sabato, 28 Maggio 2022

Putin invade l’Ucraina, l’uomo torna indietro di cento anni

L'uomo ha dimostrato, ancora una volta, di essere il maggiore nemico di sé stesso: il conflitto in Ucraina è il fallimento dell'intera umanità. Qui non si tratta di avere torto o ragione, non si tratta di avere o meno una giustificazione.

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È il 24 febbraio 2022: una data che è già entrata nella storia, una data che nessun essere umano potrà più dimenticare. Nel ventunesimo secolo, nell’era di Internet, in piena pandemia Covid-19, l’umanità ha deciso ancora una volta di essere il principale nemico di sé stesso. Quella che, con molte probabilità, potrebbe sfociare nella tanto temuta Terza Guerra Mondiale, ha avuto inizio.

Una cosa sola distingue l’uomo dall’animale: l’intelligenza. Seppure l’uomo non abbia la velocità o la forza di gran parte degli animali, seppure non sia predisposto né a poter dominare i cieli né a poter vivere nei mari, ha sempre regnato su questo Pianeta grazie all’intelligenza. L’intelligenza che porta l’uomo a studiare, ad evolversi, a sapersi curare, ma, troppo spesso, a sapersi anche uccidere.

Il 24 febbraio, l’intera umanità si è svegliata con la notizia dell’invasione della Russia in Ucraina. Nelle menti di tanti, sono riemersi i ricordi non vissuti dell’invasione della Germania nazista in Polonia, perché siamo cresciuti con l’insegnamento di ciò che non sarebbe mai più dovuto accadere: fin dai primi anni di istruzione scolastica veniamo imboccati di sapienza storica, degli errori del passato, quelle nozioni che, studiandole, ci hanno fatto domandare “Com’è possibile che in passato l’uomo sia stato così cattivo?“, sicuri che oggi, certi avvenimenti, non si sarebbero mai potuti ripetere.

Eppure è successo, ancora una volta: l’uomo è stato così stupido dall’alto della propria intelligenza, da mandare all’aria anni di storia, anni di lotte per far sì che ciò che l’umanità avrebbe voluto eliminare definitivamente dai propri ricordi, venisse invece rammentato e tramandato ai posteri evitando che determinate cose potessero accadere ancora. Per quanto atroci quegli avvenimenti, l’uomo ha dovuto istituire giornate intere in cui riesumarne la memoria, sempre al fine unico di non farle accadere più.

Allora, se tutto questo non è bastato, cosa significa? Significa che abbiamo fallito, significa che quel briciolo di speranza che tutti hanno riposto nell’umanità è andato perso. Dall’ultima grande guerra, l’uomo è riuscito ad andare sulla luna, è riuscito ad inventare cose che mai si credeva sarebbero potute esistere, si è finalmente compreso che la scoperta e l’evoluzione non hanno limiti e si sono raggiunti livelli inimmaginabili sotto il punto di vista del progresso scientifico, tecnologico e non solo.

In un momento storico in cui si guarda al Pianeta come ad una patria universale, come ad un unico vastissimo territorio, la cui salute dipende dalle azioni dei singoli, ecco che siamo ricascati su una guerra di confine. I contenuti che vengono divulgati in queste ore, dalle esplosioni dovute agli attacchi, dai cacciabombardieri che sorvolano le città, dai territori devastatati e i civili innocenti che perdono la vita invano, per il gioco malato di qualcuno che crede di poter giostrare le vite altrui a proprio piacimento, sono il sinonimo del fallimento.

Qui non si tratta di avere torto o ragione, non si tratta di avere o meno una giustificazione. Si tratta del ritratto del fallimento dell’umanità, perché, ancora oggi, l’uomo continua ad essere l’essere più pericoloso per sé stesso, l’unico tanto intelligente quanto stupido, da poter sterminare la propria razza. E allora, se gli anni passati ad inculcare nella psiche delle genti cosa sia giusto e cosa sia sbagliato sono trascorsi invano, se l’unica cosa che adesso riusciamo a chiederci è: “Com’è possibile che oggi l’uomo sia ancora così cattivo?“, forse, è arrivato il momento di lasciare spazio al silenzio e alla riflessione, e assistere all’atroce spettacolo dell’uomo che si annienta da solo, ancora una volta.

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