giovedì, 19 Maggio 2022

Cercasi stagionali da Nord a Sud. Cgil: “Mai vista una busta paga in regola” Sib: “In aumento il lavoro nero”

Turni massacranti, paghe basse e spesso in nero, reddito di cittadinanza. I fattori che influiscono sulla carenza di lavoratori stagionali sono tanti. Da nord sud il ritornello è sempre lo stesso, con le dovute eccezioni.

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Cinque euro l’ora per lavorare in nero, senza alcuna responsabilità dei titolari in caso di incidente, furto o smarrimento dei guadagni di fine serata. “In quel caso, l’accordo era che dovevo restituire tutto, rimettendoci di tasca mia” spiega Tommaso, 18 anni, che ha lavorato come fattorino delle consegne in una pizzeria di Marina di Ravenna, per quasi due anni.

“Le mance non erano male, a fine turno ne usciva un bel gruzzoletto e poi era un lavoretto estivo, che ho iniziato per essere più indipendente dalla mia famiglia. Anche se lavoravo solo 4/5 ore al giorno, i turni erano abbastanza pesanti perché a Marina di Ravenna c’è sempre tanta gente, soprattutto d’estate. È vero, le condizioni lavorative non erano il massimo, ma non era altrettanto facile trovare di meglio. Ogni sera mi davano un borsello con dentro 50 euro, che erano da restituire. I responsabili del locale tenevano i conti e, come accennavo prima, se mancava qualcosa, dovevo pagare io. C’erano serate dove andavi in giro con 500/600 euro in borsa; il rischio di essere derubato o perdere parte di quei soldi era molto alto e loro se ne approfittavano. Diciamo che in giro ci sono poche alternative e tutto sommato a me è sempre andata bene. Conosco ragazzi che non sono stati pagati e a fine turno dovevano anche passare lo straccio. Per fortuna non mi è mai successo nulla, perché altrimenti i danni sarebbero stati a carico mio e della mia famiglia. È ovvio che se avessi trovato di meglio, sarei andato via molto prima” aggiunge Tommaso.

Di tutt’altro avviso è invece l’esperienza di Francesca, che ha lavorato per cinque anni come barista in un locale della movida ravennate, facendo anche gli extra al mare. “Lavoravo 9 ore al giorno, con pause sempre assicurate e un giorno di riposo settimanale – racconta Francesca – . La tariffa al mare era di 70 euro al giorno, in città un po’ meno. Avevo un regolare contratto, che rinnovavano ogni 6 mesi e ogni 3 per la stagione estiva. Alla fine lo stipendio era decoroso, portavi a casa dai 1.000 ai 1.400 euro. Probabilmente ho avuto fortuna, immagino ci siano situazioni diverse, in cui i ragazzi sono sfruttati, ma è anche vero, dall’altra parte, che oggi molti miei coetanei rifiutano il lavoro stagionale perché limitativo. In effetti, chi fa il cameriere o il barista, soprattutto negli stabilimenti balneari, deve lavorare nei weekend e per tutta l’estate, mentre magari i suoi amici escono a divertirsi e a fare serata”.

“Molto probabilmente la difficoltà nella ricerca del personale da parte del settore turistico e della ristorazione è da imputare anche a questo aspetto: sempre meno giovani hanno voglia di lavorare, anche se pagati regolarmente. Si lamentano per gli orari di lavoro, per gli stipendi ritenuti bassi. Inoltre, c’è da valutare che da noi la stagione al mare è corta. Dura solo tre mesi, quindi hai diritto ad un mese di disoccupazione e molte persone tengono conto anche di questo. Il mio ex titolare mi raccontava che se fino a 12 anni fa riceveva in media 70 curricula tra febbraio e marzo per la stagione estiva, ad oggi ne ha ricevuti solo 7. Dopo la laurea, non trovando subito lavoro, mi sono iscritta ad un corso per addetti alla ristorazione promosso da Confesercenti, che prevedeva anche un periodo di stage. Iniziato il tirocinio come barista presso questo locale, alla fine dello stage mi hanno assunta e sono rimasta per 5 anni. Il rapporto tra colleghi e datori di lavoro è sempre stato ottimo e anche oggi, che svolgo un lavoro di tutt’altro tipo, so che potrei tornare da loro se avessi bisogno di fare degli extra. Ho sempre lavorato fin da quando ero piccola, mia madre gestiva un’edicola. Ricordo che nonostante mi svegliassi presto ogni mattina e lavorassi anche nel weekend, non mi è mai mancato il tempo da dedicare agli amici. Volendo, con un po’ di organizzazione, si riesce a fare tutto, anche viversi l’estate, e comunque i sacrifici lavorativi richiesti sono solo per tre mesi” conclude Francesca.

Una cosa è certa, esperienze positive o meno, anche quest’anno, come da diversi a questa parte, si torna a parlare della difficoltà, da parte degli operatori turistico-balneari, nel reperire lavoratori stagionali. Il presidente della Cooperative Spiagge della provincia di Ravenna, Maurizio Rustignoli ha dichiarato recentemente che “il tema della carenza di organico è granitico e si ripete ogni estate. Il settore balneare ravennate soffre la carenza del 50% delle figure necessarie. E non accetto che la risposta sia non li pagate perché sono baggianate. Negli ultimi anni siamo stati costretti a rivolgerci alle agenzie interinali e a pagare quindi ancora di più. Il sistema turistico ha bisogno di tutte le figure, dal bagnino allo chef. È chiaro che fare la stagione al mare significa lavorare il sabato, la domenica e a volte anche la sera, ma sono tutte ore pagate. Chi ha veramente voglia di darsi da fare riesce a guadagnare ottimi stipendi”.

Forte è la risposta che arriva dalla Cgil, che attacca e tuona contro le associazioni di categoria. “I dati forniti dal nostro Osservatorio – spiega Cinzia Folli, referente Filcams Cgil di Ravenna – ci mostrano una realtà ben diversa, in buona parte fatta di stipendi ormai al di sotto delle tariffe sindacali e di orari di lavoro massacranti, senza giornata di riposo e con inquadramenti contrattuali, che spesso non coincidono con la mansione effettivamente svolta. Ci sono part time, che si rivelano full time, stipendi versati per metà in busta paga e per l’altra metà no. Il tema delle condizioni precarie in questo settore non è una novità, diciamo che si ripresenta ogni anno. Solo che adesso, a fronte di turni di lavoro sempre pesanti, c’è una netta diminuzione in termini di retribuzione generale. Sappiamo che ci sono anche tante aziende che lavorano bene, tuttavia, quello che posso affermare per certo, dopo tanti anni nel sindacato, è di non aver mai visto una busta paga di uno stagionale che fosse in regola. Tra mancati riposi, straordinari non pagati, contributi non versati, qualcosa manca sempre”.

E dirigendoci più a Sud, dal litorale emiliano-romagnolo a quello pugliese, appare dello stesso avviso anche Antonio Capacchione, referente del Sindacato Italiano Balneari Puglia. Per Capacchione in questi ultimi anni sul calo dell’offerta di lavoro ha notevolmente inciso il reddito di cittadinanza. “Se si percepisce un reddito stagionale, viene meno quello di cittadinanza – spiega Capacchione -, quindi molti ragazzi preferiscono non lavorare per continuare a percepire il secondo. Questo porta anche ad un aumento del lavoro in nero: gli stagionali non in regola continuano tranquillamente a ricevere il reddito di cittadinanza. Vuoi anche che spesso questi ragazzi non vogliono lavorare nel weekend, giornate fondamentali per bar, ristoranti, pizzerie e allora ecco che si assiste ad una maggiore difficoltà per le imprese di reperire forza lavoro. Su questi aspetti, è opportuno un serio ripensamento delle normative da parte dello Stato e dei sindacati. Negli ultimi anni si assiste ad una situazione paradossale: abbiamo il 28% di disoccupazione giovanile nazionale (40% al Sud) e al contempo imprese che cercano lavoratori. L’Europa dovrebbe mettere a disposizione per le Regione fondi da destinare al finanziamento dei corsi di formazione per bagnini, camerieri, baristi. Questi corsi hanno spesso costi molto elevati, che incidono tantissimo sulle famiglie. In questo modo per il singolo sarebbe più semplice acquisire una professionalità, generalmente molto richiesta dal mercato del lavoro”.

Sembra tranquillo, invece, Toni Piccinno, proprietario del Cotriero, noto locale della movida di Gallipoli: “Fortunatamente non abbiamo avuto difficoltà a trovare il personale per la nuova stagione, per adesso le risorse non mancano. Abbiamo uno staff riconfermato, con qualche new entry. So che la situazione non è facile e molti colleghi hanno difficoltà a trovare dipendenti. I ragazzi che presentano il curriculum al Cotriero, conoscono la nostra realtà e quindi sanno che bisogna lavorare soprattutto nei weekend. Diciamo che sono preparati ai turni di lavoro che richiede l’azienda”.

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