mercoledì, 7 Dicembre 2022

Sport invernali, elezioni federali: perché lo statuto Fisi supera il limite del terzo mandato

Si svolgeranno domani, sabato 15 ottobre, le elezioni nazionali della Federazione Italiana Sport Invernali. Le modifiche apportate alla legge elettiva tra il 2018 e il 2019 che permettono di aggirare le norme Coni.

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Si svolgeranno domani, sabato 15 ottobre, le elezioni per il rinnovo dei vertici Fisi, la Federazione Italiana Sport Invernali per le quali Flavio Roda è stato dichiarato eleggibile, in virtù delle modifiche apportate alla legge elettiva tra il 2018 e il 2019. È opinione comune che lo statuto del 2019, quello dunque di riferimento per le imminenti elezioni Fisi, sia stato scritto oggettivamente male lasciando uno spazio interpretativo che in una qualsiasi legge non dovrebbe essere presente e che permette alla Federazione di superare il limite dei tre mandati per il presidente federale, contro qualsiasi indirizzo del Coni. Alla vigilia del Mondiale di Sci è inevitabile interrogarsi sul futuro della Fisi poiché, dopo la delusione del quadriennio olimpico appena chiuso, e senza ancora un epilogo nella vicenda degli sponsor Kappa-Armani, forse sarebbe il caso di iniziare a pensare al futuro di questi sport, che vede sempre più vicine le olimpiadi in casa.

La legge prevedeva un massimo di 3 mandati

Secondo lo statuto emesso nel 2018, il presidente Fisi aveva il diritto di rimanere in carica per la durata di 3 mandati, sia a livello nazionale sia regionale. Addirittura erano previsti dei vincoli di maggioranza qualificata per il terzo mandato, che ha, ovviamente, una durata di 4 anni. Inoltre, il nuovo presidente doveva essere annunciato entro e non oltre il 30 giugno dell’anno olimpico. Sin qui, nessun problema.

Il nuovo statuto, scritto oggettivamente male, lascia troppe “porte aperte”

In data 5 settembre 2019, però, è stato redatto un nuovo statuto, approvato dal Coni, e alcune parti dello statuto del 2018 sono state modificate o addirittura eliminate. In primo luogo, è stata modificata la data della “deadline” per la deliberazione del nuovo presidente, spostandola dal 30 giugno dell’anno olimpico al 15 ottobre dello stesso. Fatto che sicuramente non aiuta atleti, organizzatori e corpi militari. È stato inoltre specificato come il mandato abbia una durata quadriennale, termine pleonastico poiché si dà per scontato che un mandato abbia la durata massima di 4 anni. Aggiungendo il termine “quadriennale”, si lascia aperta una porta nel caso un mandato sia durato meno. Ed è proprio questo il caso di Flavio Roda.

Nella modifica scompare anche il chiarimento riguardante le dimissioni volontarie. Un presidente che chiude un mandato presentando le dimissioni, non poteva quindi candidarsi nuovamente al ruolo. Così facendo, si lascia intendere che un presidente possa dimettersi poco prima delle elezioni, ricandidarsi ed essere eletto di nuovo.

Perché il Coni ha approvato lo statuto? 

Sicuramente, gli esponenti del Comitato Olimpico, non si ponevano in alcuna maniera il problema che qualcuno si presentasse per un quarto mandato. Inoltre, Malagò specificò nel 2018, che i mandati venivano considerati completi una volta iniziati. Nel corso dei mesi estivi del 2022, sono state portate a termine le elezioni regionali, che hanno visto presidenti con 3 mandati alle spalle, ricandidarsi ed essere eletti per la quarta volta. L’augurio è che, nonostante i soliti tentativi italiani di tenersi stretta la “poltrona“, grande o piccola che sia, si possa trovare una soluzione volta al futuro, perché gli atleti sono un patrimonio nazionale e non un occasione di visibilità.

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