domenica, 16 Giugno 2024

“Battere la Mafia è possibile”. Il Presidente Mattarella a Casal di Principe

Da Milano a Casal di Principe, la lotta alla mafia è possibile. Da Don Ciotti al Presidente Mattarella: la cultura della legalità, la fiducia nelle nuove generazioni e la memoria delle vittime di mafia sono gli antidoti alla cultura mafiosa.

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Dallo slogan “E’ possibile” dell’Associazione di Don Luigi Ciotti, Libera contro le mafie, e sbandierato alla grande manifestazione di ieri, 21 Marzo a Milano per commemorare e ricordare tutte le vittime di mafia, al discorso del Presidente Sergio Mattarella, giunto stamattina a Casal di Principe, in Campania, per onorare la memoria di Don Peppe Diana, assassinato con tre colpi in pieno viso, all’interno della sua stessa Chiesa, il 19 Marzo del 1994.

Sfilano più di 50 mila persone oggi a Milano, per dare voce e per non dimenticare le vittime innocenti di tutte le mafie. Un giorno, il 21 Marzo, l’inizio della primavera, quello stabilito dalla legge n° 20 del Marzo 2017, che intende ogni anno, scegliendo una città italiana diversa, ricordare uno ad uno, tutti i nomi dei morti nelle guerra di mafia del nostro paese e non solo. Don Luigi Ciotti, simbolo della Lotta alla mafia, ha combattuto tutta la vita affinché non si perdesse la memoria, mediante la sua Associazione Libera contro le mafie, ed oggi, in piazza Duomo, davanti ad una marea solidale, ha scandito tra tutti i nomi elencati, anche quelli dei migranti rimasti uccisi nel naufragio di Cutro.

Nelle stesse ore, in un’altra piazza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha onorato la memoria di una vittima in particolare, Don Peppe Diana, morto all’età di 36 anni, la mattina del 19 Marzo 1994 alle 7.30 del mattino, mentre si apprestava a celebrare la messa. Il parroco della diocesi di Aversa era colpevole di aver combattuto apertamente la camorra spronando la gente a reagire alle cosche del territorio casertano e per questo venne brutalmente ucciso con 5 colpi di cui 3 sul viso. L’omicidio scosse tutta Italia. In un passo di Gomorra, Saviano scrisse: “Nel sistema della camorra l’omicidio risulta necessario, ma uccidere un prete faceva galleggiare la coscienza.” ed in occasione dell’ Angelus del giorno dopo l’omicidio Papa Giovanni Paolo II aveva detto: “Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro produca frutti di piena conversione, di operosa concordia di solidarietà e di pace”. 

Oggi a distanza di 29 anni dall’accaduto, il primo cittadino italiano, ha potuto presenziare questa intensa giornata della memoria in una comunità che “ha saputo avere questa rinascita” , rivolgendosi direttamente agli studenti dell’Istituto Guido Carli che lo hanno entusiasticamente accolto, ha aggiunto commosso : “dovete essere fieri di questa città. Ricordate che voi siete la generazione della speranza, quella cui Don Diana ha passato il testimone della legalità. Prima di venire qui, nella vostra scuola, mi sono recato al cimitero, davanti alla tomba di Don Peppino. Era un uomo coraggioso, un pastore esemplare, un figlio della sua terra, un eroe dei nostri tempi, che ha pagato il prezzo più alto, quello della propria vita, per aver denunciato il cancro della camorra e per aver invitato le coscienze alla ribellione. Don Diana aveva capito che la criminalità organizzata è una presenza che uccide persone, distrugge speranze, alimenta la paura, semina odio e ruba il futuro ai giovani. Usava parole chiare, Don Diana. Dopo l’uccisione di un giovane scrisse: No in una Repubblica democratica ci pare di vivere ma in un regime dove comandano le armi. Leviamo alto il nostro no alla dittatura armata.”

Con queste parole, il capo dello Stato, si erge oggi a testimone e rappresentante, insieme, di una grande rinascita del territorio, di una nuova cultura della legalità. Malgrado le infiltrazioni mafiose persistano nei loro traffici illeciti, oggi si assiste ad una diversa percezione culturale del problema. “Le istituzioni – prosegue Mattarella – sono chiamate ad abbattere le barriere che impediscono ai giovani di realizzare i propri sogni nel territorio dove hanno le loro radici. Antonino Caponnetto, soleva ripetere che i mafiosi temono più la scuola, dei giudici, perché l’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. In questa scuola, con i vostri docenti, state ponendo le basi per un futuro migliore, per il vostro territorio e per la vostra comunità. Sono venuto a portarvi l’apprezzamento e l’incoraggiamento della Repubblica. L’Italia guarda a voi con attenzione, solidarietà , simpatia e fiducia.”

Ad una platea di ragazzi emozionati e sulle note dell’Inno di Mameli, il Presidente di questa bella Repubblica, scandisce una nuova, importante pagina del suo secondo mandato. Citando il Giudice Falcone ricorda : “La lotta alle mafie riguarda tutti, ciascuno di noi. Non si può restare indifferenti, non si può dire: non mi riguarda. Battere la mafia è possibile. E’ un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. La Repubblica italiana considera prioritaria la lotta a tutte le mafie. Con leggi e strumenti avanzati sono state disarticolate organizzazioni potenti e minacciose, capi arroganti sono stati assicurati alla giustizia, intere aree sono state liberate dall’oppressione mafiosa.”

E per concludere questo viaggio nella memoria e nella sensibilizzazione, il capo dello Stato, dopo aver visitato la Chiesa dove fu ucciso don Diana, ha voluto omaggiare con un pranzo finale, l’intera comunità che lo ha applaudito nei suoi passaggi pubblici. La tappa conclusiva della visita in Campania è stata, infatti, un locale nato all’interno di un bene confiscato alla mafia, anzi come ama definirlo Pasquale Corvino, Presidente della Cooperativa Agropoli che gestisce la NCO (un acronimo che sta ora per Nuova Cucina Organizzata, a fronte dell’acronimo criminale con il quale si identificava la camorra) “un bene liberato”. All’interno del ristorante, nato in una villa confiscata alla camorra, lavorano ragazzi e ragazze con disturbo dello spettro autistico. Sono stati loro a cucinare i piatti del menu servito al Presidente.

Un esempio, già noto per la sua compostezza, eleganza e saggezza nell’intercettare e sensibilizzare nei tempi e nei modi sempre puntuali e coerenti con le esigenze di un Paese intero. Un simbolo di giustizia e imparzialità, incontestabile nella sua immagine austera e allo stesso tempo umana. Un monito alle nuove generazioni di proverbiale competenza e allo stesso tempo di un’ umiltà sempre anteposta alla indiscussa autorità. Il nostro capo dello Stato oggi è stato espressione di quella cultura della anti mafiosità, urlata per le strade di Milano e che trovano piena risonanza nelle parole dette ad una scuola di ragazzi campani : “La mafia è violenza, ma anzitutto viltà. I mafiosi non hanno alcun senso dell’onore né coraggio. Si nascondono nell’oscurità.”

Ed è grazie a vite come quelle dei giudici Falcone e Borsellino, Don Diana e tutti i nomi oggi letti da Don Ciotti, in piazza del Duomo a Milano, e mediante l’interesse e l’autorevolezza del messaggio del Presidente della Repubblica di oggi, che possiamo con forza affermare e confermare che la “mafia non è imbattibile.

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