venerdì, 24 Settembre 2021

Covid, aumento ricoveri: Sicilia e Sardegna al 10% verso la zona gialla

Alcune regioni italiane si avvicinano al 10% di letti occupati nelle terapie intensive e 15% nei reparti ordinari: dati che aprono le porte alla zona gialla.

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Purtroppo il numero dei contagi non cala e il numero dei non vaccinati è ancora alto, in particolare tra le categorie a rischio come gli ultrasessantenni. Abbiamo anche aperto gli hub per la vaccinazione libera, quindi ipotizziamo che tra gli over60 c’è chi non si vaccina per libera scelta”. Eppure “dai dati in nostro possesso emerge che la gran parte dei ricoverati non abbia fatto il vaccino”. 

Queste le parole dell’assessore sardo alla Sanità Nieddu in merito all’aumento dell’occupazione degli ospedali: infatti, nelle ultime due settimane i ricoveri, sia in terapia intensiva che nei reparti ordinari, sono aumentati.
Attualmente la Penisola sembra essere lontana dal 30% dello scorso inverno, ma il dato ricoveri dopo il calo iniziale ora si aggira intorno al 3/4%.
Alcune regioni italiane si avvicinano già al 10% di letti occupati per Covid nelle terapie intensive e il 15% nei reparti ordinari, valori dai quali subentra la zona gialla.
La Sardegna, con i suoi pochi posti letti di terapia intensiva, si rivela essere la prima regione che ha sfiorato la soglia del 10% di occupazione in rianimazione, che la scorsa settimana era al 4%.

L’occupazione delle terapie intensive cresce anche in Lazio e Sicilia, toccando il 5%, a seguire la Liguria con il 6%. Quanto ai ricoveri ordinari la Sicilia tocca l’11% e la Calabria il 9%, mentre la Campania il 6%.
Lo scorso lunedì i ricoveri hanno superato, ancora una volta nell’arco di un anno e mezzo, quota 2mila e sempre più regioni adesso rischiano di finire in zona gialla, soprattutto quelle del Sud.
L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ha specificato che per adesso i ricoveri non si sono ancora stabilizzati: lo scorso inverno quando vi è stato il picco dei contagi a causa dalla variante inglese, le terapie intensive in Italia erano occupate solo per il 40% e quelle ordinare per il 44%. Questi dati sono scesi solo del 2% fino al mese di luglio, e secondo uno studio il merito è da attribuirsi alle misure restrittive delle zone di rischio (giallo, arancione, rosso).

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