martedì, 16 Aprile 2024

Midterm 2022, l’ombra di Trump su Biden: i repubblicani vogliono chiudere il comitato sull’attacco al Campidoglio

Il prossimo 8 novembre i cittadini degli Stati Uniti saranno chiamati al voto per le elezioni di metà mandato. I repubblicani fanno leva su immigrazione e contrasto alla criminalità, mentre Biden e i democratici proseguono con l'agenda che due anni fa li ha portati a guidare il paese a stelle e strisce.

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Le elezioni che si terranno negli Stati Uniti il prossimo 8 novembre avranno un enorme impatto sulla direzione che verrà intrapresa da Washington, così come sul destino dell’inquilino della Casa Bianca e del partito che lo sostiene. Chiaramente la posizione di Joe Biden non è in pericolo, perché le elezioni di medio termine sono utili per decidere chi controllerà il Congresso, le legislature statali e gli uffici del governatore. D’altro canto però, le elezioni daranno agli elettori l’opportunità di esprimere indirettamente le loro opinioni su questi due anni di presidenza Biden e sull’operato dell’esecutivo fino a questo momento. Con l’economia yankee in difficoltà e gli elettori preoccupati per la diffusa criminalità e l’immigrazione clandestina, il verdetto potrebbe essere un duro colpo per l’attuale presidente. Inoltre, il risultato influenzerà le scelte e le pedine che poi scenderanno in campo per la campagna presidenziale del 2024, e soprattutto le probabilità che Donald Trump torni a reclamare la residenza al 1600 di Pennsylvania Ave NW, Washington, DC.

Come stanno giocando repubblicani e democratici

Tra i temi che tengono banco nell’opinione pubblica, c’è sicuramente quello legato ai diritti e all’aborto. A giugno la Corte Suprema ha annullato il diritto all’aborto tutelato dalla costituzione. Entrambi i partiti hanno già proposto nuove leggi a livello nazionale se dovessero ottenere il controllo del Congresso a metà mandato. I democratici promettono di difendere i diritti delle donne di abortire mentre i repubblicani hanno proposto un divieto nazionale di aborto dopo 15 settimane di gravidanza. Ma quello dell’aborto è solo una delle questioni su cui si sta concentrando la campagna elettorale di queste midterm e la visione di Paese tra i due partiti risulta, almeno dai proclami, agli antipodi. Se prevarranno i repubblicani, lotta all’immigrazione, diritti religiosi e contrasto alla criminalità saranno una priorità. Per i democratici, l’ambiente, l’assistenza sanitaria, il diritto di voto e il controllo delle armi continuano a rimanere in cima all’agenda.

La giustizia come strumento politico

In America, avere la maggioranza al Congresso significa avere la possibilità e il potere di avviare le indagini dei comitati. Dall’elezione di Biden a oggi, i democratici hanno limitato questa azione concentrandosi esclusivamente sull’attacco del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti nel 2021. Centinaia di persone sono state intervistate e tante sono state le  udienze in prima serata su ciò che è accaduto quel giorno, nel tentativo di scoprire cosa sapeva in anticipo Donald Trump. Un report è atteso a fine anno, ma tutto questo sembra destinato a cambiare. I repubblicani, che stanno già anticipando il controllo della Camera dei rappresentanti, vorrebbero chiudere il comitato il 6 gennaio e avviare, invece, un’audizione sui legami commerciali del figlio di Joe Biden, Hunter, con la Cina. Inoltre, il Grand Old Party vorrebbe anche esaminare le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Biden, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e le origini della pandemia di coronavirus in Cina.

Il potere di rifiutare un risultato elettorale

Come anticipato, le midterm 2022 saranno le prime elezioni federali dall’attacco del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti, quando i sostenitori di Trump hanno cercato di impedire che la vittoria elettorale di Joe Biden fosse convalidata. L’ex presidente degli Stati Uniti, anche dopo la rivolta, ha continuato a mettere in discussione i risultati di quelle elezioni e ha attivamente sostenuto i candidati repubblicani convinti che sia stato negato a Trump il secondo mandato. Molti di questi candidati, tra cui Mark Finchem in Arizona e Jim Marchant in Nevada per la segreteria di Stato e il candidato governatore Doug Mastriano in Pennsylvania, sono in corsa per incarichi in cui avranno un determinato livello di controllo sui sistemi elettorali dei loro Stati di appartenenza in vista del voto presidenziale del 2024. Queste personalità, se elette, avrebbero il potere di rifiutare la convalida dei risultati elettorali del loro stato in un’elezione ravvicinata come quella del 2024. Nel 2020, sotto la pressione di Trump per invertire alcuni dei risultati, in più stati i funzionari repubblicani non si sono piegati alle imposizioni del leader del loro partito. Ma tra due anni, le cose potrebbero andare diversamente.

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