venerdì, 30 Settembre 2022

Milano-Cortina 2026, impianti e logistica: non è possibile fare peggio di Torino 2006

A poco più di 1000 giorni da Milano-Cortina 2026 ci si interroga sulla mala gestione degli impianti sorti in occasione di Torino 2006. Qualche passo avanti è stato sicuramente fatto, sarà abbastanza?

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A 20 anni dall’Olimpiade invernale di Torino 2006, a quattro anni dall’edizione 2026 Milano-Cortina, ci si domanda se è possibile fare peggio. Se parliamo di impianti e logistica, la risposta è no, non deve. Si potrebbe scrivere per ore elencando gli errori commessi prima e dopo l’ultima e unica edizione italiana della rassegna invernale a cinque cerchi, partendo dal budello costruito a Cesana “al sole” fino ad arrivare al marcito “Jumping Hotel”. Ma visto che, ormai da quasi un anno, siamo entrati nel quadriennio di Milano-Cortina 2026, proviamo a pensare positivo. 

Jumping Hotel e Budello

Prima di farlo però, è doveroso fare un passo indietro ed elencare almeno 2 degli errori commessi in occasione delle olimpiadi del 2006. Il primo su tutti è il Jumping Hotel, un albergo sorto a due passi dall’ex trampolino di Pragelato, anch’esso finito in malora poiché mai sottoposto a opere di riqualificazione e manutenzione, nonostante in passato fondi a tal proposito furono stanziati.   

Trampolino sci Pragelato
Trampolini grande e piccolo di Pragelato dismessi

Altro esempio è sicuramente il budello sorto a Cesana per l’occasione olimpica, che ospitò le gare di slittino, bob e skeleton alle Olimpiadi di Torino 2006, ha ormai chiuso i battenti da un lustro. Un impianto costato 77,5 milioni di euro, costruito appositamente per i Giochi che ha ospitato, appunto la gara olimpica vinta da Armin Zoeggeler, e una coppia di gare di Coppa del Mondo. Il motivo della chiusura fu rappresentato dagli enormi costi di manutenzione, che ovviamente non sarebbero stati tali se l’impianto fosse stato costruito con maggiore cognizione di causa. L’impianto, che come si può immaginare anche se non si è appassionati di slittino, bob e skeleton, è prevalentemente fatto di ghiaccio ed è stato costruito in una zona completamente esposta al sole che, se d’inverno può essere in qualche modo gestibile, in estate tende a sciogliersi come un gelato. L’ennesimo capolavoro logistico italiano.

Budello olimpico di Cesana Torinese

Passi avanti fatti in vista del 2026

Le Olimpiadi non sono solo due mesi in cui gli atleti delle varie discipline danno vita alla più spettacolare e antica manifestazione sportiva corale, ma dovrebbero essere anche, se non soprattutto, un’occasione per il Paese ospitante di visibilità e rinnovamento delle strutture e, laddove sia possibile, di ampliamento numerico di queste ultime per offrire migliore qualità ai movimenti delle varie discipline. 

La volontà di ristrutturare a pieno regime lo storico budello di Cortina intitolato a Eugenio Monti, il più grande “Bobbista” che l’Italia abbia mai avuto è certamente un notevole primo passo se consideriamo che più del 90% delle strutture è già esistente. Chi conosce e segue le discipline di budello sa quanto sia importante sapere di potersi allenare sulla pista olimpica; in particolar modo gli atleti dello Skeleton, per i quali conoscere la pista ha un’importanza assoluta e da non sottovalutare. Passi avanti in tal senso sono stati fatti: è infatti arrivato a servizio della squadra italiana l’allenatore tedesco Wilfried Schneider, circostanza che fa balzare la quotazione di una medaglia italiana nello Skeleton, forse anche più di una. L’unico neo è forse il ritardo con cui si è deciso di ristrutturare la pista. Per gli atleti è infatti importantissimo avere la possibilità di allenarsi sul budello olimpico, in modo da conoscere tutti i segreti di quest’ultimo quando più conterà. Chissà se avranno modo di metterci piede nel 2025. Sicuramente ad oggi le chance di una gara cosiddetta “preolimpica” nel 2025 non sono molte, ma solo il tempo dirà chi ha ragione.

RISTRUTTURAZIONE PISTA EUGENIO MONTI: IL BOB CLUB CORTINA FA CHIAREZZA.
Budello “Eugenio Monti” che verrà ristrutturato per il 2026

Palazzo del ghiaccio

Un’olimpiade in casa deve essere l’occasione di mettere in campo qualcosa in più, sicuramente in termini di medaglie, ma soprattutto in termini di strutture. L’Italia ha disperatamente bisogno di strutture, basti pensare al fatto che non c’è un vero palazzo del ghiaccio, un impianto fisso. La scelta di costruire un palazzo del ghiaccio, stabile ed efficiente tutto l’anno, in un luogo difficilissimo da raggiungere come Baselga di Pinè, non è la migliore che si potesse fare. Pensiamo a cosa avrebbe significato averlo a Milano o Torino per citare due città capillari ma anche a Padova, per fare l’esempio di una città facilmente raggiungibile da chiunque desideri intraprendere la strada del pattinaggio professionistico su ghiaccio.

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