sabato, 18 Settembre 2021

Zoom accusata di violare la privacy, class action negli Usa: accordo da 85 milioni di dollari

La popolare app gettonatissima in questo periodo dovrà risarcire ogni utente che abbia mai usato la piattaforma con 15 dollari. L'accusa è di aver condiviso con altre piattaforme i dati sensibili degli utenti.

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Zoom, una delle app di videochiamate e videoconferenze più usata al momento, dovrà pagare 85 milioni di dollari per chiudere in via extra giudiziale un class action avviata negli Stati Uniti. La popolare app è infatti accusata di raccogliere e diffondere illegalmente le informazioni personali degli utenti con altre piattaforme social. Seppur la società abbia negato qualsiasi tipo di coinvolgimento di tipo illecito, ha accettato di buon grado di migliorare le sue pratiche di sicurezza e di pagare agli utenti, non solo gli abbonati, un risarcimento di 15 dollari.

L’accordo è in attesa di approvazione da parte del giudice distrettuale. L’applicazione condivideva dati sensibili e sensibilissimi degli utenti sui diversi social, tra questi: Google, Linkedin e soprattutto il colosso di Facebook, inoltre, consentiva agli hacker di irrompere nelle riunioni online attraverso il cosiddetto “Zoombombing”.

Lo “Zoombombing“, è un fenomeno che sfrutta una funzione di condivisione dello schermo nell’app di videoconferenza per mostrare messaggi o immagini offensivi. La piattaforma informerà gli utenti quando altri utilizzano l’app di terze parti durante le riunioni. Inoltre, i propri dipendenti saranno sottoposti a una formazione sulla privacy e sulla gestione dei dati per evitare altri incidenti.

In una nota, la società, ha affermato che “la privacy e la sicurezza dei nostri utenti sono di massima priorità per Zoom e prendiamo sul serio la fiducia che i nostri utenti ripongono in noi. Siamo orgogliosi dei progressi che abbiamo fatto alla nostra piattaforma e non vediamo l’ora di continuare a innovare con la privacy e la sicurezza in prima linea”.

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