venerdì, 23 Febbraio 2024

Matteo Messina Denaro, un’ora di interrogatorio in carcere: “Matteo Messina Denaro sta bene, ed è curato nel migliore dei modi”.

È avvenuto ieri pomeriggio il primo interrogatorio nel carcere di dell'Aquila da parte del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e l'aggiunto Paolo Guido al boss Matteo Messina Denaro, latitante da 30 anni e arrestato lo scorso 16 gennaio fuori dalla clinica La Maddalena a Palermo.

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È avvenuto ieri pomeriggio il primo interrogatorio nel carcere di dell’Aquila da parte del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e l’aggiunto Paolo Guido al boss Matteo Messina Denaro, latitante da 30 anni e arrestato lo scorso 16 gennaio fuori dalla clinica La Maddalena a Palermo.

I magistrati sono giunti al penitenziario di massima sicurezza alle ore 14.30 circa, scortati e accompagnati da 5 auto. La loro permanenza è stata di circa 3 ore nelle quali hanno preparato l’incontro che è durato poco più di un’ora. L’inquisizione si è tenuta nella stanza accanto alla quale il boss di Cosa Nostra è detenuto in regime di 41bis, la stessa nella quale si sottopone alla chemioterapia. All’incontro era presente anche la sua legale, l’avvocato Lorenza Guttadauro, sua nipote. All’uscita, Guido ha affermato “Matteo Messina Denaro sta bene, è in totale isolamento senza contatti con nessuno ed è curato nel migliore dei modi”.

Il verbale non è ancora stato svelato, indizio che le risposte non possano dare un contributo rilevante all’inchiesta in corso. Ciononostante, è facile che le domande dei magistrati abbiano cercato di approfondire diversi temi tra cui la rete di complicità e la protezione ricevuta. Uno dei punti da chiarire è il ruolo del medico Alfonso Tumbarello il quale ha curato e assistito, con 137 prescrizioni, il boss che aveva assunto la falsa identità del geometra Andrea Bonafede. Da subito Tumbarello ha dichiarato di non aver mai sospettato dell’uso di un nome di comodo. Tuttavia, la sua passata presenza in una loggia massonica di Campobello di Mazara e il dubbio degli investigatori riguardo la sua credibilità, lo hanno portato all’arresto.

Un altro punto chiave dell’inchiesta riguarda il covo di Campobello di Mazara, messo a disposizione dallo stesso Bonafede. Nel covo sono state trovate molteplici tracce dell’attività clandestina del boss, come il ritrovamento di una grande quantità di denaro, indumenti femminili appartenuti alle donne frequentate da Messina Denaro, documenti e “pizzini”: uno era in una busta indirizzata alla figlia che non è mai giunto a destinazione. Di certo, non sono questi gli elementi decisivi per ricomporre la complessa rete di relazioni del boss di Castelvetrano ma servono a delineare un quadro di scambi e di contatti.

A seguito del colloquio, una delegazione dell’Fbi statunitense ha reso visita al Ros dei Carabinieri per congratularsi per l’importante risultato raggiunto contro la famosa rete mafiosa siciliana. La visita è stata anche occasione per un confronto sulle principali iniziative di cooperazione nel settore addestrativo, sulle procedure e sulle prassi tecnico-operative e nel supporto tecnico alle indagini, tra cui quello informatico e telematico.

Nella giornata di oggi, invece, il giudice si esprimerà sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dall’avvocato Giuseppe Ferro che si sta occupando della difesa di Giovanni Luppino, l’autista del boss arrestato nei pressi della clinica La Maddalena il 16 gennaio scorso.

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