 2 Dicembre 2021

Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne: si muore anche di retorica – SPECIALE QI

Cento donne dall'inizio dell'anno hanno perso la vita per mano di un compagno, di un ex, di un padre o di un figlio. Donne morte in quanto donne, con la colpa di essere tali.

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Sharon Barni, Tiziana Gentile, Clara Ceccarelli, Rossella Placati, Ornella Pinto, Saman Abbas, Angela Dargenio, Alessandra Piga, Chiara Gualzetti, Silvia Manetti, Ada Rotini, Carmen De Giorgi, Simonetta Fontana… Cento storie, cento volti. Oggi è il 25 novembre 2021, la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne e questi nomi raccontano una realtà che nel nostro Paese non conosce tregua.

La Giornata internazionale è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, partendo dall’assunto che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e conseguenza della discriminazione contro il genere femminile che inasprisce le disuguaglianze di genere. La data della Giornata segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani celebrata il 10 dicembre di ogni anno. Le Nazioni Unite, con la ricorrenza annuale, invitano i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a promuovere attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e ridurne il fenomeno. In molti Paesi, come l’Italia, il colore esibito in questa giornata è il rosso e uno degli oggetti simbolo è rappresentato da scarpe, solitamente allineate nelle piazze o in luoghi pubblici a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio.

L’origine della giornata risale al 1960 quando, nella Repubblica Dominicana, tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal, furono uccise mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione. Le tre, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare per poi essere condotte in un luogo nascosto dove furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. Nel 1981, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà venne deciso di celebrare il 25 novembre in memoria delle tre donne.

Dall’inizio dell’anno, in Italia, sono cento le donne che hanno trovato la morte per mano di un compagno, di un padre o di un figlio. La prima è stata Laura Perselli, 68 anni. Il figlio l’ha uccisa insieme al marito Peter Neumair, a Bolzano, e per poi buttare i loro cadaveri nell’Adige. La cifra tonda è il risultato dell’incrocio tra notizie di cronaca nera e statistiche operative del Viminale, elaborate dalla Direzione nazionale della polizia criminale: è provvisoria e passibile di rettifiche perché la scia di sangue non sembra fermarsi. Cento vittime di genere femminile al 26 ottobre di quest’anno, contro 93 alla stessa data 2020 (+ 7,5%). Il numero globale è simile: 238 delitti complessivi al 26 ottobre 2021 e 240 alla stessa data dell’anno scorso, l’anno dei minimi storici. Infatti, nel 2020 gli omicidi volontari si sono fermati sotto quota 300, a 286, mentre trent’anni fa furono 1.938. L’Istat parlando delle chiamate al 1522, numero promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità contro la violenza sulle donne e lo stalking, sottolinea come solo nei primi 2 trimestri del 2021 ci siano state in totale 25.570 chiamate.

Ad uccidere 57 delle 100 donne fin qui contate sono stati mariti, fidanzati, conviventi o ex, che, mossi da gelosia, rabbia, vendetta o incapacità di accettare la separazione o l’abbandono, hanno messo fine all’esistenza di ognuna di loro. Per 3 ragazze la morte l’hanno portata gli spasimanti, 25 presunti autori e autrici appartengono alla cerchia familiare, 9 alla rete di conoscenti, vicini di casa, inquilini. Nella lista c’è perfino un rapinatore tra i sospettati di femminicidio, ma non era un estraneo, faceva le pulizie nel condominio della pensionata da lui derubata e accoltellata, Anna Lucia Lupelli.

Un’indagine Istat del 2014 ha rilevato che il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, un rapporto del 2018 relativo alle molestie sul luogo di lavoro ha messo in luce che nel corso della propria vita, 1.100.000 donne, pari al 7,5% delle lavoratrici, ha subito ricatti sessuali per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per ottenere progressioni nella carriera. La violenza è una piaga, e finché l’educazione e la cultura del rispetto non torneranno alla base dei rapporti umani la storia continuerà a ripetersi, lasciandosi dietro donne morte in quanto donne, con l’unica colpa di essere tali.

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