sabato, 31 Luglio 2021

Identità di genere, in Spagna per scegliere basta un modulo: Governo approva la legge

Via libera al cambio del proprio nome e genere a livello legale, senza necessità di presentare referti medici o effettuare cure ormonali.

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Dopo mesi di discussioni, il Consiglio dei Ministri spagnolo ha dato il via libera alla legge che riconosce ai cittadini la possibilità di cambiare il proprio nome e genere a livello legale, senza necessità di dover effettuare cure ormonali o di presentare referti medici.

La bozza della legge, che prima dell’approvazione definitiva deve ancora ricevere il sì in Parlamento, è una conquista storica per le persone trans, che potranno ora definire il proprio genere semplicemente compilando un modulo tramite cui esprimere il “disaccordo con il sesso menzionato nell’atto di nascita“, senza la necessità di fornire documenti, testimonianze, prove o referti medici che giustifichino la scelta. Dopo tre mesi dalla compilazione del modulo, i richiedenti dovranno semplicemente presentarsi davanti al Registro Civile dove la scelta verrà ratificata o meno.

La nuova procedura, promossa fortemente dalla Ministra delle Pari Opportunità, Irene Montero, accorcia e facilita il processo attualmente in vigore in Spagna, secondo il quale per poter cambiare sesso e nome sui documenti è necessario ricevere una diagnosi medica o psicologica che dimostri la propria disforia di genere, oltre alla dimostrazione di aver ricevuto un trattamento ormonale per almeno due anni.

Con la nuova legge invece sarà possibile chiedere la rettifica sui documenti in modo autonomo già dall’età di 16 anni, mentre i cittadini compresi nella fascia 14-16 potranno farlo, ma assistiti da un genitore o da chi ne fa le veci. Anche in questi due casi non saranno necessari test psicologici, medici o ormonali. Per i minori tra i 14 e 12 anni sarà invece richiesta l’approvazione di un giudice, il quale potrebbe richiede eventuali prove a sostegno della domanda.

La burocrazia spagnola viene così adattata alla decisione dell’OMS del 2018, che ha smesso di considerare la disforia di genere come un disturbo mentale. Il Consiglio d’Europa infatti già nel 2015 aveva esortato i paesi membri a creare delle procedure più snelle per affrontare la questione del cambio nome nei registri dell’anagrafe, chiedendo inoltre che le procedure adottate venissero basate sul principio dell’autodeterminazione.

La Spagna ora è sempre più vicina a quel gruppo ristretto di paesi che hanno già legiferato su questo tema. Tra questi Norvegia, Malta, Irlanda, Norvegia, Danimarca e Lussemburgo. All’appello, tra gli altri, manca ancora anche l’Italia.

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