sabato, 4 Dicembre 2021

“Avrà sempre 20 anni”: il femminicidio di Vanessa Simonini, strangolata da un’ossessione

Il 7 dicembre 2009 Vanessa ha trovato la morte in riva ad un fiume, strangolata dalle mani di colui che si professava amico, in realtà ossessionato da lei.

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Oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne, torniamo indietro nel tempo di 12 anni per raccontare la storia, di vita e di morte, di Vanessa Simonini, strangolata in riva al fiume all’età di 20 anni per mano di un amico, ossessionato da lei.

Vanessa nasce il 24 gennaio del 1989 a Castelnuovo di Garfagnana, in provincia di Lucca, è una bambina tranquilla, non si lamenta e non piange mai. Figlia di padre muratore e madre sanitaria domiciliare e sorella delle gemelle Simona e Melania, cresce nell’affetto di una famiglia semplice, serena ed unita nel paese di Gallicano. La ragazza è brava a scuola, diligente e non dà nessun problema, studia e fa i compiti, si impegna e ottiene ottimi voti. È solare, ama stare insieme agli altri ed anche per questo che ha molti amici. Con loro, frequenta il bar del paese, va alle feste e vive come una qualsiasi ragazza di vent’anni senza eccessi ma godendo delle piccole cose. Proprio in una di queste serate in compagnia, Vanessa conosce Simone Baroncini, di quindici anni più grande, che ben presto si unisce alla comitiva.

L’uomo, è originario di Pisa, conduce una vita abbastanza vuota e monotona, diversa dai suoi coetanei, di lavoro costruisce gabbie per conigli per un’officina di Lucca, il che non gli consente di avere una vera e propria indipendenza economica, quindi, vive ancora a casa dei suoi genitori. Simone si trova molto più a suo agio a frequentare ragazzi e ragazze più piccoli della sua età e grazie anche alla sua macchina, conquista la simpatia dei ragazzi della comitiva iniziando a fare da “taxi“. La verità è che l’uomo è attratto da Vanessa, che però non ricambia, ma pur di starle accanto accetta il ruolo di autista, anzi, si arrabbia se qualcun altro si offre di andarla a prendere. Nonostante il rifiuto della giovane, Simone recita la parte dell’amico fidato, del confidente, mentre cerca costantemente la sua attenzione, sperando che prima o poi ceda alle sue avance. Vanessa però non lo vuole, e più di una volta si ritrova a doverlo fermare mentre le allunga le mani o le fa scenate di gelosia davanti ad altri ragazzi.

Dopo mesi di recite, false speranze e consigli, la sera di lunedì 7 dicembre 2009, per la via di una festa, nella testa di Simone scatta l’irreparabile: Vanessa deve essere sua. Quindi cambia strada, si apparta con lei e prova a palparla con insistenza, lei però lo respinge, lo graffia, lo picchia difendendosi come può, ma le mani del suo assassino si stringono intorno al suo collo, impedendole di respirare. Cerca di liberarsi, si oppone con tutte le sue forze ma la sua violenza è troppa per fermarlo. Riesce ad aprire lo sportello della macchina e a mettere fuori le gambe, cerca di divincolarsi ma lui continua a stringere fino a quando non la strangola e tra le sue mani resta un corpo senza vita. Simone inizialmente pensa sia svenuta per poi rendersi conto che è morta; decide così di montare una storia inesistente per tentare di farla franca: intorno all’1.20 di notte chiama il 112 e spiega di aver subito un’aggressione insieme alla ragazza. Lui ha un graffio sulla guancia e altri sparsi per il corpo. Prima dell’arrivo dei Carabinieri, trascina il corpo sulle rive del fiume Serchio, si fa trovare scalzo, affianco all’auto, a loro racconta in modo vago di una presunta aggressione ma, a tradirlo, ci sono troppi particolari. Viene condotto in caserma, dove, messo sotto torchio, dopo qualche ora crolla e confessa l’omicidio: ha confermato di essersi invaghito di Vanessa Simonini, di essere stato respinto e di, “perdendo la testa“, averla strangolata. Una tragedia, quella della ragazza, che ha avuto solo una piccola parte di giustizia, se tale può essere considerata: il suo assassino era stato condannato a 30 anni di carcere e quella che sembrava una piccola vittoria si è trasformata, con le attenuanti, in una grande sconfitta, perché ne dovrà scontare solo 16, mentre lei avrà vent’anni per sempre.

Vanessa non c’è più perché qualcuno ha deciso che così doveva andare. Ci aveva provato a fermarlo, ha combattuto fino al suo ultimo respiro per scappare. Lui la voleva, lei l’aveva rifiutato perché lo vedeva solo come un amico e questo lui non riusciva ad accettarlo. Ma quante altre come lei dovranno esserci ancora? La storia non insegna, Vanessa è solo una delle centinaia di donne che ogni giorno, ogni anno, muoiono in nome di una storia sbagliata, per mano di chi professava fiducia. Vanessa Simonini è morta per la colpa di non ricambiare, per la colpa di voler scegliere chi amare e con lei è morta una vita piena di sogni, speranze e progetti. Tempo fa, la sua mamma ha detto: “Vanessa non conoscerà il mondo, sarà il mondo allora, a conoscere lei” e questo è per lei e per tutte, un omaggio, un inno, un grido per dire BASTA, ma basta davvero.

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