giovedì, 9 Febbraio 2023

Armi a Kiev fino al 2023, passa la mozione alla Camera. Domani il decreto in Consiglio dei ministri

Mentre il decreto per continuare il supporto all'Ucraina sarà disuso in Consiglio dei Ministri nella giornata di domani, oggi 30 novembre la Camera dei Deputati ha approvato la mozione presentata dalla maggioranza.

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Il decreto che prevede il prolungamento degli aiuti per l’Ucraina sarà oggetto discussione in Consiglio dei Ministri nella giornata di domani 1° dicembre. Oggi 30 novembre, invece, è stata approvata alla Camera dei Deputati la mozione ad hoc, presentata dalla maggioranza, riguardo la fornitura di armi a Kiev fino al 2023. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso sulla questione attraverso un post su Twitter: “Presto il ministro della Difesa porterà in Consiglio dei ministri il decreto per prorogare i tempi delle decisioni già adottate, che scadono il 31 dicembre, per un’eventuale fornitura di strumenti militari all’Ucraina, naturalmente sempre previo passaggio parlamentare“.

La mozione del centrodestra sul conflitto tra Mosca e Kiev riguarda l’impegno del Governo italiano a “Sostenere le iniziative normative necessarie a prorogare fino al 31 dicembre 2023 l’autorizzazione, previo atto di indirizzo delle Camere, alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina nei termini e con le modalità stabilite dall’articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14″. Inizialmente era stato presentato un emendamento al decreto sulle missioni NATO, proprio oggi pomeriggio approvato al Senato, ma il Governo ha deciso di ritirarlo per crearne uno specifico al supporto ucraino. Tra le altre cose, il nuovo provvedimento vedrà il Governo “Promuovere e sostenere, di intesa con i partner Nato ed europei, tutte le iniziative diplomatiche volte a creare le condizioni per un negoziato di pace”, rilanciare l’Onu e continuare a sostenere il popolo ucraino, per limitare gli effetti della crisi umanitaria.

Le posizioni dei partiti

Nonostante l’approvazione da parte dei deputati, non tutti i partiti politici sono d’accordo sul nuovo provvedimento. Il leader del Movimento 5 Stelle è stato tra i primi a dichiararsi contrario, durante la votazione: “Se il Governo vuole perorare una linea guerrafondaia “armi a oltranza e zero negoziati” venga in Aula a dirlo, a metterci la faccia davanti agli italiani e a far votare il Parlamento”. L’ex premier ha inoltre dichiarato che il decreto legge sugli aiuti in Ucraina non può più essere rimandato.

Una linea più dura e accusatoria è quella del leader dell’alleanza Verdi-Sinistra, Nicola Fratoianni, che “accusa” la destra italiana di essere amica del presidente Putin, oltre a dichiarare che l’unico modo di far terminare il conflitto è un “cessate il fuoco”. “La retorica delle armi fino alla conquista della pace è retorica oltre ad essere infondata. Occorre un cambio di passo, Putin è un uomo di destra, un nazionalista di destra, i suoi amici è a destra che li dovete cercare, è lì che sono sempre stati. Un cessate il fuoco è l’unica cosa che potrebbe concludere la guerra”.

Una leggera mediazione arriva da Forza Italia e dal suo deputato, nonché vice presidente della camera, Giorgio Mulé, che a nome del partito si è detto stanco della guerra ma nonostante tutto non abbandonerà Kiev: “Che cosa credete? Ne abbiamo abbastanza anche noi della illogicità di questa guerra, chiediamo con forza che dalle Nazioni Unite all’Unione Europea continui incessante la pressione per trovare la via della pace. Arrendersi equivarrebbe a lasciare quel martirizzato popolo al suo destino, e verremmo condannati all’ergastolo“.

Il Terzo Polo invece si è detto favorevole sul continuare ad inviare armi all’Ucraina, e chiede che il Governo esprima una sua linea. A dichiararlo è stato il presidente di Italia Viva, Ettore Rosato. “Stanno bombardando non obiettivi strategici ma condomini e scuole per spezzare il popolo ucraino. Dobbiamo smettere di inviare armi? Mi sono posto più volte una domanda: ci sembra che Putin stia cercando la pace? Io penso di no. smettere di inviare armi all’Ucraina non fa finire la guerra ma fa finire l’Ucraina. C’è bisogno di tenere unito il paese su questo aspetto particolare. Il governo faccia uno sforzo di attenzione su questo passaggio“.

Durante le votazioni per la mozione, il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, ha dichiarato di voler continuare a sostenere Kiev, affermando che smettere di supportare Zelesnky, significherebbe arrendersi a Putin: “L’Italia deve proseguire nel solco di quanto fatto con grande serietà dal governo Draghi ad assistere, anche in termini difensivi, con l’invio di strumenti di difesa, il popolo ucraino smettere lo sforzo di aiuto militare a Kiev: è quello che Putin si aspetta, perché scommette sulla fatica dei parlamenti e delle pubbliche opinioni europee e occidentali”.

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