giovedì, 19 Maggio 2022

Lorenzo e gli altri, le chiamano “morti bianche”. Quelle vite spezzate pesano sulla coscienza collettiva

La notizia della morte del ragazzo di appena 18 anni durante l'alternanza scuola-lavoro riapre una ferita ormai incancrenita. I governi che si sono succeduti non sembrano volersene occupare o, in altri casi, procedono a passo lento.

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“Ancora una morte sul lavoro, ma il ragazzo, appena diciottenne, un lavoro ancora non lo aveva”. È accaduto ieri pomeriggio in un’azienda di Lauzacco, in provincia di Udine. Dalla lettura della notizia in poi, la domanda continua ad essere: perché? Difficile anche solo provare a dare una risposta sensata e razionale. E allora perché scriverne se non si può esternare altro che amarezza e tristezza? Il motivo è semplice: sono persone, non tragedie prese come eventi da raccontare. Poi rimbalza la foto e dai anche un volto a quel senso di nulla che pervade la mente mentre assimili l’accaduto. Si chiamava Lorenzo e stava ultimando il percorso scolastico che gli avrebbe fornito le conoscenze necessarie per intraprendere quel lavoro, ma di colpo è tutto finito.

Persone, non numeri

Morti bianche, come se accostare la causa dell’oblio ad un colore che dà l’idea di puro, di impunito fosse più un alleggerimento dalla coscienza sulle responsabilità dello Stato che, invece, sono enormi. Continuiamo a chiamarle morti bianche, eppure sono morti che saranno piante oggi e per sempre. Da gennaio a novembre 2021 sono 1.116 le persone morte sul lavoro, di cui 234 morte nel tragitto casa-lavoro. Da tempo si parla di accelerare per quanto riguarda l’assunzione di nuovi operatori da destinare al controllo delle norme di sicurezza. I partiti si confrontino su questo, facciano propria questa battaglia perché non si può morire di lavoro, al massimo si ha diritto a vivere e a lavorare. Che siano risorse, iniziative, campagne e manifestazioni popolari. Un moto, una spinta, un vento capace di scuotere le coscienze, perché i problemi in un paese civile possono essere risolti. È una battaglia di civiltà, ma anche politica in quanto interessa tutti noi, nessuno escluso.

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